Chrom Postato 26 Settembre 2012 Report Postato 26 Settembre 2012 Marchionne ai seimila di Fiat: "Io resto con voi" L’ad parla a quadri e dirigenti: non lasciamoci intimidire Rilancia l’orgoglio del gruppo: non arrendetevi, non siete soli Torino: Dopo settimane di polemiche, pressioni e non poche contumelie, a Torino va in scena la giornata dell’orgoglio Fiat. Una mail personalizzata di Sergio Marchionne e ieri al centro congressi del Lingotto si radunano oltre 6 mila dirigenti, quadri e impiegati. Tutti insieme appassionatamente, e diligentemente in coda per entrare nella grande sala e nelle stanze adiacenti ad ascoltare, dal vivo o su maxi schermi, le verità dell’amministratore delegato e del presidente John Elkann. "Era importante, per me e per John - dirà Marchionne dopo un’ora di intervento appassionato -, parlare con i nostri dipendenti, bombardati da informazioni completamente sballate. Ai nostri dipendenti abbiamo detto noi la verità. Questa è gente nostra e né i sindacati, né i politici o gente che fa le borse possono parlare al nostro posto". Marchionne lo chiarisce subito. L’intervista a Repubblica, il vertice con il premier Monti sabato, il discorso all’Unione Industriale di Torino lunedì, e ieri l’incontro con i dipendenti fanno parte di una strategia precisa: rispondere a un clima di ostilità e falsità che il manager italo-canadese percepisce nei confronti della Fiat. "Basta con le cose false e idiote - esordisce -, è tempo di fare chiarezza. Non posso più tollerare attacchi all’azienda. Ci chiamano “furbetti cosmopoliti”, come se girare e conoscere il mondo fosse un male". Marchionne, ancora una volta, si toglie qualche sassolino. Fa riferimento a Cesare Romiti, senza nominarlo: "Un tempo contrastava la Fiom, oggi ci va a braccetto. Siamo circondati da maestri così tanto bravi che otto anni fa la Fiat stava scomparendo". E ancora: "Basta lezioni da chi aizza la folla e poi non fa nulla e non sa che dramma sarebbe realizzare investimenti sbagliati. Va di moda denigrare le nostre auto come se fossimo ancora la Duna. Invece oggi le nostre macchine sono le più ecologiche". Introducendo l’ad, anche Elkann denuncia il clima di ostilità contro Fiat. "Quello che abbiamo subito in queste settimane in Italia non è accettabile. Le condizioni del contesto europeo sono durissime, ma noi non ci nascondiamo i problemi, li affrontiamo e cerchiamo le soluzioni". Marchionne rincara la dose. Lancia una nuova frecciata a Diego Della Valle e alla sua Tod’s. "Parla chiunque - dice -. Politici, comici, giornalisti, opinionisti, ex industriali, ex amministratori delegati e produttori di scarpe e borse". Ammette di essere stato preso dallo sconforto. "A volte mi sono chiesto se ne valga la pena. Mi sono chiesto che senso abbia fare tutto ciò per un Paese che non apprezza, che spera nei miracoli di un investitore straniero, che ci dipinge come sfruttatori e incapaci. Ma poi mi sono reso conto che chi urla non ha più ragione, ha solo più fiato". Alla platea viene riproposto il contenuto dell’incontro di sabato col presidente Monti. "Dobbiamo ripensare il modello di business al quale siamo abituati - spiega l’ad del Lingotto -. Possiamo e dobbiamo pensare al settore dell’auto in Italia con una logica diversa, orientarlo in modo differente e attrezzarlo perché diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall’Europa. Soprattutto verso gli Stati Uniti". Marchionne promette l’impegno suo e della Fiat, "ma da soli non possiamo fare tutto". Il Paese, sostiene, deve recuperare competitività internazionale: servono flessibilità e certezza del diritto nelle relazioni industriali, sostegno alle esportazioni, politiche della Bce per facilitare l’accesso al credito, condizioni di equità per tutti i costruttori europei garantite dalla Commissione di Bruxelles. La giornata dell’orgoglio, dicevamo. "Sono qui per dirvi di non arrendervi - si accalora Marchionne rivolto alla platea dei dipendenti -. Non siete soli. L’unica cosa che vi chiedo è di non mollare". L’amministratore delegato del Lingotto ripercorre e rivendica i successi ottenuti negli ultimi anni dall’azienda. Ripete più volte che la Fiat è in buona salute. Ammette che le lunghe permanenze a Detroit, alla Chrysler, possano aver generato qualche incomprensione sul suo impegno personale a Torino, alimentando un certo senso di abbandono. "L’impegno che ho preso il primo giugno del 2004 con gli azionisti, ma prima di tutto con voi - dice scandendo bene le parole -, è immutato, è vivo e forte, oggi più che mai. Non ho alcuna intenzione di abbandonarvi". -------------------------------------------------------------- Marchionne attacca Romiti: “Ha rovinato Fiat e ora va a braccetto con Fiom” TORINO - L’amministratore delegato Sergio Marchionne se la prende anche con Cesare Romiti. ”Ha lasciato la Fiat in rovina e ora va a braccetto con la Fiom”, ha detto Marchionne all’incontro con il governo. Poco prima l’attacco era stato rivolto (di nuovo) al