rollo_tommasi Postato 3 Ottobre 2012 Report Postato 3 Ottobre 2012 Volkswagen che rosica? Ma per cosa? Io non sbavo per le auto tedesche ne denigro tutti i prodotti Fiat ma non esagerate... E ricordatevi di buttare l'occhio nel listino Alfa. Che qualcosa mi sembri che continui a mancare! Quote
MultiJet170 Postato 3 Ottobre 2012 Report Postato 3 Ottobre 2012 Non si tratta di esagerare, ma adesso che anche DAS segna rosso in parecchi paesi, Germania compresa, guarda caso allora si fa la pace con Marchionne. Mentre, quando disse in Europa c'è sovrapproduzione e svendendo come fa VW non serve ad altro che a ridurre i profitti e i margini già risicati, allora il desiderio era di dimissionarlo dalla carica che ha nell'associazione Europea dei produttori di auto. Che strane coincidenze ..... non trovi ? Quote
MultiJet170 Postato 3 Ottobre 2012 Report Postato 3 Ottobre 2012 Però l improvvisa pace tra Sergio e Ferdinando non vorrei che si trasformasse anche in uno scambio di regali Si potremmo regalargli la Autobianchi o la Innocenti in cambio della Ducati. :rolleyes: B) Quote
El_Ventu Postato 4 Ottobre 2012 Report Postato 4 Ottobre 2012 .... Politica energetica non c'è, riduzione della spesa pubblica a stento, evasione fiscale sempre alta, politica industriale zero,.... ed ovviamente è tutta colpa dei comunistacci lavativi della FIOM, nevvero? Certo che no, ma che proposte arrivano dalla FIOM? A parte tirare dentro VW in Italia cosa propone? Fammi l'elenco per favore... Gioia, la FIOM è un sindacato, e un sindacato fa gli interessi dei lavoratori, non deve fare proposte. E' come la Confindustria, fa i ccazzi degli industriali, chiacchiera tanto, ma poi cosa fa? Fa i ###### degli industriali. La FIOM di buono c'è che non chiacchiera, ma agisce. Quote
El_Ventu Postato 4 Ottobre 2012 Report Postato 4 Ottobre 2012 Certo in casa loro non fanno queste porcherie... ...ma la loro FIOM non sciopera per la guerra, per le pensioni, per il nucleare, per i dipendenti pubblici, per Berlusconi, per Vattalapesca! "Germania, la rinascita dell’auto un mix di tagli, dialogo e ricerca HANNO RINUNCIATO ALLE CERTEZZE DI AUMENTI GARANTITI E HANNO MESSO SUL PIATTO ANCHE LA MOBILITa’; TRA SEDI E CITTA’; PUR DI SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO A volte le notizie migliori vengono non solo grazie a rinunce e sacrifici passati, ma anche portando nuove rinunce e sacrifici. E’ quanto sta succedendo nel mondo dell’industria automobilistica tedesca, la prima in Europa e di fatto la più competitiva nel mondo. La buona notizia è il volo delle vendite delle auto made in Germany, dalle più piccole Volkswagen basso di gamma fino alle più prestigiose e ipertecnologiche Bmw, Porsche, Mercedes, Audi. Volo delle vendite, per cui ecco rinunce e sacrifici: ferie di Natale e Capodanno accorciate negli impiantichiave, turni più lunghi per rincorrere gli ordini. Il sindacato - attenti, non un sindacato qualunque, bensì la IgMetall, il sindacato più potente e temuto del mondo - ci sta senza riserve. La sua priorità è mantenere sempre attivo un dialogo permanente con il padronato, in nome della difesa dei posti di lavoro. A costo di dire addio a ogni certezza di aumenti garantiti, a costo di accettare più lavoro e più mobilità senza aumenti. Il padronato ringrazia: qui nessuno parla di un’uscita dal Bdi, la Confindustria tedesca, o da Gesamtmetall, la Federmeccanica locale. A chiederlo, tutti la trovano un’assurda ipotesi fantapolitica. Che farebbe solo male. E non delocalizza: produce anche moltissimo all’estero (Polonia, Repubblica Cèca, Slovacchia, Usa, Cina, Brasile, Sudafrica, Vietnam eccetera) ma perché deve produrre e vendere sempre di più in tutto il mondo, non per chiudere le case madri. "Se facciamo il confronto tra i numeri uno dell’auto del suo paese e del mio, caro signor corrispondente, insomma tra Fiat e Volkswagen, le differenze sono enormi. Volkswagen è riuscita da tempo a vincere e imporsi un processo di miglioramento continuo di produttività e competitività globale puntando sulla qualità e l’alto contenuto tecnologico del prodotto, e sul buon rapporto con un sindacato chiamato a cogestire sacrifici e successi, sicurezze e riforme profonde. Marchionne avrà le sue ragioni, comunque visto da qui, da noi, è un americano, non un tedesco. Il suo modello sembra puntare a più competitività semplicemente tagliando i costi. Rispetto la sua opinione, ma il nostro modello è diverso. E funziona". Nevicata siberiana su tutta la Bundesrepublik, mentre ascolto il professor Ferdinand Dudenhoeffer, docente all’università di Essen, massimo esperto in assoluto del mondo dell’auto tedesca. E’ lui il guru cui si rivolgono i media e i manager industriali, i leader politici e sindacali, insomma l’establishment del sistemapaese. "Da noi sarebbe inimmaginabile che Volkswagen uscisse dalla Confindustria, da Gesamtmetall o dalla contrattazione collettiva. Porterebbe a Vw solo problemi con le industrie dell’indotto, con i sindacati che chiederebbero ancor più soldi, con i politici che sono presenti anche nel consiglio di sorveglianza. Idee simili porterebbero solo tumultuosi disordini. Lo stesso sarebbe anche a Mercedes o Bmw. Il contratto nazionale dei lavoratori dell’auto in Germania è ancorato a quello dei metalmeccanici, ma il comparto auto è tra quelli che paga i salari di gran lunga più alti. In questi giorni la stessa Cancelliera conservatrice Angela Merkel auspica che i lavoratori partecipino di più al boom dell’auto made in Germany con aumenti retributivi, insomma un premio ad anni di grande moderazione salariale e spirito di sacrificio che hanno consentito di superare crisi durissime". La cogestione (Mitbestimmung), il dialogo sindacatiimprenditori, è un valore costitutivo della democrazia fondata a Bonn nel 1949. Ma la grande prova venne all’inizio dei Novanta, quando costi in esplosione, modelli vecchi, concorrenza asiatica sembravano incanalare l’auto made in Germany verso un declino all’italiana. Ma il modello ha saputo rinnovarsi. Il sindacato, ricorda il professor Dudenhoeffer, seppe capire che rinunce anche dure erano nell’interesse aziendale, nazionale, della società e dei lavoratori stessi. Dall’accordo salvalavoro del ’93 (orario corto e paga ridotta per evitare 30mila licenziamenti) fino alle 5.000 assunzioni a paga ridotta ma a posto sicuro per lanciare il minivan Touran producendolo in Germania e non in impianti all’estero. Problemi drammatici, nei decenni passati, se ne sono visti. Mercedes commise l’errore madornale di gettare miliardi dalla finestra rilevando Chrysler e Mitsubishi, Bmw fece lo stesso con Rover, Porsche stava per fallire. Uscire dal tunnel fu dura per tutti. Ma ogni taglio è stato negoziato, tra imprenditori che hanno