Jump to content

Nuova violenza nel mondo del calcio


Post consigliati

Postato

alfo, tu che te ne intendi e conosci bene la legge, perdonami l'ignoranza. oggi ho sentito la conferma di indagine verso il poliziotto per omicidio volontario. scusami, ma io (lo dico da ignorante in materia) non lo capisco. Premesso che se è vero quello che i testimoni riferiscono l'agente varebbe sparato ad altezza d'uomo, secondo me l'accusa sarebbe per una sorta di negligenza. insomma, detto alla buona, 'sto poliziotto avrebbe fatto una caxxata sparando ad altezza d'uomo, ma personalmente (e non sono l'unico credo.....) escludo l'omicidio volontario, ovvero il poliziotto non ha mirato a gabriele per accopparlo. Insomma, sarebbe negligenza, omicidio colposo, quello che vuoi, ma volontario, tecnicamente parlando, non è troppo?

Ti ripeto, sono ignorante in merito, perdonami per la banalità della domanda....

  • Risposte 54
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

Postato

:D Salve,forse non sono molto titolato in questioni di legge ed altro, però sono pienamente d'accordo con te, come volontario presto servizio in ambulanza ed in mezzo al macello per le partite purtroppo mi ci sono trovato, e posso dire che nella bolgia che si crea non si riesce più a ragionare con lucidità, eventuali corsi di addestramento aiutano ma non risolvono, però forse poteva ragionare un pochettini di più l'Agente, inoltre un'arma è sempre un'arma, ed un proiettile quando parte non lo puoi sicuramente fermare, ma sparare per intimorire ad altezza d'uomo è veramente troppo, che poi i media hanno voluto per forza fare lo scoop è evidente, fa più notizia un tifoso che segue la squadra che un incidente, è come le "stragi del sabato sera" fanno più baccano di un incidente di tutti i giorni, ma la gente seguita a morire anche durante la settimana, forse oltre che una bella riforma del calcio, sarebbe da fare una bella riforma della stampa, sembra che ormai esistano pochi buoni giornalisti e parecchi strilloni.

Comunque sono solidale con tutte e due le famiglie che si trovano a vivere un brutto dramma.

Postato
alfo, tu che te ne intendi e conosci bene la legge, perdonami l'ignoranza. oggi ho sentito la conferma di indagine verso il poliziotto per omicidio volontario. scusami, ma io (lo dico da ignorante in materia) non lo capisco. Premesso che se è vero quello che i testimoni riferiscono l'agente varebbe sparato ad altezza d'uomo, secondo me l'accusa sarebbe per una sorta di negligenza. insomma, detto alla buona, 'sto poliziotto avrebbe fatto una caxxata sparando ad altezza d'uomo, ma personalmente (e non sono l'unico credo.....) escludo l'omicidio volontario, ovvero il poliziotto non ha mirato a gabriele per accopparlo. Insomma, sarebbe negligenza, omicidio colposo, quello che vuoi, ma volontario, tecnicamente parlando, non è troppo?

Ti ripeto, sono ignorante in merito, perdonami per la banalità della domanda....

 

Qui si entra in tecnicismi un tantino complicati quindi ogni ipotesi sarebbe azzardata, come azzardato mi pare il tam tam dei media che magari non hanno approfondito la questione "tecnica".

Infatti in realtà non esistono solo la colpa e il dolo ma anche due forme intermedie: la colpa cosciente e il dolo eventuale.

La prima si riferisce al caso di un comportamento coscientemente antigiuridico nel senso in cui il soggetto sa che sta tenendo un comportamento POTENZIALMENTE pericoloso, ma è convinto di essere talmente bravo da non causare il danno.

Il secondo invece si riferisce a un comportamento antigiuridico secondo il quale, benchè il soggetto sia cosciente di quello che fa, vede il danno a una terza persona come un fatto eventuale non direttamente voluto ma del quale accetta il rischio.(entrambi i casi potrebbero benissimo essere riferiti a chi corre in auto, per fare un esempio).