patron di Tod’s Diego Della Valle, liquidato come un semplice produttore di “scarpe e borse”. Marchionne è tornato ad attaccare la Consob, con le sue 19 lettere su Fabbrica Italia, il “declino del Paese” , la Fiom, con le sue 70 cause alla Fiat “che non porteranno da nessuna parte”, i “populisti Susanna Camusso e Maurizio Landini., i consumatori che “non capiscono le nostre auto”. L’unica cosa che l’amministratore delegato ha chiesto davvero è stata una: “è necessario che la Commissione europea garantisca condizioni di equità per tutti i costruttori, respingendo quei tentativi (specialmente da parte tedesca) di creare condizioni più favorevoli alla propria industria, a scapito degli altri”. All’Unione europea Marchionne ha chiesto di fare attenzione a firmare “nuovi accordi di libero scambio, stringendoli solo con Paesi di reale interesse per l’industria, in modo da tutelare e proteggere questo settore, senza svenderlo ai concorrenti giapponesi o sudcoreani. Noi ci impegniamo a fare la nostra parte, ma da soli non possiamo fare tutto”, ha detto l’a.d. italo-canadese, chiedendo di “pianificare azioni, a livello italiano ed europeo, per recuperare competitività internazionale”. ---------------------------------------------------- Marchionne: non ho mai smesso di pensare a Fiat [...] Secondo il manager servono azioni che garantiscano una reale flessibilita e più certezze nelle relazioni industriali."Iniziative che riconoscano la valenza dell'export per il rilancio dell'economia del Paese, politiche - ha spiegato Marchionne - da parte della Bce per facilitare l'accesso al credito. "Possiamo e dobbiamo pensare al settore dell'auto in Italia con una logica diversa orientandolo in modo differente e attrezzarlo perchè diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall'Europa che per noi vuol dire soprattutto verso gli Stati Uniti" ha detto l'amministratore delegato. "Negli ultimi quattro anni - ha detto Marchionne - ho viaggiato spesso tra l'Italia e gli Stati Uniti e ho passato molto tempo in Chrysler. Sarei un ingenuo se non mi fossi accorto che questo ha generato, anche internamente, un certo stato d'animo. Tutti eravate abituati a una guida sempre presente. E poi, all'improvviso, una settimana c'era e quella dopo stava a 7.000 chilometri di distanza. So che sono nati dubbi, dentro l'azienda e che li avete condivisi con i vostri colleghi. Dubbi sul mio impegno personale in Fiat e in Italia, timori che il mio ufficio di Detroit possa diventare quello principale. Questi pensieri possono avere alimentato un certo senso di abbandono. Vi ho voluto incontrare anche per questo. Non ho mai smesso di occuparmi della Fiat e non ho intenzione di farlo. L'impegno che ho preso il primo giugno 2004, con gli azionisti ma prima di tutto con voi, e' immutato, e' vivo e forte, oggi più che mai". Marchionne ha spiegato che era necessario andare di frequente negli Usa "perchè dovevamo rimettere in moto Chrysler in tempi record. Era necessario a tutti quanti perchè' il nostro futuro e' garantito da questa alleanza". E' necessario che la Commissione europea garantisca equità per tutti i costruttori respingendo quei tentativi, specialmente da parte tedesca, di creare condizioni più favorevoli alla propria industria". "Questa e' gente nostra, ne' i sindacati, i politici e la gente che fa le borse" possono parlare al nostro posto. Questo e quanto!... Quote
Micio Postato 26 Settembre 2012 Report Postato 26 Settembre 2012 Certo in casa loro non fanno queste porcherie... ...ma la loro FIOM non sciopera per la guerra, per le pensioni, per il nucleare, per i dipendenti pubblici, per Berlusconi, per Vattalapesca! "Germania, la rinascita dell’auto un mix di tagli, dialogo e ricerca HANNO RINUNCIATO ALLE CERTEZZE DI AUMENTI GARANTITI E HANNO MESSO SUL PIATTO ANCHE LA MOBILITa’; TRA SEDI E CITTA’; PUR DI SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO A volte le notizie migliori vengono non solo grazie a rinunce e sacrifici passati, ma anche portando nuove rinunce e sacrifici. E’ quanto sta succedendo nel mondo dell’industria automobilistica tedesca, la prima in Europa e di fatto la più competitiva nel mondo. La buona notizia è il volo delle vendite delle auto made in Germany, dalle più piccole Volkswagen basso di gamma fino alle più prestigiose e ipertecnologiche Bmw, Porsche, Mercedes, Audi. Volo delle vendite, per cui ecco rinunce e sacrifici: ferie di Natale e Capodanno accorciate negli impiantichiave, turni più lunghi per rincorrere gli ordini. Il sindacato - attenti, non un sindacato qualunque, bensì la IgMetall, il sindacato più potente e temuto del mondo - ci sta senza riserve. La sua priorità è mantenere sempre attivo un dialogo permanente con il padronato, in nome della difesa dei posti di lavoro. A costo di dire addio a ogni certezza di aumenti garantiti, a costo di accettare più lavoro e più mobilità senza aumenti. Il padronato ringrazia: qui nessuno parla di un’uscita dal Bdi, la Confindustria