sempre scommesso sui dividendi del dialogo e sindacalisti cresciuti nella cultura della concertazione del capitalismo ben temperato, il modello renano tedesco. "L’idea di cercare di uscire insieme dalle crisi è molto più radicata da noi nota Dudenhoeffer Se qualcuno qui avanzasse come Marchionne troppe richieste che suonano unilaterali, si andrebbe all’escalation, sarebbe un problema per la pace sociale che è un segreto del nostro successo. Un segreto importante come la grande moderazione salariale dei sindacati. E le vecchie mitologie come la settimana di 35 ore sono state gettate alle ortiche a tempo dalle organizzazioni operaie. Poi un cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schroeder, è riuscito con l’appoggio dei sindacati a imporre al suo partito e al paese dolorose riforme del welfare e più mobilità e flessibilità del lavoro e dei contratti. Fu una rivoluzione culturale per Spd e sindacati. Se avessimo cominciato solo oggi a incamminarci su quella strada imboccata già anni addietro, sarebbe stato troppo tardi. La globalizzazione non sta ad aspettarti come un passeggero attende l’autobus alla fermata, va avanti e basta". Nelle grandi aziende, Vw soprattutto ma anche Bmw e Mercedes, parlano di ‘comanagement’, insomma un cointeressamento del sindacato alla gestione del gruppo secondo i più efficienti criteri del capitalismo moderno e secondo i principi dello Stato sociale, spina dorsale della democrazia tedesca. Nei momenti più difficili, alla Opel come alla Porsche, sono stati spesso i leader sindacali aziendali i personaggichiave nelle scelte più dure. Non lanciando scioperi ma negoziando tagli. Da questo confronto esce male l’Italia e la sua industria dell’auto. "Confrontiamo Vw e Fiat dice Dudenhoeffer Vw è incredibilmente più forte. Negli ultimi dieci anni ha lavorato senza sosta al meglio sulla qualità del prodotto, sulla produttività (superiore di almeno il 1020% rispetto a ogni altro produttore di massa europeo), sui mercati mondiali, su grandi investimenti per tecnologia, qualità e presenza in Usa e Cina. Ha anche la fortuna di avere con Audi, e presto persino con Porsche, un marchio al livello di Bmw e Mercedes. Certo, Ferrari è perfetta ma piccola. Al confronto del peso e della ricaduta tecnologica di Audi per Vw, Alfa, Lancia o domani Chrysler mi sembra non bastino". Ci vogliono in ogni segmento di gamma prodotti ad alto contenuto tecnologico e quindi più redditizi. Tipo Golf, per intenderci. Il consumatore si fida, a New York come a Shanghai. E il circolo virtuoso spinge avanti l’auto made in Germany. Con tutti felici a bordo, padroni e sindacati." http://www.ultimissi...atto-per-lauto/ In grassetto sono le diversità di un sindacato potente tedesco rispetto a quello politicizzato italiano. Con il nuovo contratto Fiat steso da Marchionne (secondo decennio del XXI secolo) chiedeva questi sacrifici.. ..in Germania gli stessi sacrifici erano proposti dal Sindacato già dagli anni 90. E ogni cosa fatta in passato ha portato stabilità sociale oggi...e da noi? Se avevamo un Schroeder che riformava tutto il sistema pensionistico CGIL & co. avrebbe applaudito? Finchè i Sindacati sono gestiti da POLITICI che vivono di SLOGAN non si va da nessuna parte. I sindacati sono tutti da mandare a casa finchè sono politicizzati come sono ora! Quelli tedeschi sono sindacati veri, dove associano l'azienda come una grande famiglia e non una continua lotta tra padrone e operaio! Non vi rendete conto? io non dico che solo FIOM o CGIL sono così, ma anche tutti gli altri! Ripeto, un vero sindacato modello (come quello tedesco citato) tratta con l'azienda e fa proposte per mantenere i posti di lavoro, mentre i sindacati canaglie fanno scioperi controproducenti per difendere i suoi stessi sindacalisti (un esempio, Pezzotta con i "successi sindacali" è dentro nell'UDC e Cofferati con i suoi "successi sindacali" è PD ed è diventato parlamentare europeo) Vedi, il fatto è che in germania lo stato ascolta chi parla, l'azienda ascolta chi parla, e il risultato è che un operaio tedesco prende 2000€ x 14 mensilità, lavora in un ambiente pulito, può farsi un anno sabbatico, se va in gravidanza può stare a casa senza che qualcuno gli attribuisca etichette di fancazzista. Se gli cali la paga di un 20% prende 1600€, se la cali del 20% a chi già fatica ad arrivare a fine mese, è la fame. Qui in italia la fiat ha un indotto di microaziende in cui la sicurezza è quella cosa che c'è scritta sulla porta a spinta sotto le parole "uscita di", dove l'ambiente è malsano, si prendono 1000€ al mese per 13 mensilità se va bene, dove se sei donna e rimani incinta a fine maternità ti conviene licenziarti perchè se no scatta il mobbing (figliare è da traditori), se lavori in fiat mettono su dei capiturno fascisti e quindi ignoranti e filodirigenziali che pretenderebbero di trasformare una squadra di operai in un plotone... Poi c'è chi va in malattia per vedersi i mondiali, e la fiom lo sa e non li difende (tralaltro ci sono due reati dietro 'sti comportamenti, e chi è che non denuncia? L'azienda, che lo dice perchè gli fa comodo l'avere un "manganello" mediatico da dare in testa a chi pensa che ci siano operai onesti, ma che non denuncia, un finto malato e un medico accondiscendente possono andare ad allargare le fila dei barboni, per quanto mi riguarda). Questo E'. E se non ci credi, vai a vederti un pò di aziende dell'indotto, io ci lavoro in un azienda terzista, non per fiat, e vedo come va. Quote
Micio Postato 4 Ottobre 2012 Report Postato 4 Ottobre 2012 Certo in casa loro non fanno queste porcherie... ...ma la loro FIOM non sciopera per la guerra, per le pensioni, per il nucleare, per i dipendenti pubblici, per Berlusconi, per Vattalapesca! "Germania, la rinascita dell’auto un mix di tagli, dialogo e ricerca HANNO RINUNCIATO ALLE CERTEZZE DI AUMENTI GARANTITI E HANNO MESSO SUL PIATTO ANCHE LA MOBILITa’; TRA SEDI E CITTA’; PUR DI SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO A volte le notizie migliori vengono non solo grazie a rinunce e sacrifici passati, ma anche portando nuove rinunce e sacrifici. E’ quanto sta succedendo nel mondo dell’industria automobilistica tedesca, la prima in Europa e di fatto la più competitiva nel mondo. La buona notizia è il volo delle vendite delle auto made in Germany, dalle più piccole Volkswagen basso di gamma fino alle più prestigiose e ipertecnologiche Bmw, Porsche, Mercedes, Audi. Volo delle vendite, per cui ecco rinunce e sacrifici: ferie di Natale e Capodanno accorciate negli impiantichiave, turni più lunghi per rincorrere gli ordini. Il sindacato - attenti, non un sindacato qualunque, bensì la IgMetall, il sindacato più potente e temuto del mondo - ci sta senza riserve. La sua priorità