Direi che mi pare alquanto improbabile che l'attuale capo di accusa di omicidio volontario possa andare oltre una di queste due forme in quanto è palese che L'agente di Polizia non voleva di certo colpire il povero Gabriele (che se dormiva in auto sicuramente non sarà neanche stato visto dall'agente), ma al massimo, e non è neanche detto, avrà mirato all'auto che si allontanava sgommando per tentare di fermarla ritenendo che fosse coinvolta nella rapina.

Il come volesse fermarla non può essere escusso più di tanto in quanto qualunque psicologo potrà in aula confermare che in quelle frazioni di secondo agisci con automatismi o con ragionamenti parziali: purtroppo non hai tempo per pensare auna catena razionale di eventi (auto troppo distante per pensare a un colpo non "random") o vari articoli e codicilli di legge.

E' comunque altrettanto palese la voluta superficialità con la quale i media trattano questi tecnicismi perchè l'importante è fare la notizia più "scoopposa" possibile: proprio come quando parlano sdegnati del giudice che scarcera l'indacato pur sapendo che solo per pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento prove è ammessa la carcerazione preventiva (al giudizio definitivo).

Ti racconto una cosa che mi capitò quando facevo servizio a Verbania: io e altri due colleghi, entrambi espertissimi con almeno 15 anni di servizio alle spalle, stiamo monitorando alcune persone e dei negozi perchè l'istinto ci diceva che c'era quel non so che che non quadrava.

All'improvviso vediamo uscire di corsa da uno di quei negozi un noto tossico e dietro, sanguinante, il supposto titolare dell'esercizio commerciale.

Immediatamente cominciamo a corrrere (armi alla mano, naturalmente...visto che non sai di che si tratta e non vuoi lasciarci la pelle) verso il tossico ma dopo qualche secondo uno dei due colleghi si inginocchia e va in puntamento con l'arma....

Meno male che l'altro collega (io continuavo a correre), a quanto poi mi ha detto, gli ha urlato: "Aleeeeeee, fermooooooo..." altrimenti avrebbe accopato un tossico sparandogli alle spalle...o addirittura me se mi trovavo in linea di tiro.

Si tratta di un collega espertissimo che aveva dato più volte prova di sangue freddo e di equilibrio mentale, eppure....

Certo, visto da chi non ha mai provato ad operare sotto botte improvvise di stress e di adrenalina, è facile pensare: "sei selezionato psicologicamente, sei addestrato, allora...."

Magari!

Il mio principale timore, sinceramente, non è di farmi male fisicamente, ma di equivocare una situazione a posteriori magari limpida o di avere un "annebbiamento" e di rovinarmi per sempre.

Postato

da repubblica online

 

 

 

La ricostruzione definitiva del Viminale sulla domenica maledetta

così Sandri e i suoi amici aggredirono i tifosi juventini

"C'erano sassi nelle tasche di Gabriele

in autogrill i laziali fecero un agguato"

Prima l'assalto con i coltelli in nove contro tre, poi i colpi di mazza sull'auto

 

di CARLO BONINI

 

 

Gli inquirenti alla stazione di servizio di Badia al Pino

ROMA - Sostiene il Dipartimento della Pubblica sicurezza che, alle 9.15 di domenica mattina, alla stazione di servizio Badia al Pino est, l'agente Luigi Spaccarotella ha volontariamente indirizzato il tiro della sua pistola di ordinanza sulla Renault Scenic su cui viaggiava Gabriele Sandri. Sostiene il Dipartimento della Pubblica sicurezza che i tifosi della Lazio che con Sandri viaggiavano hanno raccontato una storia monca, almeno ad uso pubblico. Erano in nove - otto uomini e una donna - su due macchine. Non in cinque, su una sola auto. E quando il colpo assassino è partito, "Gabbo" non stava dormendo. Perché dai suoi indumenti, nell'obitorio di Arezzo, sarebbero saltati fuori due sassi "verosimilmente" caricati alla partenza da Roma. Con i suoi compagni - sostiene ancora il Dipartimento - aveva appena perso la "preda" di quegli istanti. Cinque romani, tifosi della Juventus diretti a Parma, circondati e aggrediti con coltelli, fibbie, biglie, sassi, ombrelli. Inseguiti fin nell'abitacolo della Mercedes nera classe A con cui erano arrivati all'autogrill seguendo lo stesso tratto di autostrada delle due macchine di laziali. Una Renault Scenic (su cui viaggiava Sandri) e una Renault Clio.