tedesca, o da Gesamtmetall, la Federmeccanica locale. A chiederlo, tutti la trovano un’assurda ipotesi fantapolitica. Che farebbe solo male. E non delocalizza: produce anche moltissimo all’estero (Polonia, Repubblica Cèca, Slovacchia, Usa, Cina, Brasile, Sudafrica, Vietnam eccetera) ma perché deve produrre e vendere sempre di più in tutto il mondo, non per chiudere le case madri. "Se facciamo il confronto tra i numeri uno dell’auto del suo paese e del mio, caro signor corrispondente, insomma tra Fiat e Volkswagen, le differenze sono enormi. Volkswagen è riuscita da tempo a vincere e imporsi un processo di miglioramento continuo di produttività e competitività globale puntando sulla qualità e l’alto contenuto tecnologico del prodotto, e sul buon rapporto con un sindacato chiamato a cogestire sacrifici e successi, sicurezze e riforme profonde. Marchionne avrà le sue ragioni, comunque visto da qui, da noi, è un americano, non un tedesco. Il suo modello sembra puntare a più competitività semplicemente tagliando i costi. Rispetto la sua opinione, ma il nostro modello è diverso. E funziona". Nevicata siberiana su tutta la Bundesrepublik, mentre ascolto il professor Ferdinand Dudenhoeffer, docente all’università di Essen, massimo esperto in assoluto del mondo dell’auto tedesca. E’ lui il guru cui si rivolgono i media e i manager industriali, i leader politici e sindacali, insomma l’establishment del sistemapaese. "Da noi sarebbe inimmaginabile che Volkswagen uscisse dalla Confindustria, da Gesamtmetall o dalla contrattazione collettiva. Porterebbe a Vw solo problemi con le industrie dell’indotto, con i sindacati che chiederebbero ancor più soldi, con i politici che sono presenti anche nel consiglio di sorveglianza. Idee simili porterebbero solo tumultuosi disordini. Lo stesso sarebbe anche a Mercedes o Bmw. Il contratto nazionale dei lavoratori dell’auto in Germania è ancorato a quello dei metalmeccanici, ma il comparto auto è tra quelli che paga i salari di gran lunga più alti. In questi giorni la stessa Cancelliera conservatrice Angela Merkel auspica che i lavoratori partecipino di più al boom dell’auto made in Germany con aumenti retributivi, insomma un premio ad anni di grande moderazione salariale e spirito di sacrificio che hanno consentito di superare crisi durissime". La cogestione (Mitbestimmung), il dialogo sindacatiimprenditori, è un valore costitutivo della democrazia fondata a Bonn nel 1949. Ma la grande prova venne all’inizio dei Novanta, quando costi in esplosione, modelli vecchi, concorrenza asiatica sembravano incanalare l’auto made in Germany verso un declino all’italiana. Ma il modello ha saputo rinnovarsi. Il sindacato, ricorda il professor Dudenhoeffer, seppe capire che rinunce anche dure erano nell’interesse aziendale, nazionale, della società e dei lavoratori stessi. Dall’accordo salvalavoro del ’93 (orario corto e paga ridotta per evitare 30mila licenziamenti) fino alle 5.000 assunzioni a paga ridotta ma a posto sicuro per lanciare il minivan Touran producendolo in Germania e non in impianti all’estero. Problemi drammatici, nei decenni passati, se ne sono visti. Mercedes commise l’errore madornale di gettare miliardi dalla finestra rilevando Chrysler e Mitsubishi, Bmw fece lo stesso con Rover, Porsche stava per fallire. Uscire dal tunnel fu dura per tutti. Ma ogni taglio è stato negoziato, tra imprenditori che hanno sempre scommesso sui dividendi del dialogo e sindacalisti cresciuti nella cultura della concertazione del capitalismo ben temperato, il modello renano tedesco. "L’idea di cercare di uscire insieme dalle crisi è molto più radicata da noi nota Dudenhoeffer Se qualcuno qui avanzasse come Marchionne troppe richieste che suonano unilaterali, si andrebbe all’escalation, sarebbe un problema per la pace sociale che è un segreto del nostro successo. Un segreto importante come la grande moderazione salariale dei sindacati. E le vecchie mitologie come la settimana di 35 ore sono state gettate alle ortiche a tempo dalle organizzazioni operaie. Poi un cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schroeder, è riuscito con l’appoggio dei sindacati a imporre al suo partito e al paese dolorose riforme del welfare e più mobilità e flessibilità del lavoro e dei contratti. Fu una rivoluzione culturale per Spd e sindacati. Se avessimo cominciato solo oggi a incamminarci su quella strada imboccata già anni addietro, sarebbe stato troppo tardi. La globalizzazione non sta ad aspettarti come un passeggero attende l’autobus alla fermata, va avanti e basta". Nelle grandi aziende, Vw soprattutto ma anche Bmw e Mercedes, parlano di ‘comanagement’, insomma un cointeressamento del sindacato alla gestione del gruppo secondo i più efficienti criteri del capitalismo moderno e secondo i principi dello Stato sociale, spina dorsale della democrazia tedesca. Nei momenti più difficili, alla Opel come alla Porsche, sono stati spesso i leader sindacali aziendali i personaggichiave