è mantenere sempre attivo un dialogo permanente con il padronato, in nome della difesa dei posti di lavoro. A costo di dire addio a ogni certezza di aumenti garantiti, a costo di accettare più lavoro e più mobilità senza aumenti. Il padronato ringrazia: qui nessuno parla di un’uscita dal Bdi, la Confindustria tedesca, o da Gesamtmetall, la Federmeccanica locale. A chiederlo, tutti la trovano un’assurda ipotesi fantapolitica. Che farebbe solo male. E non delocalizza: produce anche moltissimo all’estero (Polonia, Repubblica Cèca, Slovacchia, Usa, Cina, Brasile, Sudafrica, Vietnam eccetera) ma perché deve produrre e vendere sempre di più in tutto il mondo, non per chiudere le case madri. "Se facciamo il confronto tra i numeri uno dell’auto del suo paese e del mio, caro signor corrispondente, insomma tra Fiat e Volkswagen, le differenze sono enormi. Volkswagen è riuscita da tempo a vincere e imporsi un processo di miglioramento continuo di produttività e competitività globale puntando sulla qualità e l’alto contenuto tecnologico del prodotto, e sul buon rapporto con un sindacato chiamato a cogestire sacrifici e successi, sicurezze e riforme profonde. Marchionne avrà le sue ragioni, comunque visto da qui, da noi, è un americano, non un tedesco. Il suo modello sembra puntare a più competitività semplicemente tagliando i costi. Rispetto la sua opinione, ma il nostro modello è diverso. E funziona". Nevicata siberiana su tutta la Bundesrepublik, mentre ascolto il professor Ferdinand Dudenhoeffer, docente all’università di Essen, massimo esperto in assoluto del mondo dell’auto tedesca. E’ lui il guru cui si rivolgono i media e i manager industriali, i leader politici e sindacali, insomma l’establishment del sistemapaese. "Da noi sarebbe inimmaginabile che Volkswagen uscisse dalla Confindustria, da Gesamtmetall o dalla contrattazione collettiva. Porterebbe a Vw solo problemi con le industrie dell’indotto, con i sindacati che chiederebbero ancor più soldi, con i politici che sono presenti anche nel consiglio di sorveglianza. Idee simili porterebbero solo tumultuosi disordini. Lo stesso sarebbe anche a Mercedes o Bmw. Il contratto nazionale dei lavoratori dell’auto in Germania è ancorato a quello dei metalmeccanici, ma il comparto auto è tra quelli che paga i salari di gran lunga più alti. In questi giorni la stessa Cancelliera conservatrice Angela Merkel auspica che i lavoratori partecipino di più al boom dell’auto made in Germany con aumenti retributivi, insomma un premio ad anni di grande moderazione salariale e spirito di sacrificio che hanno consentito di superare crisi durissime". La cogestione (Mitbestimmung), il dialogo sindacatiimprenditori, è un valore costitutivo della democrazia fondata a Bonn nel 1949. Ma la grande prova venne all’inizio dei Novanta, quando costi in esplosione, modelli vecchi, concorrenza asiatica sembravano incanalare l’auto made in Germany verso un declino all’italiana. Ma il modello ha saputo rinnovarsi. Il sindacato, ricorda il professor Dudenhoeffer, seppe capire che rinunce anche dure erano nell’interesse aziendale, nazionale, della società e dei lavoratori stessi. Dall’accordo salvalavoro del ’93 (orario corto e paga ridotta per evitare 30mila licenziamenti) fino alle 5.000 assunzioni a paga ridotta ma a posto sicuro per lanciare il minivan Touran producendolo in Germania e non in impianti all’estero. Problemi drammatici, nei decenni passati, se ne sono visti. Mercedes commise l’errore madornale di gettare miliardi dalla finestra rilevando Chrysler e Mitsubishi, Bmw fece lo stesso con Rover, Porsche stava per fallire. Uscire dal tunnel fu dura per tutti. Ma ogni taglio è stato negoziato, tra imprenditori che hanno sempre scommesso sui dividendi del dialogo e sindacalisti cresciuti nella cultura della concertazione del capitalismo ben temperato, il modello renano tedesco. "L’idea di cercare di uscire insieme dalle crisi è molto più radicata da noi nota Dudenhoeffer Se qualcuno qui avanzasse come Marchionne troppe richieste che suonano unilaterali, si andrebbe all’escalation, sarebbe un problema per la pace sociale che è un segreto del nostro successo. Un segreto importante come la grande moderazione salariale dei sindacati. E le vecchie mitologie come la settimana di 35 ore sono state gettate alle ortiche a tempo dalle organizzazioni operaie. Poi un cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schroeder, è riuscito con l’appoggio dei sindacati a imporre al suo partito e al paese dolorose riforme del welfare e più mobilità e flessibilità del lavoro e dei contratti. Fu una rivoluzione culturale per Spd e sindacati. Se avessimo cominciato solo oggi a incamminarci su quella strada imboccata già anni addietro, sarebbe stato troppo tardi. La globalizzazione non sta ad aspettarti come un passeggero attende l’autobus alla fermata, va avanti e basta". Nelle grandi aziende, Vw soprattutto ma anche Bmw e Mercedes, parlano di ‘comanagement’, insomma un cointeressamento del sindacato alla gestione del gruppo secondo i più efficienti criteri del capitalismo moderno e secondo i principi dello Stato sociale, spina dorsale della democrazia tedesca. Nei momenti più difficili, alla Opel come alla Porsche, sono stati spesso i leader sindacali aziendali i personaggichiave nelle scelte più dure. Non lanciando scioperi ma negoziando tagli. Da questo confronto esce male l’Italia e la sua industria dell’auto. "Confrontiamo Vw e Fiat dice Dudenhoeffer Vw è incredibilmente più forte. Negli ultimi dieci anni ha lavorato senza sosta al meglio sulla qualità del prodotto, sulla produttività (superiore di almeno il 1020% rispetto a ogni altro produttore di massa europeo), sui mercati mondiali, su grandi investimenti per tecnologia, qualità e presenza in Usa e Cina. Ha anche la fortuna di avere con Audi, e presto persino con Porsche, un marchio al livello di Bmw e Mercedes. Certo, Ferrari è perfetta ma piccola. Al confronto del peso e della ricaduta tecnologica di Audi per Vw, Alfa, Lancia o domani Chrysler mi sembra non bastino". Ci vogliono in ogni segmento di gamma prodotti ad alto contenuto tecnologico e quindi più redditizi. Tipo Golf, per intenderci. Il consumatore si fida, a New York come a Shanghai. E il circolo virtuoso spinge avanti l’auto made in Germany. Con tutti felici a bordo, padroni e sindacati." http://www.ultimissi...atto-per-lauto/ In grassetto sono le diversità di un sindacato potente tedesco rispetto a quello politicizzato italiano. Con il nuovo contratto Fiat steso da Marchionne (secondo decennio del XXI secolo) chiedeva questi sacrifici.. ..in Germania gli stessi sacrifici erano proposti dal Sindacato già dagli anni 90. E ogni cosa fatta in passato ha portato stabilità sociale oggi...e da