 

Ieri, al capo della Polizia Antonio Manganelli è stata dunque consegnata da chi, tra i suoi funzionari, ha lavorato all'indagine, quella che viene proposta come "la ricostruzione definitiva" dei fatti che sono costati la vita a Gabriele Sandri. E se è una ricostruzione corretta, l'intera sequenza di quel mattino va riscritta. Per l'omicidio, resta ferma la sola e inescusabile responsabilità di chi ha cancellato una vita, sparando ad altezza d'uomo. L'agente Spaccarotella. Al contrario, vanno raccontate da capo le mosse di tutti gli altri protagonisti di quel mattino. Otto uomini e una donna, si diceva, gli identificati dalla polizia. Gabriele Sandri, la vittima. E, con lui, Marco Turchetti, Francesco Giacca, Francesco Negri, Simone Putzulu, Valentino Ciccarelli, Carlo Maria Bravo, Marco Timperi, Francesca Montesanti.

 

Partono da Roma alle 6.30 del mattino di domenica, con appuntamento in piazza Vescovio, dove, non più tardi del 22 settembre, un'altra trasferta è stata interrotta dalla polizia. Quella di 60 laziali verso Bergamo, con un borsone carico di coltelli, accette, machete. Non è la prima trasferta che i nove fanno. Con la storia di Bergamo non hanno nulla a che vedere. Le loro identità nulla dicono agli archivi della polizia. Con due sole eccezioni. Quella di Gabriele Sandri (identificato nel 2002 a Milano insieme a una ventina di tifosi armati di cacciavite) e di Marco Turchetti, denunciato il 9 aprile dello scorso anno quando viene pizzicato in un Siena-Lazio armato di coltello.

 

Anche quella domenica mattina, alcuni dei nove viaggiano con "lame", sassi, biglie, fibbie. Armi buone per il corpo a corpo, che verranno ritrovate in terra, dopo le 9.15, sull'asfalto dell'autogrill Badia al Pino est e che a loro vengono attribuite dalla polizia sulla base delle impronte digitali.

 

Le macchine sono due. Una Renault Scenic guidata da Marco Turchetti su cui viaggiano in cinque (e a bordo della quale è Sandri). Una Renault Clio, su cui prendono posto in quattro. Alle 9, le due macchine entrano nell'area di servizio Badia Al Pino est e si parcheggiano in un punto riparato, vicino alle pompe di benzina. In sosta è anche una Mercedes nera classe A su cui viaggiano cinque ragazzi romani, dello "Juventus club Roma". Vanno a Parma, probabilmente non da soli, dal momento che la polizia sta cercando una seconda macchina (che comunque non si fermerà all'autogrill di Badia Al Pino). I laziali sostengono a verbale di riconoscerli come tali perché uno di loro ha una felpa con su scritto Juventus. Un altro perché li sente parlare tra loro di calcio ("Speriamo che oggi la Lazio ci faccia un favore battendo l'Inter").

 

Sono ora all'incirca le 9 e, sempre a stare alla ricostruzione della polizia, i 5 juventini (identificati e ascoltati in questi giorni), entrano nell'autogrill per un caffè. Fuori, i nove laziali si travisano, si armano e si preparano a quello che il Viminale definisce un "agguato". Che scatta quando dal bar escono i primi tre dei cinque juventini. Nove contro tre. Nove armati, contro tre disarmati. La colluttazione dura pochi istanti. I tre fuggono verso la Mercedes, raggiunti dagli altri due che abbandonano precipitosamente il bar. La furia dei laziali si abbatte sulla Mercedes. Quando la polizia fermerà la macchina (circostanza volutamente taciuta in questi giorni di indagine), ne trova i segni. Il lunotto anteriore è sfondato, come quello posteriore destro. La carrozzeria rientrata in più punti.