nelle scelte più dure. Non lanciando scioperi ma negoziando tagli. Da questo confronto esce male l’Italia e la sua industria dell’auto. "Confrontiamo Vw e Fiat dice Dudenhoeffer Vw è incredibilmente più forte. Negli ultimi dieci anni ha lavorato senza sosta al meglio sulla qualità del prodotto, sulla produttività (superiore di almeno il 1020% rispetto a ogni altro produttore di massa europeo), sui mercati mondiali, su grandi investimenti per tecnologia, qualità e presenza in Usa e Cina. Ha anche la fortuna di avere con Audi, e presto persino con Porsche, un marchio al livello di Bmw e Mercedes. Certo, Ferrari è perfetta ma piccola. Al confronto del peso e della ricaduta tecnologica di Audi per Vw, Alfa, Lancia o domani Chrysler mi sembra non bastino". Ci vogliono in ogni segmento di gamma prodotti ad alto contenuto tecnologico e quindi più redditizi. Tipo Golf, per intenderci. Il consumatore si fida, a New York come a Shanghai. E il circolo virtuoso spinge avanti l’auto made in Germany. Con tutti felici a bordo, padroni e sindacati." http://www.ultimissi...atto-per-lauto/ In grassetto sono le diversità di un sindacato potente tedesco rispetto a quello politicizzato italiano. Con il nuovo contratto Fiat steso da Marchionne (secondo decennio del XXI secolo) chiedeva questi sacrifici.. ..in Germania gli stessi sacrifici erano proposti dal Sindacato già dagli anni 90. E ogni cosa fatta in passato ha portato stabilità sociale oggi...e da noi? Se avevamo un Schroeder che riformava tutto il sistema pensionistico CGIL & co. avrebbe applaudito? Finchè i Sindacati sono gestiti da POLITICI che vivono di SLOGAN non si va da nessuna parte. I sindacati sono tutti da mandare a casa finchè sono politicizzati come sono ora! Quelli tedeschi sono sindacati veri, dove associano l'azienda come una grande famiglia e non una continua lotta tra padrone e operaio! Non vi rendete conto? io non dico che solo FIOM o CGIL sono così, ma anche tutti gli altri! Ripeto, un vero sindacato modello (come quello tedesco citato) tratta con l'azienda e fa proposte per mantenere i posti di lavoro, mentre i sindacati canaglie fanno scioperi controproducenti per difendere i suoi stessi sindacalisti (un esempio, Pezzotta con i "successi sindacali" è dentro nell'UDC e Cofferati con i suoi "successi sindacali" è PD ed è diventato parlamentare europeo) Quote
Maxetto Postato 26 Settembre 2012 Report Postato 26 Settembre 2012 Marchionne ai seimila di Fiat: "Io resto con voi" L’ad parla a quadri e dirigenti: non lasciamoci intimidire Rilancia l’orgoglio del gruppo: non arrendetevi, non siete soli Torino: Dopo settimane di polemiche, pressioni e non poche contumelie, a Torino va in scena la giornata dell’orgoglio Fiat. Una mail personalizzata di Sergio Marchionne e ieri al centro congressi del Lingotto si radunano oltre 6 mila dirigenti, quadri e impiegati. Tutti insieme appassionatamente, e diligentemente in coda per entrare nella grande sala e nelle stanze adiacenti ad ascoltare, dal vivo o su maxi schermi, le verità dell’amministratore delegato e del presidente John Elkann. "Era importante, per me e per John - dirà Marchionne dopo un’ora di intervento appassionato -, parlare con i nostri dipendenti, bombardati da informazioni completamente sballate. Ai nostri dipendenti abbiamo detto noi la verità. Questa è gente nostra e né i sindacati, né i politici o gente che fa le borse possono parlare al nostro posto". Marchionne lo chiarisce subito. L’intervista a Repubblica, il vertice con il premier Monti sabato, il discorso all’Unione Industriale di Torino lunedì, e ieri l’incontro con i dipendenti fanno parte di una strategia precisa: rispondere a un clima di ostilità e falsità che il manager italo-canadese percepisce nei confronti della Fiat. "Basta con le cose false e idiote - esordisce -, è tempo di fare chiarezza. Non posso più tollerare attacchi all’azienda. Ci chiamano “furbetti cosmopoliti”, come se girare e conoscere il mondo fosse un male". Marchionne, ancora una volta, si toglie qualche sassolino. Fa riferimento a Cesare Romiti, senza nominarlo: "Un tempo contrastava la Fiom, oggi ci va a braccetto. Siamo circondati da maestri così tanto bravi che otto anni fa la Fiat stava scomparendo". E ancora: "Basta lezioni da chi aizza la folla e poi non fa nulla e non sa che dramma sarebbe realizzare investimenti sbagliati. Va di moda denigrare le nostre auto come se fossimo ancora la Duna. Invece oggi le nostre macchine sono le più ecologiche". Introducendo l’ad, anche Elkann denuncia il clima di ostilità contro Fiat. "Quello che abbiamo subito in queste settimane in Italia non è accettabile. Le condizioni del contesto europeo sono durissime, ma noi non ci nascondiamo i problemi, li affrontiamo e cerchiamo le soluzioni". Marchionne rincara la dose. Lancia una nuova frecciata a Diego Della Valle e alla sua Tod’s. "Parla chiunque - dice -. Politici, comici, giornalisti, opinionisti, ex industriali, ex amministratori delegati e