noi? Se avevamo un Schroeder che riformava tutto il sistema pensionistico CGIL & co. avrebbe applaudito? Finchè i Sindacati sono gestiti da POLITICI che vivono di SLOGAN non si va da nessuna parte. I sindacati sono tutti da mandare a casa finchè sono politicizzati come sono ora! Quelli tedeschi sono sindacati veri, dove associano l'azienda come una grande famiglia e non una continua lotta tra padrone e operaio! Non vi rendete conto? io non dico che solo FIOM o CGIL sono così, ma anche tutti gli altri! Ripeto, un vero sindacato modello (come quello tedesco citato) tratta con l'azienda e fa proposte per mantenere i posti di lavoro, mentre i sindacati canaglie fanno scioperi controproducenti per difendere i suoi stessi sindacalisti (un esempio, Pezzotta con i "successi sindacali" è dentro nell'UDC e Cofferati con i suoi "successi sindacali" è PD ed è diventato parlamentare europeo) Vedi, il fatto è che in germania lo stato ascolta chi parla, l'azienda ascolta chi parla, e il risultato è che un operaio tedesco prende 2000€ x 14 mensilità, lavora in un ambiente pulito, può farsi un anno sabbatico, se va in gravidanza può stare a casa senza che qualcuno gli attribuisca etichette di fancazzista. Se gli cali la paga di un 20% prende 1600€, se la cali del 20% a chi già fatica ad arrivare a fine mese, è la fame. Qui in italia la fiat ha un indotto di microaziende in cui la sicurezza è quella cosa che c'è scritta sulla porta a spinta sotto le parole "uscita di", dove l'ambiente è malsano, si prendono 1000€ al mese per 13 mensilità se va bene, dove se sei donna e rimani incinta a fine maternità ti conviene licenziarti perchè se no scatta il mobbing (figliare è da traditori), se lavori in fiat mettono su dei capiturno fascisti e quindi ignoranti e filodirigenziali che pretenderebbero di trasformare una squadra di operai in un plotone... Poi c'è chi va in malattia per vedersi i mondiali, e la fiom lo sa e non li difende (tralaltro ci sono due reati dietro 'sti comportamenti, e chi è che non denuncia? L'azienda, che lo dice perchè gli fa comodo l'avere un "manganello" mediatico da dare in testa a chi pensa che ci siano operai onesti, ma che non denuncia, un finto malato e un medico accondiscendente possono andare ad allargare le fila dei barboni, per quanto mi riguarda). Questo E'. E se non ci credi, vai a vederti un pò di aziende dell'indotto, io ci lavoro in un azienda terzista, non per fiat, e vedo come va. Punto 1: Tu lavori in Fiat? Io lavoro in un'azienda terzista per grandi marche per l'abbigliamento (e non parlo di D&G e marchi fasulli) e sicuramente vedere il fatturato (quindi il lavoro) quadruplicare in due anni ha dei lati negativi sicuramente, ma mi ritengo fortunato di lavorare in questo periodo dove sono tutti col sedere all'aria. Tu hai collegato che ci sono aziende dell'indotto FIAT che sono aziende della morte? Mi spieghi cosa centra FIAT? E' il tuo capo che non si impegna a rispettare le semplici regole della sicurezza. Non trovi? Oppure vuoi dare la colpa a Fiat a prescindere e non il tuo capo perchè non vuoi rimanere a casa? La sicurezza ti dico è un tuo diritto, ma non è colpa del tuo cliente se non hai la sicurezza, anzi grazie al tuo cliente porti a casa i soldi (e il tuo capo se rischi la vita) Punto 2: in Germania, quando sono stati alla frutta e VW voleva delocalizzare all'estero, i sindacati hanno trattato (Io posto le cose ma tu non le leggi, anzi rispondi anche molto male), hanno sputato sangue ma sono riusciti a tenere la locomotiva di VW in casa e non all'estero. E adesso hanno sempre goduto di ottimi rapporti con la dirigenza (sono dentro nel consiglio) e continuano a fare scambi e trattare per guadagnare in produttività e in denaro (come tu hai ben descritto). Ma la FIOM e company hanno mai proposto qualcosa in questo periodo di crisi? (e non dico "nuovi modelli di lancio" perchè come vedì OPEL ne ha sparati fuori una marea e fa meno di Fiat) Aspetto l'elenco delle proposte... Quote
MultiJet170 Postato 4 Ottobre 2012 Report Postato 4 Ottobre 2012 Certo in casa loro non fanno queste porcherie... ...ma la loro FIOM non sciopera per la guerra, per le pensioni, per il nucleare, per i dipendenti pubblici, per Berlusconi, per Vattalapesca! "Germania, la rinascita dell’auto un mix di tagli, dialogo e ricerca HANNO RINUNCIATO ALLE CERTEZZE DI AUMENTI GARANTITI E HANNO MESSO SUL PIATTO ANCHE LA MOBILITa’; TRA SEDI E CITTA’; PUR DI SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO A volte le notizie migliori vengono non solo grazie a rinunce e sacrifici passati, ma anche portando nuove rinunce e sacrifici. E’ quanto sta succedendo nel mondo dell’industria automobilistica tedesca, la prima in Europa e di fatto la più competitiva nel mondo. La buona notizia è il volo delle vendite delle auto made in Germany, dalle più piccole Volkswagen basso di gamma fino alle più prestigiose e ipertecnologiche Bmw, Porsche, Mercedes, Audi. Volo delle vendite, per cui ecco rinunce e sacrifici: ferie di Natale e Capodanno accorciate negli impiantichiave, turni più lunghi per rincorrere gli ordini. Il sindacato - attenti, non un sindacato qualunque, bensì la IgMetall, il sindacato più potente e temuto del mondo - ci sta senza riserve. La sua priorità è mantenere sempre attivo un dialogo permanente con il padronato, in nome della difesa dei posti di lavoro. A costo di dire addio a ogni certezza di aumenti garantiti, a costo di accettare più lavoro e più mobilità senza aumenti. Il padronato ringrazia: qui nessuno parla di un’uscita dal Bdi, la Confindustria tedesca, o da Gesamtmetall, la Federmeccanica locale. A chiederlo, tutti la trovano un’assurda ipotesi fantapolitica. Che farebbe solo male. E non delocalizza: produce anche moltissimo all’estero (Polonia, Repubblica Cèca, Slovacchia, Usa, Cina, Brasile, Sudafrica, Vietnam eccetera) ma perché deve produrre e vendere sempre di più in tutto il mondo, non per chiudere le case madri. "Se facciamo il confronto tra i numeri uno dell’auto del suo paese e del mio, caro signor corrispondente, insomma tra Fiat e Volkswagen, le differenze sono enormi. Volkswagen è riuscita da tempo a vincere e imporsi un processo di miglioramento continuo di produttività e competitività globale puntando sulla qualità e l’alto contenuto tecnologico del prodotto, e sul buon rapporto con un sindacato chiamato a cogestire sacrifici e successi, sicurezze e riforme profonde. Marchionne avrà le sue ragioni, comunque visto da qui, da noi, è un americano, non un tedesco. Il suo modello sembra puntare a più competitività semplicemente tagliando i costi. Rispetto la sua opinione, ma il nostro modello è diverso. E funziona". Nevicata siberiana su tutta la Bundesrepublik, mentre ascolto il professor Ferdinand