 

Sull'altra corsia, nella stazione di servizio che fa specchio a Badia al Pino, l'agente Spaccarotella, richiamato dal rumore e dalle grida, intercetta la sequenza mentre sta controllando i documenti di tre ragazzi sorpresi in possesso di coltelli. Non sono tifosi, ma frequentatori di centri sociali (che, come gli altri presenti, testimonieranno su quegli istanti). La sirena azionata da uno dei colleghi di Spaccarotella, interrompe la furia dei laziali. Dice di "essersi messo a correre" per avere una visuale migliore sulla rampa di uscita dall'autogrill sul lato opposto. Vede allontanarsi prima la Mercedes, quindi la Renault Clio. Forse spara allora il primo colpo in aria. Quindi, decide di puntare l'arma verso l'ultima macchina che si sta allontanando, la Scenic con a bordo Sandri. Spaccarotella sostiene di aver "brandeggiato" l'arma in direzione dell'auto intimando l'alt e, in quel momento, di aver sentito partire il colpo ("Avevo il braccio destro teso e la mimica di chi vuole fermare qualcuno in fuga"). Il Dipartimento non gli crede. Non crede al "brandeggiamento" dell'arma. Crede al cortocircuito di chi vede sfuggire l'ultimo dei bersagli e tenta di arrestarne la corsa con un colpo impossibile. Che diventa volontario e omicida.

 

 

 

 

se è questa la dinamica dei fatti, si capiscono molte cose e penso di capire il significato dell'ultima frase dell'articolo

Postato

Bhé..in effetti la parola "cortocircuito" indica più esplicitamente di quanto ho tentato di spiegare io quello che purtroppo può accadere in un fortissima e acuta condizione di stress o di adrenalina.

Comunque si ritrovano i soliti "bravi ragazzi" che, coltelli e spranghe alla mano, decidono che quello che loro fanno è lecito salvo poi distorcere totalmente la realtà per avvalorare sempre più l'ipotesi, anzi la tesi, ogni volta che si va allo stadio o in qualsiasi manifestazione pubblica di una "polizia cilena".

Storia vecchia...risalente pure a metà anni 70 dei quali i miei colleghi raccontano le gratutite provocazioni al solo scopo di riprenderne o fotografarne la reazione a fini di propaganda contro "lo stato fascista e la polizia repressiva e reazionaria".

Questo non giutifica ne taluni eccessi che ci sono stati al G8, alcuni però contro i soliti "santarellini",( e vorrei vedere chi continuamente insultato, offeso e fatto oggetto di attentato continuo alla propria incolumità non reagisce magari poi andando al di la e mettendosi dalla parte del torto) ne il comportamento dell'agente Spaccarotella, però ancora una volta dimostra la pervicace azione di propaganda in malafede contro le istutizioni di certe frange, azione peraltro sempre cavalcata in mala fede dai media.

Ripeto: le nuove rivelazioni non alleggeriscono più di tanto la responsabilità dell'agente, però dovrebbero redarguire l'opinione pubblica da facili schieramenti a favore dei "bravi ragazzi" che hanno pure il coraggio di parlare di complotto e insabbiamento quando le indagini si dirigono pure in altre direzioni(ricerca degli altri ultras presentie approfondimento discorso sassi e coltelli)...oppure se si dubita della correttissima testimonianza di tre fermati per controllo appartanenti a centri sociali che notoriamente hanno simpatia :) per le forze dell'ordine..magari cercando di dire che i coltelli che gl hanno trovato addosso glieli ha messi la Polizia...

Postato
Questo non giustifica ne taluni eccessi che ci sono stati al G8, alcuni però contro i soliti "santarellini",( e vorrei vedere chi continuamente insultato, offeso e fatto oggetto di attentato continuo alla propria incolumità non reagisce magari poi andando al di la e mettendosi dalla parte del torto) ne il comportamento dell'agente Spaccarotella, però ancora una volta dimostra la pervicace azione di propaganda in malafede contro le istituzioni di certe frange, azione peraltro sempre cavalcata in mala fede dai media.

