massicre64 Postato 12 Ottobre 2006 Author Report Postato 12 Ottobre 2006 magari far capire loro che ognuno di noi puo' trovarsi in questa condizione certo, e credo che tutti loro abbiano avuto intorno un malato terminale, di SLA, di cancro, di HIV o quant'altro...ma finkè si resta fissati nella convinzione che la vita appartenga a Dio e non a noi non si cava un ragno dal buco... io personalmente ho ormai smesso di incavolarmi su certi discorsi...sono stufo di provare a demolire questo muro a testate... anche io infatti..........mi chiedo pure il senso di questo topic.......tanto chi è convinto dell'eutanasia leggendolo nn puo' che concordare su quello che è stato detto, mentre altri che non vi hanno nemmeno partecipato o perché non interessati al problema ( chissa' perché poi) o perché convinti che sia sbagliata lo hanno ignorato completamente Quote
monellaccio Postato 12 Ottobre 2006 Report Postato 12 Ottobre 2006 il "me ne frego" non paga mai...la storia insegna Quote
massicre64 Postato 13 Ottobre 2006 Author Report Postato 13 Ottobre 2006 il "me ne frego" non paga mai...la storia insegna e che c'entra? ho detto questo? mi sono solo ricollegato al tuo post precedente......anche io mi sono stancato di prendere il muro a testate Quote
massicre64 Postato 13 Ottobre 2006 Author Report Postato 13 Ottobre 2006 Leggevo proprio stamattina un'articolo su Don Verzè fondatore del San Raffaele che raccontava di un caso che aveva vissuto negli anni settanta, quando un suo amico che era attaccato ad un respiratore artificiale gli chiese di essere staccato da esso e lui lo accontento'.Don Verzè ha detto nell'intervista che se una persona vive cosi', solo grazie alle macchine e chiede lucidamente di essere staccata, è giusto farlo, diventa un atto d'amore, un gesto cristiano e non è eutanasia.Quando la persona, è cosciente e chiede di porre fine alle sue sofferenze è un atto giusto, ben diverso prosegue Don Verzè dal caso di Terry Schiavo che non poteva esprimersi. Penso che sia una testimonianza importante, che non è stata data rilevanza appropriata. Quote
monellaccio Postato 13 Ottobre 2006 Report Postato 13 Ottobre 2006 il "me ne frego" non paga mai...la storia insegna e che c'entra? ho detto questo? mi sono solo ricollegato al tuo post precedente......anche io mi sono stancato di prendere il muro a testate la mia frase era rivolta a chi essendo contrario all'eutanasia non ha avuto gli attributi di venirlo qui a dire ed a dire un perchè Leggevo proprio stamattina un'articolo su Don Verzè fondatore del San Raffaele che raccontava di un caso che aveva vissuto negli anni settanta, quando un suo amico che era attaccato ad un respiratore artificiale gli chiese di essere staccato da esso e lui lo accontento'.Don Verzè ha detto nell'intervista che se una persona vive cosi', solo grazie alle macchine e chiede lucidamente di essere staccata, è giusto farlo, diventa un atto d'amore, un gesto cristiano e non è eutanasia.Quando la persona, è cosciente e chiede di porre fine alle sue sofferenze è un atto giusto, ben diverso prosegue Don Verzè dal caso di Terry Schiavo che non poteva esprimersi. Penso che sia una testimonianza importante, che non è stata data rilevanza appropriata. eccerto che è stata oscurata una testimonianza simile....sarebbe stato un pugno sul naso di chi in nome della vita-donodidio è contrario a questo... che poi...se anche la vita fosse un dono...una volta che me l'han donata io posso farci ciò che mi pare...o no??? Quote
Dakar Postato 13 Ottobre 2006 Report Postato 13 Ottobre 2006 . che poi...se anche la vita fosse un dono...una volta che me l'han donata io posso farci ciò che mi pare...o no??? La vita è nostra. La viviamo noi, sulla nostra pelle. Ci appartiene in toto. E ognuno di noi può e deve disporre di essa come meglio crede. Ti do ragione. Come la do a Wolf. Sarà egoismo il nostro?.... Io credo che concedere a chunque il diritto di decidere e di agire sia solo altruismo. Perchè per tutti, e ribadisco per tutti, arriva, prima o poi, il momento in cui ci troviamo faccia a faccia con la sofferenza e il dolore. Sarà debolezza la mia. Ma non voglio veder soffrire (come ho visto) una persona che amo. Così come, un giorno, non vorrei soffrire io. Vigliacca?......Può darsi. Ma cosciente di quello che desidero,. Quote
Dakar Postato 13 Ottobre 2006 Report Postato 13 Ottobre 2006 devo aver sparato un bel po' di kazzate se ti ho fatto ridere così.... Quote
monellaccio Postato 13 Ottobre 2006 Report Postato 13 Ottobre 2006 devo aver sparato un bel po' di kazzate se ti ho fatto ridere così.... nemmeno x idea....era la dura chiarezza d'idee che mi ha rallegrato... Quote
massicre64 Postato 17 Dicembre 2006 Author Report Postato 17 Dicembre 2006 Il Tribunale civile di Roma riconosce il diritto a chiedere l'interruzione della terapia ma rileva il vuoto legislativo, vale a dire la spina della macchina non puo' essere staccata senza che i politici facciano una legge in materia........ come al solito in questi giorni assistiamo al triste e direi anche irritante pellegrinaggio di molti politici, che fanno vedere di essere dalla parte di Welby ma poi con fatti non gli importa nulla di lui e di altri come lui, scaricando la responsabilita' ai magistrati i quali sanno bene, come i poltici di non poter intervenire, senza una legislazione in materia........ Quote