produttori di scarpe e borse". Ammette di essere stato preso dallo sconforto. "A volte mi sono chiesto se ne valga la pena. Mi sono chiesto che senso abbia fare tutto ciò per un Paese che non apprezza, che spera nei miracoli di un investitore straniero, che ci dipinge come sfruttatori e incapaci. Ma poi mi sono reso conto che chi urla non ha più ragione, ha solo più fiato". Alla platea viene riproposto il contenuto dell’incontro di sabato col presidente Monti. "Dobbiamo ripensare il modello di business al quale siamo abituati - spiega l’ad del Lingotto -. Possiamo e dobbiamo pensare al settore dell’auto in Italia con una logica diversa, orientarlo in modo differente e attrezzarlo perché diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall’Europa. Soprattutto verso gli Stati Uniti". Marchionne promette l’impegno suo e della Fiat, "ma da soli non possiamo fare tutto". Il Paese, sostiene, deve recuperare competitività internazionale: servono flessibilità e certezza del diritto nelle relazioni industriali, sostegno alle esportazioni, politiche della Bce per facilitare l’accesso al credito, condizioni di equità per tutti i costruttori europei garantite dalla Commissione di Bruxelles. La giornata dell’orgoglio, dicevamo. "Sono qui per dirvi di non arrendervi - si accalora Marchionne rivolto alla platea dei dipendenti -. Non siete soli. L’unica cosa che vi chiedo è di non mollare". L’amministratore delegato del Lingotto ripercorre e rivendica i successi ottenuti negli ultimi anni dall’azienda. Ripete più volte che la Fiat è in buona salute. Ammette che le lunghe permanenze a Detroit, alla Chrysler, possano aver generato qualche incomprensione sul suo impegno personale a Torino, alimentando un certo senso di abbandono. "L’impegno che ho preso il primo giugno del 2004 con gli azionisti, ma prima di tutto con voi - dice scandendo bene le parole -, è immutato, è vivo e forte, oggi più che mai. Non ho alcuna intenzione di abbandonarvi". -------------------------------------------------------------- Marchionne attacca Romiti: “Ha rovinato Fiat e ora va a braccetto con Fiom” TORINO - L’amministratore delegato Sergio Marchionne se la prende anche con Cesare Romiti. ”Ha lasciato la Fiat in rovina e ora va a braccetto con la Fiom”, ha detto Marchionne all’incontro con il governo. Poco prima l’attacco era stato rivolto (di nuovo) al patron di Tod’s Diego Della Valle, liquidato come un semplice produttore di “scarpe e borse”. Marchionne è tornato ad attaccare la Consob, con le sue 19 lettere su Fabbrica Italia, il “declino del Paese” , la Fiom, con le sue 70 cause alla Fiat “che non porteranno da nessuna parte”, i “populisti Susanna Camusso e Maurizio Landini., i consumatori che “non capiscono le nostre auto”. L’unica cosa che l’amministratore delegato ha chiesto davvero è stata una: “è necessario che la Commissione europea garantisca condizioni di equità per tutti i costruttori, respingendo quei tentativi (specialmente da parte tedesca) di creare condizioni più favorevoli alla propria industria, a scapito degli altri”. All’Unione europea Marchionne ha chiesto di fare attenzione a firmare “nuovi accordi di libero scambio, stringendoli solo con Paesi di reale interesse per l’industria, in modo da tutelare e proteggere questo settore, senza svenderlo ai concorrenti giapponesi o sudcoreani. Noi ci impegniamo a fare la nostra parte, ma da soli non possiamo fare tutto”, ha detto l’a.d. italo-canadese, chiedendo di “pianificare azioni, a livello italiano ed europeo, per recuperare competitività internazionale”. ---------------------------------------------------- Marchionne: non ho mai smesso di pensare a Fiat [...] Secondo il manager servono azioni che garantiscano una reale flessibilita e più certezze nelle relazioni industriali."Iniziative che riconoscano la valenza dell'export per il rilancio dell'economia del Paese, politiche - ha spiegato Marchionne - da parte della Bce per facilitare l'accesso al credito. "Possiamo e dobbiamo pensare al settore dell'auto in Italia con una logica diversa orientandolo in modo differente e attrezzarlo perchè diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall'Europa che per noi vuol dire soprattutto verso gli Stati Uniti" ha detto l'amministratore delegato. "Negli ultimi quattro anni - ha detto Marchionne - ho viaggiato spesso tra l'Italia e gli Stati Uniti e ho passato molto tempo in Chrysler. Sarei un ingenuo se non mi fossi accorto che questo ha generato, anche internamente, un certo stato d'animo. Tutti eravate abituati a una guida sempre presente. E poi, all'improvviso, una settimana c'era e quella dopo stava a 7.000 chilometri di distanza. So che sono nati dubbi, dentro l'azienda e che li avete condivisi con i vostri colleghi. Dubbi sul mio impegno personale in Fiat e in Italia, timori che il mio ufficio di Detroit possa diventare quello principale. Questi pensieri possono avere alimentato un certo senso di abbandono. Vi ho voluto incontrare anche per