Dudenhoeffer, docente all’università di Essen, massimo esperto in assoluto del mondo dell’auto tedesca. E’ lui il guru cui si rivolgono i media e i manager industriali, i leader politici e sindacali, insomma l’establishment del sistemapaese. "Da noi sarebbe inimmaginabile che Volkswagen uscisse dalla Confindustria, da Gesamtmetall o dalla contrattazione collettiva. Porterebbe a Vw solo problemi con le industrie dell’indotto, con i sindacati che chiederebbero ancor più soldi, con i politici che sono presenti anche nel consiglio di sorveglianza. Idee simili porterebbero solo tumultuosi disordini. Lo stesso sarebbe anche a Mercedes o Bmw. Il contratto nazionale dei lavoratori dell’auto in Germania è ancorato a quello dei metalmeccanici, ma il comparto auto è tra quelli che paga i salari di gran lunga più alti. In questi giorni la stessa Cancelliera conservatrice Angela Merkel auspica che i lavoratori partecipino di più al boom dell’auto made in Germany con aumenti retributivi, insomma un premio ad anni di grande moderazione salariale e spirito di sacrificio che hanno consentito di superare crisi durissime". La cogestione (Mitbestimmung), il dialogo sindacatiimprenditori, è un valore costitutivo della democrazia fondata a Bonn nel 1949. Ma la grande prova venne all’inizio dei Novanta, quando costi in esplosione, modelli vecchi, concorrenza asiatica sembravano incanalare l’auto made in Germany verso un declino all’italiana. Ma il modello ha saputo rinnovarsi. Il sindacato, ricorda il professor Dudenhoeffer, seppe capire che rinunce anche dure erano nell’interesse aziendale, nazionale, della società e dei lavoratori stessi. Dall’accordo salvalavoro del ’93 (orario corto e paga ridotta per evitare 30mila licenziamenti) fino alle 5.000 assunzioni a paga ridotta ma a posto sicuro per lanciare il minivan Touran producendolo in Germania e non in impianti all’estero. Problemi drammatici, nei decenni passati, se ne sono visti. Mercedes commise l’errore madornale di gettare miliardi dalla finestra rilevando Chrysler e Mitsubishi, Bmw fece lo stesso con Rover, Porsche stava per fallire. Uscire dal tunnel fu dura per tutti. Ma ogni taglio è stato negoziato, tra imprenditori che hanno sempre scommesso sui dividendi del dialogo e sindacalisti cresciuti nella cultura della concertazione del capitalismo ben temperato, il modello renano tedesco. "L’idea di cercare di uscire insieme dalle crisi è molto più radicata da noi nota Dudenhoeffer Se qualcuno qui avanzasse come Marchionne troppe richieste che suonano unilaterali, si andrebbe all’escalation, sarebbe un problema per la pace sociale che è un segreto del nostro successo. Un segreto importante come la grande moderazione salariale dei sindacati. E le vecchie mitologie come la settimana di 35 ore sono state gettate alle ortiche a tempo dalle organizzazioni operaie. Poi un cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schroeder, è riuscito con l’appoggio dei sindacati a imporre al suo partito e al paese dolorose riforme del welfare e più mobilità e flessibilità del lavoro e dei contratti. Fu una rivoluzione culturale per Spd e sindacati. Se avessimo cominciato solo oggi a incamminarci su quella strada imboccata già anni addietro, sarebbe stato troppo tardi. La globalizzazione non sta ad aspettarti come un passeggero attende l’autobus alla fermata, va avanti e basta". Nelle grandi aziende, Vw soprattutto ma anche Bmw e Mercedes, parlano di ‘comanagement’, insomma un cointeressamento del sindacato alla gestione del gruppo secondo i più efficienti criteri del capitalismo moderno e secondo i principi dello Stato sociale, spina dorsale della democrazia tedesca. Nei momenti più difficili, alla Opel come alla Porsche, sono stati spesso i leader sindacali aziendali i personaggichiave nelle scelte più dure. Non lanciando scioperi ma negoziando tagli. Da questo confronto esce male l’Italia e la sua industria dell’auto. "Confrontiamo Vw e Fiat dice Dudenhoeffer Vw è incredibilmente più forte. Negli ultimi dieci anni ha lavorato senza sosta al meglio sulla qualità del prodotto, sulla produttività (superiore di almeno il 1020% rispetto a ogni altro produttore di massa europeo), sui mercati mondiali, su grandi investimenti per tecnologia, qualità e presenza in Usa e Cina. Ha anche la fortuna di avere con Audi, e presto persino con Porsche, un marchio al livello di Bmw e Mercedes. Certo, Ferrari è perfetta ma piccola. Al confronto del peso e della ricaduta tecnologica di Audi per Vw, Alfa, Lancia o domani Chrysler mi sembra non bastino". Ci vogliono in ogni segmento di gamma prodotti ad alto contenuto tecnologico e quindi più redditizi. Tipo Golf, per intenderci. Il consumatore si fida, a New York come a Shanghai. E il circolo virtuoso spinge avanti l’auto made in Germany. Con tutti felici a bordo, padroni e sindacati." http://www.ultimissi...atto-per-lauto/ In grassetto sono le diversità di un sindacato potente tedesco rispetto a quello politicizzato italiano. Con il nuovo contratto Fiat steso da Marchionne (secondo decennio del XXI secolo) chiedeva questi sacrifici.. ..in Germania gli stessi sacrifici erano proposti dal Sindacato già dagli anni 90. E ogni cosa fatta in passato ha portato stabilità sociale oggi...e da noi? Se avevamo un Schroeder che riformava tutto il sistema pensionistico CGIL & co. avrebbe applaudito? Finchè i Sindacati sono gestiti da POLITICI che vivono di SLOGAN non si va da nessuna parte. I sindacati sono tutti da mandare a casa finchè sono politicizzati come sono ora! Quelli tedeschi sono sindacati veri, dove associano l'azienda come una grande famiglia e non una continua lotta tra padrone e operaio! Non vi rendete conto? io non dico che solo FIOM o CGIL sono così, ma anche tutti gli altri! Ripeto, un vero sindacato modello (come quello tedesco citato) tratta con l'azienda e fa proposte per mantenere i posti di lavoro, mentre i sindacati canaglie fanno scioperi controproducenti per difendere i suoi stessi sindacalisti (un esempio, Pezzotta con i "successi sindacali" è dentro nell'UDC e Cofferati con i suoi "successi sindacali" è PD ed è diventato parlamentare europeo) Vedi, il fatto è che in germania lo stato ascolta chi parla, l'azienda ascolta chi parla, e il risultato è che un operaio tedesco prende 2000€ x 14 mensilità, lavora in un ambiente pulito, può farsi un anno sabbatico, se va in gravidanza può stare a casa senza che qualcuno gli attribuisca etichette di fancazzista. Se gli cali la paga di un 20% prende 1600€, se la cali del 20% a chi già fatica ad arrivare a fine mese, è la fame. Qui in italia la fiat ha un indotto di microaziende in cui la sicurezza è quella cosa che c'è scritta sulla porta a spinta sotto le parole "uscita di", dove l'ambiente è malsano, si