Ripeto: le nuove rivelazioni non alleggeriscono più di tanto la responsabilità dell'agente, però dovrebbero redarguire l'opinione pubblica da facili schieramenti a favore dei "bravi ragazzi" che hanno pure il coraggio di parlare di complotto e insabbiamento quando le indagini si dirigono pure in altre direzioni(ricerca degli altri ultras presenti e approfondimento discorso sassi e coltelli)...oppure se si dubita della correttissima testimonianza di tre fermati per controllo appartenenti a centri sociali che notoriamente hanno simpatia :) per le forze dell'ordine..magari cercando di dire che i coltelli che gli hanno trovato addosso glieli ha messi la Polizia...

Sono d'accordo con te!

Continuo a pensare che molti giornalisti abbiano responsabilità gravi in quello che è successo. Libertà di stampa garantita, ma anche responsabilità su come dare e commentare le notizie, quell'etica professionale sconosciuta a tanti purtroppo.

 

P.S. Maxj bella la firma ;) - mitico Rino Gaetano!

 

Grazie Enzo lui era molto avanti per il suo tempo.

 

Ciao

 

Max

Postato

ecco un'intervista ad Achille Serra dall'Espresso

 

 

 

Quel poliziotto non doveva sparare

di Francesco Bonazzi

L'agente che ha ucciso Sandri ha compiuto un gesto folle. Ed è indifendibile. Parola di prefetto.

 

Il poliziotto che spara ad altezza d'uomo all'autogrill è indifendibile. La pistola? Non doveva neanche tirarla fuori. Achille Serra, trent'anni in polizia, non usa mezze parole per condannare la morte di Gabriele Sandri. Serra ha fatto il prefetto in città come Palermo e Roma, ha diretto la Questura di Milano e ha avuto a che fare con il terrorismo e con le piazze più violente. Oggi è l'Alto commissario per la lotta alla corruzione, e da una posizione del genere è ancora più libero di ragionare con franchezza sulla nostra ultima domenica di follia. Gli assalti alle caserme, però, secondo Serra non sono stati una reazione rabbiosa, "ma il frutto di una regia rapida e organizzata".

 

Che effetto le ha fatto la morte di Sandri?

"Ho passato una vita in polizia. Ne vado fiero ed è un'istituzione che difenderò sempre. Quando ero prefetto di Roma, ad esempio, difesi i poliziotti per gli scontri con i tifosi ubriachi del Manchester. Ma l'agente che ha ucciso quel ragazzo in autostrada mi sembra indifendibile. Siamo di fronte a un gesto folle, quasi da demente. La pistola non doveva manco tirarla fuori. Figurarsi sparare. L'arma può essere estratta solo in casi estremi, se c'è rischio della vita per qualcuno o per l'agente stesso. Non può essere impiegata mai come strumento d'ordine pubblico".

 

Neppure per sparare in aria?

"Se i tafferugli degenerano e c'è il rischio che qualcuno ci rimetta le penne, si può sparare per aria. Ma sembra che domenica, in quell'autogrill, ci fosse al massimo una piccola rissa tra due macchine. Forse il tifo nemmeno c'entrava...".

 

Un testimone ha visto il poliziotto sparare a braccia tese. L'agente rischia l'incriminazione per omicidio volontario. D'accordo?

"Alla volontarietà non posso credere. Tutto può essere, per carità, ma se fosse così saremmo di fronte a un episodio di follia. Roba da ricovero. In ogni caso resta il fatto che se in quel momento sull'autostrada fosse passata un'auto con dei bambini a bordo...".

 

 

Ci hanno pensato molti italiani. Un innocente è comunque morto.

"In un modo pazzesco. E ho molto apprezzato l'impegno immediato preso dal capo della polizia, Antonio Manganelli, di fare totale chiarezza su questa tragedia. Anche perché la polizia italiana non è questa".