monellaccio Postato 17 Dicembre 2006 Report Postato 17 Dicembre 2006 la lettera di Welby a Napolitano Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell’Associazione Coscioni Caro Presidente, scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese. Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita. La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina. Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà. Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte. La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”. L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro. In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna. Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente. Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza. Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui. Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico. Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto. Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui. Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi. Piergiorgio Welby la risposta della serie "poverino...ma chi se ne frega" di Napolitano Caro Welby, ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l’appello che lei ha voluto pubblicamente rivolgermi. Ne sono stato toccato e colpito come persona e come Presidente. Lei ha mostrato piena comprensione della natura e dei limiti del ruolo che il Parlamento mi ha chiamato ad assolvere, secondo il dettato e lo spirito della nostra Costituzione. Penso che tra le mie responsabilità vi sia quella di ascoltare con la più grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono. E quindi raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. Esso può rappresentare un’occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessità sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più. Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento. Con sentimenti di rinnovata partecipazione, Giorgio Napolitano Quote
pelicella Postato 21 Dicembre 2006 Report Postato 21 Dicembre 2006 è morto Welby, vergogna a chi non l'ha aiutato...... ora tutti si sentiranno piu' tranquilli, al prossimo caso Quote
pelicella Postato 21 Dicembre 2006 Report Postato 21 Dicembre 2006 importante mi sembra un primo passo della Chiesa sull'accanimento terapeutico, cito un articolo di un intervista del Cardinale Barragan poco prima della morte di Welby Vaticano:"Si può staccare la spina" Barragan: legge definisca accanimento Se l'uso della macchina che aiuta a respirare Piergiorgio Welby viene definito dai medici un ''accanimento terapeutico'', allora ''si può staccare la spina''. Per il cardinale Barragan, ministro della Salute del Vaticano,''I medici dovranno dire se la macchina che aiuta a respirare Welby è inutile o sproporzionata; se la risposta medica e' positiva diventa accanimento terapeutico", che per Barragan dovrebbe essere definito per legge. Secondo Barragan, dunque, occorre definire con precisione cosa significa "accanimento terapeutico" per arginare i possibili sconfinamenti in cui si potrebbe incorrere con una legge sul testamento biologico. "Penso - ha affermato a margine di un Convegno organizzato in occasione della giornata Mondiale dell'Aids - che l'accanimento terapeutico si possa definire per legge in genere, specificando pero' che non lo si proibisce ma non lo si impone". La posizione della Chiesa, illustrata dal cardinale messicano e' che "non si deve penalizzare quel medico o quell'operatore sanitario che non usi l'accanimento terapeutico: se la famiglia o il paziente vogliono l'accanimento terapeutico, non e' un peccato, ma non deve essere obbligato". "Una legge - ha aggiunto il card. Barragan - si puo' fare, specialmente collegata al testamento biologico. Ognuno di noi puo' fare un testamento in cui dice: quando arrivo alla tappa terminale magari non saro' cosciente ma non voglio l'accanimento". Il ministro vaticano della Salute ha sottolineato che cosi' ha fatto Giovanni Paolo II: "Quando alla fine gli hanno detto: 'La portiamo al Gemelli', lui ha chiesto: 'Che cosa mi fareste, qualcosa per guarirmi?'. 'No non si puo", e' stata la risposta. 'E allora lasciatemi qui', ha detto lui. Ha rinunciato - e' stata la conclusione di Barragan - a quello che sarebbe quindi ognuno di noi potrebbe scegliere se accettare le cure comunque o rifiutarle, speriamo che qualocsa si smuova ma dubito...... Quote
pelicella Postato 21 Dicembre 2006 Report Postato 21 Dicembre 2006 Welby, medico ha staccato la spina Radicali: atto di disobbedienza civile Il medico Mario Riccio ha affermato di aver aiutato a morire Piergiorgio Welby, staccandogli la spina del respiratore e aiutandolo a non soffrire. La notizia è confermata anche da alcuni esponenti del Partito Radicale, che parlano di un "atto di disobbedienza civile". Welby, 60 anni, era malato da quaranta di distrofia muscolare e reclamava da tempo il diritto a morire. Riccio è un anestesista in servizio all'ospedale di Cremona. Il medico rischia 15 anni "Ho accettato la sua volontà di morire" ha detto Riccio nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Il medico ha quindi spiegato di aver staccato la spina e di aver fatto in modo che Welby non soffrisse. Il decesso è avvenuto alle 23.59 di mercoledì 20 dicembre. Mario Riccio è anestesista all’ospedale maggiore di Cremona e medico della Consulta di Bioetica di Milano: ora rischia l'incriminazione per omicidio colposo che potrebbe costargli 15 anni di carcere. Quote
SognandoilBusso Postato 21 Dicembre 2006 Report Postato 21 Dicembre 2006 la vita è un qualcosa riconducibile ad uno schema razionale per come si crea, si svolge e per come finisce? oppure le variabili dell'umana condizioni sono tante e tali da esulare completamente da uno schema razionale? per questo dico si all'eutanasia se espressa volontariamente a mente lucida o come testamento biologico ma assolutamente no all'aborto perchè la vita è molto di piu di un medico che dice che "sei ancora vivo" o che si arroga il diritto di dire che un feto non è vita prima di 3 mesi. Quote
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