prendono 1000€ al mese per 13 mensilità se va bene, dove se sei donna e rimani incinta a fine maternità ti conviene licenziarti perchè se no scatta il mobbing (figliare è da traditori), se lavori in fiat mettono su dei capiturno fascisti e quindi ignoranti e filodirigenziali che pretenderebbero di trasformare una squadra di operai in un plotone... Poi c'è chi va in malattia per vedersi i mondiali, e la fiom lo sa e non li difende (tralaltro ci sono due reati dietro 'sti comportamenti, e chi è che non denuncia? L'azienda, che lo dice perchè gli fa comodo l'avere un "manganello" mediatico da dare in testa a chi pensa che ci siano operai onesti, ma che non denuncia, un finto malato e un medico accondiscendente possono andare ad allargare le fila dei barboni, per quanto mi riguarda). Questo E'. E se non ci credi, vai a vederti un pò di aziende dell'indotto, io ci lavoro in un azienda terzista, non per fiat, e vedo come va. Quello che hai scritto in linea di principio potrebbe anche essere condivisibile, ma vedi, alla base di tutto c'è, OGGI, una sostanziale differenza tra i sindacati stranieri e quelli Italiani ed è che all'estero, Germania compresa, i sindacati tutelano gli interessi dei lavoratori salvaguardando anche l'impresa, spesso essendo anche coinvolti in compartecipazioni azionarie e partecipando alle scielte aziendali, mediando, accettando anche qualche compromesso per il raggiungimento dell'obiettivo finale, cioè che esistano innanzitutto i posti di lavoro e che tutti i dipendenti ne traggano il massimo beneficio indipendentemente dalle mansioni. Qui invece, si dice no a tutto, e per questioni di principio oramai anacronistiche, si è disposti anche a rischiare la chiusura totale, poi si sentono la coscienza a posto per aver condotto la trattativa per assicurare un paio di anni di mobilità o CIG. E al termine, spariscono nel nulla. Sai quante persone conosco, visto il periodo, che hanno vissuto un esperienza così ? Per esempio una signora di 58 anni, in questi giorni sta per esaurire la mobilità, L'INPS dice che con la riforma Fornero non ha ancora maturato il diritto alla pensione, i sindacati sono spariti e lei è disperata. Allora, come la mettiamo ?? Se esiste un sindacato che può risolvergli la situazione, fammi il nome che glielo segnalo immediatamente. Guarda, premesso che il sistema sindacale è meglio che esista, ovviamente, ma loro, insieme ai Politici e ad alcuni giornalisti, dovrebbero fare un bagno di umiltà e fare qualche corso di aggiornamento all'estero allo scopo di fargli capire che siamo nel 2012 e che se si guardassero in giro, scoprirebbero che le cose sono cambiate radicalmente. Te lo dice uno che fino a una decina di anni fa lavorava in una multinazionale da 350-370 dipendenti, oggi, l'azienda è sempre la stessa, ma siamo stati lentamente, ma inesorabilmente ridotti a 9 dipendenti, sai quante ne ho viste ? Non lo immagini nemmeno e i sindacati dov'erano ?? Quote
Micio Postato 5 Ottobre 2012 Report Postato 5 Ottobre 2012 Certo in casa loro non fanno queste porcherie... ...ma la loro FIOM non sciopera per la guerra, per le pensioni, per il nucleare, per i dipendenti pubblici, per Berlusconi, per Vattalapesca! "Germania, la rinascita dell’auto un mix di tagli, dialogo e ricerca HANNO RINUNCIATO ALLE CERTEZZE DI AUMENTI GARANTITI E HANNO MESSO SUL PIATTO ANCHE LA MOBILITa’; TRA SEDI E CITTA’; PUR DI SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO A volte le notizie migliori vengono non solo grazie a rinunce e sacrifici passati, ma anche portando nuove rinunce e sacrifici. E’ quanto sta succedendo nel mondo dell’industria automobilistica tedesca, la prima in Europa e di fatto la più competitiva nel mondo. La buona notizia è il volo delle vendite delle auto made in Germany, dalle più piccole Volkswagen basso di gamma fino alle più prestigiose e ipertecnologiche Bmw, Porsche, Mercedes, Audi. Volo delle vendite, per cui ecco rinunce e sacrifici: ferie di Natale e Capodanno accorciate negli impiantichiave, turni più lunghi per rincorrere gli ordini. Il sindacato - attenti, non un sindacato qualunque, bensì la IgMetall, il sindacato più potente e temuto del mondo - ci sta senza riserve. La sua priorità è mantenere sempre attivo un dialogo permanente con il padronato, in nome della difesa dei posti di lavoro. A costo di dire addio a ogni certezza di aumenti garantiti, a costo di accettare più lavoro e più mobilità senza aumenti. Il padronato ringrazia: qui nessuno parla di un’uscita dal Bdi, la Confindustria tedesca, o da Gesamtmetall, la Federmeccanica locale. A chiederlo, tutti la trovano un’assurda ipotesi fantapolitica. Che farebbe solo male. E non delocalizza: produce anche moltissimo all’estero (Polonia, Repubblica Cèca, Slovacchia, Usa, Cina, Brasile, Sudafrica, Vietnam eccetera) ma perché deve produrre e vendere sempre di più in tutto il mondo, non per chiudere le case madri. "Se facciamo il confronto tra i numeri uno dell’auto del suo paese e del mio, caro signor corrispondente, insomma tra Fiat e Volkswagen, le differenze sono enormi. Volkswagen è riuscita da tempo a vincere e imporsi un processo di miglioramento continuo di produttività e competitività globale puntando sulla qualità e l’alto contenuto tecnologico del prodotto, e sul buon rapporto con un sindacato chiamato a cogestire sacrifici e successi, sicurezze e riforme profonde. Marchionne avrà le sue ragioni, comunque visto da qui, da noi, è un americano, non un tedesco. Il suo modello sembra puntare a più competitività semplicemente tagliando i costi. Rispetto la sua opinione, ma il nostro modello è diverso. E funziona". Nevicata siberiana su tutta la Bundesrepublik, mentre ascolto il professor Ferdinand Dudenhoeffer, docente all’università di Essen, massimo esperto in assoluto del mondo dell’auto tedesca. E’ lui il guru cui si rivolgono i media e i manager industriali, i leader politici e sindacali, insomma l’establishment del sistemapaese. "Da noi sarebbe inimmaginabile che Volkswagen uscisse dalla Confindustria, da Gesamtmetall o dalla contrattazione collettiva. Porterebbe a Vw solo problemi con le industrie dell’indotto, con i sindacati che chiederebbero ancor più soldi, con i politici che sono presenti anche nel consiglio di sorveglianza. Idee simili porterebbero solo tumultuosi disordini. Lo stesso sarebbe anche a Mercedes o Bmw. Il contratto nazionale dei lavoratori dell’auto in Germania è ancorato a quello dei metalmeccanici, ma il comparto auto è tra quelli che paga i salari di gran lunga più alti. In questi giorni la stessa Cancelliera conservatrice Angela Merkel auspica che i lavoratori partecipino di più al boom dell’auto made in Germany con aumenti retributivi, insomma un premio ad anni di grande moderazione