questo. Non ho mai smesso di occuparmi della Fiat e non ho intenzione di farlo. L'impegno che ho preso il primo giugno 2004, con gli azionisti ma prima di tutto con voi, e' immutato, e' vivo e forte, oggi più che mai". Marchionne ha spiegato che era necessario andare di frequente negli Usa "perchè dovevamo rimettere in moto Chrysler in tempi record. Era necessario a tutti quanti perchè' il nostro futuro e' garantito da questa alleanza". E' necessario che la Commissione europea garantisca equità per tutti i costruttori respingendo quei tentativi, specialmente da parte tedesca, di creare condizioni più favorevoli alla propria industria". "Questa e' gente nostra, ne' i sindacati, i politici e la gente che fa le borse" possono parlare al nostro posto. Questo e quanto!... E mi pare che basti per zittire i filo crucchi. Quote
Schema28 Postato 26 Settembre 2012 Report Postato 26 Settembre 2012 Oltre 6 mila dirigenti e quadri???? ma chi costruisce auto alla fiat? quando la fiat andava bene marchionne era bravo solo lui (andava bene fino a quano c'eran gli incentivi,che premiavano la auto a minor emissioni,dove la fiat è molto presente),ora che vende poco,mentre altre case vendono ancora,è colpa del sistema..... Quote
numanese Postato 26 Settembre 2012 Report Postato 26 Settembre 2012 Ma dai, a volte si chiede se ne vale la pena di essere il super mega manager della fiat. SI Sergio 17 MILIONI di euro nel 2011, ne vale la pena... Ha invitato dirigenti e quadri perché se invitava gli operai, lo lapidavano con le sue stesse chiavi che vengono impugnate ogni giorno in catena... i consumatori che “non capiscono le nostre auto”. ma vai a cagher.. Quote
MultiJet170 Postato 27 Settembre 2012 Report Postato 27 Settembre 2012 Oltre 6 mila dirigenti e quadri???? ma chi costruisce auto alla fiat? quando la fiat andava bene marchionne era bravo solo lui (andava bene fino a quano c'eran gli incentivi,che premiavano la auto a minor emissioni,dove la fiat è molto presente),ora che vende poco,mentre altre case vendono ancora,è colpa del sistema..... Guarda che la FIAT, intesa come una multinazionale presente nei 2 emisferi, non è mai andata così bene. Casomai c'è un problema Europeo e ancora di più Italiano, ma la crisi del settore auto, chi più chi meno, la stanno pagando tutti. Quote
MultiJet170 Postato 27 Settembre 2012 Report Postato 27 Settembre 2012 Ma dai, a volte si chiede se ne vale la pena di essere il super mega manager della fiat. SI Sergio 17 MILIONI di euro nel 2011, ne vale la pena... Ha invitato dirigenti e quadri perché se invitava gli operai, lo lapidavano con le sue stesse chiavi che vengono impugnate ogni giorno in catena... i consumatori che “non capiscono le nostre auto”. ma vai a cagher.. Mentre invece i TOP MANAGER delle: VW, BMW, Mercedes e chi più ne più ne metta, lavorano GRATIS o al massimo per 2000 €/mese. Quote
156JTD Postato 27 Settembre 2012 Author Report Postato 27 Settembre 2012 Oltre 6 mila dirigenti e quadri???? ma chi costruisce auto alla fiat? quando la fiat andava bene marchionne era bravo solo lui (andava bene fino a quano c'eran gli incentivi,che premiavano la auto a minor emissioni,dove la fiat è molto presente),ora che vende poco,mentre altre case vendono ancora,è colpa del sistema..... Guarda che la FIAT, intesa come una multinazionale presente nei 2 emisferi, non è mai andata così bene. Casomai c'è un problema Europeo e ancora di più Italiano, ma la crisi del settore auto, chi più chi meno, la stanno pagando tutti. Oltretutto appartengono al gruppo Fiat tante società che ruotano attorno alla decina di marchi automobilistici. Quote
Chrom Postato 1 Ottobre 2012 Report Postato 1 Ottobre 2012 Molto interessante... Marchionne e il “libro-paga” Volkswagen L’amministratore delegato della Fiat aveva chiesto a “chi è a libro paga dei tedeschi” di dir loro che l’Alfa Romeo non è in vendita. Ma a chi si riferiva Marchionne? L’INNESCO - Si direbbe proprio che i problemi veri non bastino, che occorra sempre completare il quadro con un po’ di polemica. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (foto qui sopra), parlando all’assemblea degli industriali torinesi ha affrontato anche il tema della tanto ventilata vendita dell’Alfa Romeo alla Volkswagen. Nell’affermare per l’ennesima volta che la Fiat non è intenzionata a vendere, Marchionne si è rivolto alla platea affermando: “a quelli tra di voi che sono sul libro paga di Wolfsburg (sede della Volkswagen), chiedo gentilmente di ribadire ai vostri proprietari tedeschi un concetto semplice e chiaro: l’Alfa Romeo non è in vendita”. IL LIBRO PAGA è . “UN VENTICELLO” - Sennonché di fronte a Marchionne c’erano anche parecchi giornalisti, tra cui Massimo Mucchetti che sulle pagine del Corriere della Sera è spesso critico nei confronti della Fiat e di Marchionne. In molti si sono chiesti a chi si riferiva Marchionne, avanzando l’ipotesi che il suo obiettivo fosse appunto il giornalista del Corriere che sostiene l’opportunità