 

Eppure c'è chi ha addebitato la morte di Gabriele Sandri al clima di 'repressione', all'enfasi su pacchetti-sicurezza e sui decreti del governo seguiti all'omicidio Reggiani. Lo ha fatto subito, ad esempio, il legale della famiglia Sandri.

"Polemiche sbagliate e dannose. Ripeto: domenica mattina è successa una cosa gravissima, ma totalmente pazzesca".

 

Anche la lentezza del Viminale è stata criticata. Visto che il fatto è avvenuto alle nove, forse se il ministro Amato fosse andato in tv a spiegare tutto e se i telegiornali avessero dato già all'ora di pranzo la notizia che non si giocava, si sarebbero evitate ore di violenze e altre follie.

"Probabile. Però credo che non sia stato facile capire subito cosa era successo. Vede, la morte di Gabriele è un evento talmente assurdo, che secondo me polizia e governo hanno faticato a ricostruire la dinamica dei fatti. Sul fatto di non giocare da nessuna parte, poi, avrei dei dubbi".

 

Quantomeno per 'par condicio' con la morte dell'ispettore Raciti. Molte tifoserie hanno fatto il seguente ragionamento: muore un poliziotto e si blocca tutto; muore un ragazzo e si gioca lo stesso.

"Equazione sbagliata. La morte di Raciti è avvenuta in uno stadio e purtroppo appartiene in qualche modo al mondo del calcio. Il poliziotto che spara all'autogrill non c'entra nulla. In ogni caso è stato giusto non giocare a Milano e Roma. Per gli altri campi, le valutazioni andavano fatte città per città e a seconda delle tifoserie e dell'afflusso allo stadio. A Bergamo non avrei giocato. A Torino e Siena, per dire, non mi sembra ci siano stati problemi".

 

Lei da prefetto di Roma si trovò a gestire l'incredibile derby Roma-Lazio del 2005, sospeso per ordine dei tifosi.

"Si era sparsa una notizia falsa: non era morto nessuno. Ma tre capi ultras minacciarono i capitani delle due squadre e alla fine non si giocò. Fu un errore. Gli steward sparirono letteralmente dallo stadio, lasciando i lucchetti chiusi ai cancelli. E ci sarebbe potuto scappare una tragedia tipo Heysell, se non fosse stato per la polizia che ha forzato i cancelli e ha fatto defluire 80 mila persone in sicurezza".

 

In ogni caso, domenica sera ci sono stati assalti alle caserme da parte di gruppi di tifosi. Uno spettacolo mai visto.

"Scene folli. Anche se mi viene in mente un precedente di un anno e mezzo fa a Napoli, in occasione di un Napoli-Roma di coppa Italia. Da prefetto di Roma feci giocare la gara di ritorno a porte chiuse e ovviamente ci fu chi mi criticò. Ma certe escalation di violenza vanno bloccate subito".

 

La tragedia dell'autogrill non c'entra con il calcio. Ma i fatti di domenica sera?

"Anche qui bisogna essere chiari: il calcio secondo me non c'entra. Spezzoni di tifoserie, magari rivali, che si mettono insieme contro la polizia, non rappresentano milioni di sportivi e di tifosi. Hanno in comune solo l'odio per la divisa e una matrice politica".

 

Destra o sinistra?

"Sono frange estreme. Esterne, per così dire, tanto alla destra quanto alla sinistra. Vale per i livornesi come per i laziali. Anzi, forse più che di matrice politica sarebbe corretto parlare di matrice 'politicante'. Però nulla è stato casuale".

 

Non è stata la reazione improvvisata e rabbiosa a una morte assurda?

"Neanche per sogno. Ma le pare possibile che in poche ore siano stati organizzati tutti quei cortei e gli assalti mirati? Impossibile. Una qualche regia, una volontà premeditata di strumentalizzare la tragedia e canalizzare una protesta contro le forze dell'ordine mi sembra innegabile".

 

E di chi sarebbe la regia?