salariale e spirito di sacrificio che hanno consentito di superare crisi durissime". La cogestione (Mitbestimmung), il dialogo sindacatiimprenditori, è un valore costitutivo della democrazia fondata a Bonn nel 1949. Ma la grande prova venne all’inizio dei Novanta, quando costi in esplosione, modelli vecchi, concorrenza asiatica sembravano incanalare l’auto made in Germany verso un declino all’italiana. Ma il modello ha saputo rinnovarsi. Il sindacato, ricorda il professor Dudenhoeffer, seppe capire che rinunce anche dure erano nell’interesse aziendale, nazionale, della società e dei lavoratori stessi. Dall’accordo salvalavoro del ’93 (orario corto e paga ridotta per evitare 30mila licenziamenti) fino alle 5.000 assunzioni a paga ridotta ma a posto sicuro per lanciare il minivan Touran producendolo in Germania e non in impianti all’estero. Problemi drammatici, nei decenni passati, se ne sono visti. Mercedes commise l’errore madornale di gettare miliardi dalla finestra rilevando Chrysler e Mitsubishi, Bmw fece lo stesso con Rover, Porsche stava per fallire. Uscire dal tunnel fu dura per tutti. Ma ogni taglio è stato negoziato, tra imprenditori che hanno sempre scommesso sui dividendi del dialogo e sindacalisti cresciuti nella cultura della concertazione del capitalismo ben temperato, il modello renano tedesco. "L’idea di cercare di uscire insieme dalle crisi è molto più radicata da noi nota Dudenhoeffer Se qualcuno qui avanzasse come Marchionne troppe richieste che suonano unilaterali, si andrebbe all’escalation, sarebbe un problema per la pace sociale che è un segreto del nostro successo. Un segreto importante come la grande moderazione salariale dei sindacati. E le vecchie mitologie come la settimana di 35 ore sono state gettate alle ortiche a tempo dalle organizzazioni operaie. Poi un cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schroeder, è riuscito con l’appoggio dei sindacati a imporre al suo partito e al paese dolorose riforme del welfare e più mobilità e flessibilità del lavoro e dei contratti. Fu una rivoluzione culturale per Spd e sindacati. Se avessimo cominciato solo oggi a incamminarci su quella strada imboccata già anni addietro, sarebbe stato troppo tardi. La globalizzazione non sta ad aspettarti come un passeggero attende l’autobus alla fermata, va avanti e basta". Nelle grandi aziende, Vw soprattutto ma anche Bmw e Mercedes, parlano di ‘comanagement’, insomma un cointeressamento del sindacato alla gestione del gruppo secondo i più efficienti criteri del capitalismo moderno e secondo i principi dello Stato sociale, spina dorsale della democrazia tedesca. Nei momenti più difficili, alla Opel come alla Porsche, sono stati spesso i leader sindacali aziendali i personaggichiave nelle scelte più dure. Non lanciando scioperi ma negoziando tagli. Da questo confronto esce male l’Italia e la sua industria dell’auto. "Confrontiamo Vw e Fiat dice Dudenhoeffer Vw è incredibilmente più forte. Negli ultimi dieci anni ha lavorato senza sosta al meglio sulla qualità del prodotto, sulla produttività (superiore di almeno il 1020% rispetto a ogni altro produttore di massa europeo), sui mercati mondiali, su grandi investimenti per tecnologia, qualità e presenza in Usa e Cina. Ha anche la fortuna di avere con Audi, e presto persino con Porsche, un marchio al livello di Bmw e Mercedes. Certo, Ferrari è perfetta ma piccola. Al confronto del peso e della ricaduta tecnologica di Audi per Vw, Alfa, Lancia o domani Chrysler mi sembra non bastino". Ci vogliono in ogni segmento di gamma prodotti ad alto contenuto tecnologico e quindi più redditizi. Tipo Golf, per intenderci. Il consumatore si fida, a New York come a Shanghai. E il circolo virtuoso spinge avanti l’auto made in Germany. Con tutti felici a bordo, padroni e sindacati." http://www.ultimissi...atto-per-lauto/ In grassetto sono le diversità di un sindacato potente tedesco rispetto a quello politicizzato italiano. Con il nuovo contratto Fiat steso da Marchionne (secondo decennio del XXI secolo) chiedeva questi sacrifici.. ..in Germania gli stessi sacrifici erano proposti dal Sindacato già dagli anni 90. E ogni cosa fatta in passato ha portato stabilità sociale oggi...e da noi? Se avevamo un Schroeder che riformava tutto il sistema pensionistico CGIL & co. avrebbe applaudito? Finchè i Sindacati sono gestiti da POLITICI che vivono di SLOGAN non si va da nessuna parte. I sindacati sono tutti da mandare a casa finchè sono politicizzati come sono ora! Quelli tedeschi sono sindacati veri, dove associano l'azienda come una grande famiglia e non una continua lotta tra padrone e operaio! Non vi rendete conto? io non dico che solo FIOM o CGIL sono così, ma anche tutti gli altri! Ripeto, un vero sindacato modello (come quello tedesco citato) tratta con l'azienda e fa proposte per mantenere i posti di lavoro, mentre i sindacati canaglie fanno scioperi controproducenti per difendere i suoi stessi sindacalisti (un esempio, Pezzotta con i "successi sindacali" è dentro nell'UDC e Cofferati con i suoi "successi sindacali" è PD ed è diventato parlamentare europeo) Vedi, il fatto è che in germania lo stato ascolta chi parla, l'azienda ascolta chi parla, e il risultato è che un operaio tedesco prende 2000€ x 14 mensilità, lavora in un ambiente pulito, può farsi un anno sabbatico, se va in gravidanza può stare a casa senza che qualcuno gli attribuisca etichette di fancazzista. Se gli cali la paga di un 20% prende 1600€, se la cali del 20% a chi già fatica ad arrivare a fine mese, è la fame. Qui in italia la fiat ha un indotto di microaziende in cui la sicurezza è quella cosa che c'è scritta sulla porta a spinta sotto le parole "uscita di", dove l'ambiente è malsano, si prendono 1000€ al mese per 13 mensilità se va bene, dove se sei donna e rimani incinta a fine maternità ti conviene licenziarti perchè se no scatta il mobbing (figliare è da traditori), se lavori in fiat mettono su dei capiturno fascisti e quindi ignoranti e filodirigenziali che pretenderebbero di trasformare una squadra di operai in un plotone... Poi c'è chi va in malattia per vedersi i mondiali, e la fiom lo sa e non li difende (tralaltro ci sono due reati dietro 'sti comportamenti, e chi è che non denuncia? L'azienda, che lo dice perchè gli fa comodo l'avere un "manganello" mediatico da dare in testa a chi pensa che ci siano operai onesti, ma che non denuncia, un finto malato e un medico accondiscendente possono andare ad allargare le fila dei barboni, per quanto mi riguarda). Questo E'. E se non ci credi, vai a vederti un pò di aziende dell'indotto, io ci lavoro in un azienda terzista, non per fiat, e vedo come va. Quello che hai scritto in linea di principio potrebbe anche essere condivisibile, ma vedi, alla base