della vendita dell’Alfa Romeo, anche acconsentendo alla richiesta della Volkswagen di avere non solo il marchio ma anche uno stabilimento di produzione in Italia. LA SMENTITA - Il gioco all’indovinello su chi era l’obiettivo di Marchionne è andato avanti qualche giorno e ieri sera alle 19,06 - in “area telegiornali della sera” - l’agenzia Ansa ha riportato le parole di un portavoce della Fiat (non identificato) che hanno smentito l’ipotesi del riferimento a Mucchetti. Per la precisione la notizia dell’Ansa dice così: “L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non si riferiva al giornalista Massimo Mucchetti quando, lunedì scorso, all'assemblea degli industriali di Torino ha parlato di persone "sul libro paga di Wolfsburg" ma a "un noto industriale torinese che lavora per la Volkswagen". Lo afferma un portavoce del Lingotto. Marchionne, facendo riferimento al fatto che l'Alfa Romeo non è in vendita - sottolinea il Lingotto - ha detto testualmente “a quelli tra di voi che sono sul libro paga di Wolfsburg chiedo.”. Questa frase - ricostruisce il Lingotto - ha ingenerato un grosso equivoco. Qualcuno ha pensato, e il TG di La7 ne ha anche parlato, che si riferisse al giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. “Non è assolutamente così. Marchionne - conclude il portavoce della Fiat - pensava invece ad un noto industriale torinese che lavora per la Volkswagen”. ANCHE IN DIALETTO - Nel parlare dell’ipotesi della cessione dell’Alfa Romeo alla Volkswagen - riportata d’attualità da Ferdinand Piech, del consiglio di sorveglianza del gruppo VW e soprattutto grande azionista della casa tedesca, che ha reiterato il suo interesse per l’affare - Marchionne ha voluto concludere con un detto popolare, addirittura in dialetto piemontese: “Monsu’ Piech, lassa perde, va cantè ’nt n’autra curt” (signor Piech, lascia perdere, va a cantare in un altro cortile.”. Non a caso. SOLO RIFERIMENTI, NIENTE NOMI - Senonché la smentita della Fiat è stata ripresa da Enrico Mentana che subito, nel suo telegiornale della sera, è andato più in là del riferimento a “un noto industriale torinese che lavora per la Volkswagen” e ha fatto nome e cognome, sostenendo che il riferimento era a Giorgetto Giugiaro (nella foto). La cosa evidentemente non ha riscontro in quanto affermato all’Ansa dal portavoce della Fiat, ma tant’è, Mentana lo ha detto. E bisogna dire che a dar forza alla cosa certo c’è il fatto che Giugiaro, oltre che essere il grande designer che tutti conoscono, è anche l’imprenditore creatore dell’Italdesign che da due anni è proprietà del gruppo Volkswagen; e Marchionne appunto ha parlato di “proprietari”. Sicuramente in Piemonte ci sono parecchie aziende che lavorano per la Volkswagen, ma oltre alla Italdesign, ce ne sono altre che sono “proprietà” della casa tedesca? Quote
MultiJet170 Postato 1 Ottobre 2012 Report Postato 1 Ottobre 2012 Molto interessante... Marchionne e il “libro-paga” Volkswagen L’amministratore delegato della Fiat aveva chiesto a “chi è a libro paga dei tedeschi” di dir loro che l’Alfa Romeo non è in vendita. Ma a chi si riferiva Marchionne? L’INNESCO - Si direbbe proprio che i problemi veri non bastino, che occorra sempre completare il quadro con un po’ di polemica. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (foto qui sopra), parlando all’assemblea degli industriali torinesi ha affrontato anche il tema della tanto ventilata vendita dell’Alfa Romeo alla Volkswagen. Nell’affermare per l’ennesima volta che la Fiat non è intenzionata a vendere, Marchionne si è rivolto alla platea affermando: “a quelli tra di voi che sono sul libro paga di Wolfsburg (sede della Volkswagen), chiedo gentilmente di ribadire ai vostri proprietari tedeschi un concetto semplice e chiaro: l’Alfa Romeo non è in vendita”. IL LIBRO PAGA è . “UN VENTICELLO” - Sennonché di fronte a Marchionne c’erano anche parecchi giornalisti, tra cui Massimo Mucchetti che sulle pagine del Corriere della Sera è spesso critico nei confronti della Fiat e di Marchionne. In molti si sono chiesti a chi si riferiva Marchionne, avanzando l’ipotesi che il suo obiettivo fosse appunto il giornalista del Corriere che sostiene l’opportunità della vendita dell’Alfa Romeo, anche acconsentendo alla richiesta della Volkswagen di avere non solo il marchio ma anche uno stabilimento di produzione in Italia. LA SMENTITA - Il gioco all’indovinello su chi era l’obiettivo di Marchionne è andato avanti qualche giorno e ieri sera alle 19,06 - in “area telegiornali della sera” - l’agenzia Ansa ha riportato le parole di un portavoce della Fiat (non identificato) che hanno smentito l’ipotesi del riferimento a Mucchetti. Per la precisione la notizia dell’Ansa dice così: “L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non si riferiva al giornalista Massimo Mucchetti quando, lunedì scorso, all'assemblea degli industriali di Torino ha parlato di persone "sul libro paga di Wolfsburg" ma a "un noto industriale torinese che lavora per la Volkswagen". Lo afferma un portavoce del Lingotto. Marchionne, facendo riferimento al fatto che l'Alfa Romeo non è in vendita - sottolinea il Lingotto - ha detto testualmente “a quelli tra di voi che sono sul libro paga di Wolfsburg chiedo.”