"Non lo so, saranno le indagini ad appurarlo. Ma intanto mi sembra pienamente condivisibile l'impostazione della magistratura, che contesta ai fermati l'aggravante del terrorismo".

 

Guardiamo al futuro. Servono nuove leggi o misure più severe per gli stadi?

"Non credo. Ben vengano i 'daspo' (i divieti di andare allo stadio per i violenti, ndr) e i decreti approvati dal governo, ma il vero problema è la sindrome da impunità. Quando venne Bush a Roma, sulla carta si poteva rischiare un altro G8. Quando abbiamo visto un centinaio di violenti staccarsi da un corteo e attaccare la polizia, dall'elicottero ho dato ordine di non reagire. Le giuro, mi ribollivano le viscere a chiedere una cosa del genere ai miei ragazzi e a vedere quelle scene, ma abbiamo fatto bene. A fine giornata abbiamo individuato con le telecamere otto violenti e li abbiamo fermati".

 

Si sa che in occasioni del genere spesso si acchiappa la gente a caso.

"Per carità, succede. Infatti non direi nulla se la magistratura non avesse convalidato i fermi. Qui i fermi sono stati convalidati, ma i fermati sono stati rimandati subito a casa. Il problema è questo. Anche per i fatti di quel famoso derby capitolino: tre tizi bloccano un evento in mondovisione, vengono accompagnati in commissariato e la sera se ne tornano a casa a dormire. Lei come crede che si sentano? Dei semidèi. Se ne vanteranno tutta la vita. Ripeteranno quello che hanno fatto? Sicuramente sì. Eppure a volte bastano un po' di buonsenso e di fermezza".

Postato
"Vi spiego il dio di noi ultrà"

viaggio tra i violenti del calcio

di PAOLO BERIZZI

 

"LO SCONTRO è la nostra droga. Tutti gli ultrà cercano lo scontro. È una cosa che hai dentro, che ti sale su mano a mano che si avvicina la partita. Quando devi farti rispettare in una città che non è la tua. Oppure quando arrivano gli avversari in trasferta, ché alle dieci sei già lì, sul piazzale dello stadio. È la difesa del tuo territorio. La voglia di picchiarsi col nemico. Fargli capire che qui comandi tu. Ma - dice "Bocia", il capo, uno dei sacerdoti del nuovo rito curvaiolo - lo scontro non nasce dalla delinquenza; nasce dalla passione, dal cuore. E deve essere leale, non un'infamata. Se non sei un ultrà questa cosa non la capirai mai. Anzi, ti fa schifo. Noi invece cerchiamo di tramandarla, assieme ai nostri valori, condivisibili o no. Questa è la vita che abbiamo scelto. Così vivremo finché esisteremo".........

 

Già, la pistola. E Gabriele Sandri, e l'autogrill, e il poliziotto, e la rivolta delle banlieue da stadio: parli con gli adepti del tifo e davanti ti scorrono le immagini dell'ultima domenica bestiale. Gli ultrà bergamaschi che assieme ai colleghi milanisti assaltano la polizia fuori dallo stadio (a Bergamo si giocava Atalanta-Milan); che esercitano il loro potere esecutivo imponendo lo stop alla partita. Il come si sa: sfondando con un tombino la vetrata che separa la curva dal terreno di gioco. "C'era tanta confusione. Forse il tombino è stato un errore - ammette Bocia - ma bloccare tutto era un dovere morale: e noi l'abbiamo fatto, anche se con modi discutibili. Il calcio doveva fermarsi per Sandri, come si è fermato per Raciti"....

 

 

È la prima volta che un capo ultrà ci mette la faccia e riconosce che "sì, noi i casini ce li cerchiamo anche quando non ci sono. Romanisti, viola, granata, genoani: con tutte queste tifoserie vogliamo picchiarci. È così, non c'è niente da fare". Lui è uno di quelli che allo stadio non può andare. Il prossimo è il suo dodicesimo campionato da diffidato......