di tutto c'è, OGGI, una sostanziale differenza tra i sindacati stranieri e quelli Italiani ed è che all'estero, Germania compresa, i sindacati tutelano gli interessi dei lavoratori salvaguardando anche l'impresa, spesso essendo anche coinvolti in compartecipazioni azionarie e partecipando alle scielte aziendali, mediando, accettando anche qualche compromesso per il raggiungimento dell'obiettivo finale, cioè che esistano innanzitutto i posti di lavoro e che tutti i dipendenti ne traggano il massimo beneficio indipendentemente dalle mansioni. Qui invece, si dice no a tutto, e per questioni di principio oramai anacronistiche, si è disposti anche a rischiare la chiusura totale, poi si sentono la coscienza a posto per aver condotto la trattativa per assicurare un paio di anni di mobilità o CIG. E al termine, spariscono nel nulla. Sai quante persone conosco, visto il periodo, che hanno vissuto un esperienza così ? Per esempio una signora di 58 anni, in questi giorni sta per esaurire la mobilità, L'INPS dice che con la riforma Fornero non ha ancora maturato il diritto alla pensione, i sindacati sono spariti e lei è disperata. Allora, come la mettiamo ?? Se esiste un sindacato che può risolvergli la situazione, fammi il nome che glielo segnalo immediatamente. Guarda, premesso che il sistema sindacale è meglio che esista, ovviamente, ma loro, insieme ai Politici e ad alcuni giornalisti, dovrebbero fare un bagno di umiltà e fare qualche corso di aggiornamento all'estero allo scopo di fargli capire che siamo nel 2012 e che se si guardassero in giro, scoprirebbero che le cose sono cambiate radicalmente. Te lo dice uno che fino a una decina di anni fa lavorava in una multinazionale da 350-370 dipendenti, oggi, l'azienda è sempre la stessa, ma siamo stati lentamente, ma inesorabilmente ridotti a 9 dipendenti, sai quante ne ho viste ? Non lo immagini nemmeno e i sindacati dov'erano ?? Infatti i sindacati italiani sono politicizzati fino al buus del gnao... I sindacati devono esserci, ma non possono essere delle fabbriche di politici (prettamente di sinistra), devono essere apolitici e con interessi costruttivi per l'azienda e protettivi per i lavoratori. Quote
MultiJet170 Postato 5 Ottobre 2012 Report Postato 5 Ottobre 2012 No, no , cerchiamo di uscire dagli schemi del passato, sinistra, destra, centro, ma per quanti anni volgiamo andare avanti con questo sistema ???? Guardati intorno, lo sfacelo è ovunque, le ruberie imperversano, le cifre distorte dai bilanci sono sempre più elevate e noi ancora qui a cercare di capire chi è il più colpevole, mentre se accettassimo l'assunto che sono tutti, chi più chi meno, colpevoli, risolveremmo la questione in un attino e andremmo tutti verso uno stato moderno e non verso una repubblica delle banane. Quote
rollo_tommasi Postato 7 Ottobre 2012 Report Postato 7 Ottobre 2012 Quotone da 110% per El_Ventu...Io invece lo quoto al 96/97% perché ha voluto strafare..... Poi c'è chi va in malattia per vedersi i mondiali, e la fiom lo sa e non li difende :D :lol: forte questa... Poi c'è quella di un italiano un francese un tedesco.... La FIOM come tutti i sindacati cadono proprio su quello, salvare a tutti i costi i loro tesserati... Comunque tornando al thread, considerare Marchionne un "idolo" rappresenta il capolinea del raziocinio! Basta farsi una ricerca sui suoi annunci non mantenuti proprio sui programmi Alfa per capire che quanto poco sia credibile... E non è una consolazione che sia un po' meglio di qualche suo predecessore. Quote
Crank Postato 8 Ottobre 2012 Report Postato 8 Ottobre 2012 Gioia, la FIOM è un sindacato, e un sindacato fa gli interessi dei lavoratori, non deve fare proposte. E' come la Confindustria, fa i ccazzi degli industriali, chiacchiera tanto, ma poi cosa fa? Fa i ###### degli industriali. La FIOM di buono c'è che non chiacchiera, ma agisce. Tanto per iniziare NON FA AFFATTO gli interessi dei lavoratori, ma i suoi. Punto 2, per fare gli interessi dei lavoratori DEVE fare proposte, e proposte SERIE. I sindacati servono a dare un supporto ai lavoratori, una persona che non ha i fondamenti di economia, di finanza, di diritto a chi si rivolge per avere i suoi interessi tutelati? Al sindacato, che dovrebbe proporre ai lavoratori delle vie d'uscita dalla crisi, in TEORIA. Confindustria, dal canto suo punta pure lei alla politica e poco all'economia, ma qui c'entra poco. FIOM, in conclusione parla tanto, si guadagna le paginette sui giornali, fa casino e così facendo tiene in scacco le imprese e di riflesso l'intero paese. Ma gli interessi dei lavoratori dove sarebbero tutelati? Comunque tornando al thread, considerare Marchionne un "idolo" rappresenta il capolinea del raziocinio! Basta farsi una ricerca sui suoi annunci non mantenuti proprio sui programmi Alfa per capire che quanto poco sia credibile... E non è una consolazione che sia un po' meglio di qualche suo predecessore. Personalmente non idolatro nessuno. Mi sento però di dire che sia MOLTO meglio dei suoi predecessori. Al di là dei piani di produzione che vanno e non vanno (ma fatti un giro nel topic Audi per vedere cosa fa la concorrenza) ha risollevato un'azienda zombi, ha acquistato una delle big three, è tornato nel mercato USA, è entrato in quello Cina, rimette in ordine Pomigliano (io avrei chiuso e buttato ia la chiave al posto suo, sinceramente) e chiude pure in positivo. La mia conclusione è che sia un ottimo manager, pur coi suoi pregi e difetti (ad esempio accentra troppo decisioni che spettano ad altri manager). PS: la storia del picco di assenteismo del 50% a Pomigliano in occasione delle partite della nazionale è vera, purtroppo. Quote
MultiJet170 Postato 8 Ottobre 2012 Report Postato 8 Ottobre 2012 Inoltre, molto semplicemente, oggi i treni passano velocissimi e 1 volta sola, o li acchiappi oppure li perdi. Il treno dei 20 miliardi di € bisognava prenderlo al volo e tenendo presente che quando uno investe una cifra del genere, difficilmente poi se ne va, le chiacchiera c'era tutto il tempo di farle dopo l'investimento. Oggi le condizioni d mercato sono cambiate totalmente, come dargli torto se ha frenato sugli investimenti ? Qui, nonostante tutto s continua, crisi o non crisi a denigrare il prodotto nazionale. Meno male che a settembre, qualche timido segnale d ripresa per il marchio FIAT in Italia si è notato, speriamo che sia l'inizio di un cambiamento d rotta. Quote
cristanim Postato 8 Ottobre 2012 Report Postato 8 Ottobre 2012 ..qui, più che di cieca idolatria, trattasi oramai di banale adulazione surreale ... Quote
rollo_tommasi Postato 9 Ottobre 2012 Report Postato 9 Ottobre 2012 Meno male che non sono l'unico ad avere questa impressione... Quote
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