. Questa frase - ricostruisce il Lingotto - ha ingenerato un grosso equivoco. Qualcuno ha pensato, e il TG di La7 ne ha anche parlato, che si riferisse al giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. “Non è assolutamente così. Marchionne - conclude il portavoce della Fiat - pensava invece ad un noto industriale torinese che lavora per la Volkswagen”. ANCHE IN DIALETTO - Nel parlare dell’ipotesi della cessione dell’Alfa Romeo alla Volkswagen - riportata d’attualità da Ferdinand Piech, del consiglio di sorveglianza del gruppo VW e soprattutto grande azionista della casa tedesca, che ha reiterato il suo interesse per l’affare - Marchionne ha voluto concludere con un detto popolare, addirittura in dialetto piemontese: “Monsu’ Piech, lassa perde, va cantè ’nt n’autra curt” (signor Piech, lascia perdere, va a cantare in un altro cortile.”. Non a caso. SOLO RIFERIMENTI, NIENTE NOMI - Senonché la smentita della Fiat è stata ripresa da Enrico Mentana che subito, nel suo telegiornale della sera, è andato più in là del riferimento a “un noto industriale torinese che lavora per la Volkswagen” e ha fatto nome e cognome, sostenendo che il riferimento era a Giorgetto Giugiaro (nella foto). La cosa evidentemente non ha riscontro in quanto affermato all’Ansa dal portavoce della Fiat, ma tant’è, Mentana lo ha detto. E bisogna dire che a dar forza alla cosa certo c’è il fatto che Giugiaro, oltre che essere il grande designer che tutti conoscono, è anche l’imprenditore creatore dell’Italdesign che da due anni è proprietà del gruppo Volkswagen; e Marchionne appunto ha parlato di “proprietari”. Sicuramente in Piemonte ci sono parecchie aziende che lavorano per la Volkswagen, ma oltre alla Italdesign, ce ne sono altre che sono “proprietà” della casa tedesca? E' un grande, non c'è nulla da aggiungere, però ...... però ........ a pensarci meglio, io potrei suggerirgliene degli altri. B) Quote
156JTD Postato 1 Ottobre 2012 Author Report Postato 1 Ottobre 2012 Ma dici di gentaglia sul das libro paghen ? I das rosicon? Quote
MultiJet170 Postato 1 Ottobre 2012 Report Postato 1 Ottobre 2012 Ja, in particolare: il trio rescanen ! Quote
Chrom Postato 2 Ottobre 2012 Report Postato 2 Ottobre 2012 Auto: Ghosn, Marchionne resta presidente Acea. Distensione dei rapporti tra Fiat e Volkswagen Si distendono gli animi al Salone di Parigi. All’uscita della riunione dell’Acea, Carlos Ghosn, numero uno di Renault-Nissan, ha dichiarato che non ci sarà nessun cambio al vertice dell’associazione: Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, rimarrà presidente. L'annuncio arriva dopo i recenti scontri consumati tra il top manager e Volkswagen e dopo che ieri lo stesso Marchionne aveva minacciato l'uscita della società torinese dall'associazione qualora il consiglio direttivo avesse chiesto le sue dimissioni, dopo la disputa sulla sovraproduttivita' degli stabilimenti europei. Scontri quest'ultimi con la casa tedesca che sembrano anche questi essersi risolti nella capitale francese. L'Ad del Lingotto, uscendo insieme all'amministratore delegato del colosso teutonico, Martin Winterkorn, dalla riunione dei costruttori europei ha detto che i due hanno risolti i contrasti e che ora sono buoni amici. Della serie: man kann nicht alles haben... Quote
Maxetto Postato 2 Ottobre 2012 Report Postato 2 Ottobre 2012 Auto: Ghosn, Marchionne resta presidente Acea. Distensione dei rapporti tra Fiat e Volkswagen Si distendono gli animi al Salone di Parigi. All’uscita della riunione dell’Acea, Carlos Ghosn, numero uno di Renault-Nissan, ha dichiarato che non ci sarà nessun cambio al vertice dell’associazione: Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, rimarrà presidente. L'annuncio arriva dopo i recenti scontri consumati tra il top manager e Volkswagen e dopo che ieri lo stesso Marchionne aveva minacciato l'uscita della società torinese dall'associazione qualora il consiglio direttivo avesse chiesto le sue dimissioni, dopo la disputa sulla sovraproduttivita' degli stabilimenti europei. Scontri quest'ultimi con la casa tedesca che sembrano anche questi essersi risolti nella capitale francese. L'Ad del Lingotto, uscendo insieme all'amministratore delegato del colosso teutonico, Martin Winterkorn, dalla riunione dei costruttori europei ha detto che i due hanno risolti i contrasti e che ora sono buoni amici. Della serie: man kann nicht alles haben... Bella figura ci cacca ha fatto vag con le inutili minacce delle dimissioni di Marchionne. Quote
156JTD Postato 3 Ottobre 2012 Author Report Postato 3 Ottobre 2012 Però l improvvisa pace tra Sergio e Ferdinando non vorrei che si trasformasse anche in uno scambio di regali Quote
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