Da Repubblica 19/11/2007

 

Allucinante. A maggior ragione chi da certe notizie deve tenere presente che ci sono tante menti deviate, non ho altre definizioni per loro e che quindi è responsabile per quello che dice e scrive. Io continuo a pensare che gran colpa di quello che è avvenuto dopo il tragico evento della morte di quel ragazzo per uno sbaglio di un poliziotto, che non andava collegato con la domenica calcistica, è di certa stampa e giornalisti.

Hanno montato un caso ad hoc per "stimolare" la violenza dei deviati della domenica.

 

Ciao

 

Max

Postato

in sintesi, io penso che con il "primo atto", la morte del povero Gabriele, il calcio c'entri zero. è un fattaccio di cronaca in cui ci sono da valutare le responsabilità di un poliziotto. punto.

Secondo atto: gli assalti romani alla polizia. Secondo me c'è dietro tutto questo un sintomo sociale di sofferenza diffusa, per ragioni socio-politico-economiche. in altri termini, la gente è scazzata, di brutto. Secondo me, sulla scorta di ciò, c'è un sacco di gente che non vede l'ora di scaricare 'sto malessere, scendendo in piazza a sfasciare e bruciare tutto, possibilmente colpendo lo stato (che considerano ormai un cattivo padre di famiglia) nei suoi simboli ed elementi più emblematici (la Polizia ne è un ottimo esempio). Il pretesto scatenante? Il calcio. Ma vanno bene tutti, solo che in Italia c'è un calcio diffuso e popolare, e si usa quello. Con un crollo generalizzato delle ideologie ed un generale lassismo dei costumi, il calcio è l'unica ideologia rimasta (!) per spingersi al confronto con l'avversario (lo stato). Negli anni '70, si usava l'ideologia politica per fare le sassaiole con la Polizia. Oggi, visto lo "spessore" politico di molti uomini di palazzo e la sfiducia in loro, si abbandona la politica che non offre gli stimoli di un tempo e ci si scanna per la Lazio, la Juve, la Roma e chi vi pare.

La mia non vuole essere una critica verso nessuno, è solo una mia umilissima riflessione sulla percezione che ho del mondo attorno. Mi dispiace per Gabriele, sfruttato da certa gente per i motivi di cui sopra, e sfruttato dai media come tutte le cose che "fanno notizia".

Sulle caxxate tipo "fermiamo il campionato" che si sentono nei talk-show televisivi, stendo un velo pietoso. ai vari "opinionisti tuttologi" ed alle "bonazze tardone" che affollano i salotti dei "contenitori domenicali" televisivi dicendo 'sta roba tanto per motivare il cachet di presenza (pagato da noi), rispondo che il campionato è un problema molto secondario. Io indagherei sul malessere sociale accusato e sofferto da questi individui che scendono in piazza a fare 'ste birbonate: perchè lo fanno? e soprattutto, possiamo dargli dei buoni motivi per godersi una vita più calma ed appagata? Se togliessimo il calcio, inizierebbero a fare casino nei bocciodromi (tanto per dirne una). E' così difficile da capire?

La Messa è finita, andate in pace! ;) <_<

Postato

in sintesi, io penso che con il "primo atto", la morte del povero Gabriele, il calcio c'entri zero. è un fattaccio di cronaca in cui ci sono da valutare le responsabilità di un poliziotto. punto.

Secondo atto: gli assalti romani alla polizia. Secondo me c'è dietro tutto questo un sintomo sociale di sofferenza diffusa, per ragioni socio-politico-economiche. in altri termini, la gente è scazzata, di brutto. Secondo me, sulla scorta di ciò, c'è un sacco di gente che non vede l'ora di scaricare 'sto malessere, scendendo in piazza a sfasciare e bruciare tutto, possibilmente colpendo lo stato (considerato ormai un cattivo padre di famiglia) nei suoi simboli ed elementi più emblematici (la Polizia ne è un ottimo esempio). Il pretesto scatenante? Il calcio. Ma vanno bene tutti, solo che in Italia c'è un calcio diffuso e popolare, e si usa quello. Con un crollo generalizzato delle ideologie ed un generale lassismo dei costumi, il calcio è l'unica ideologia rimasta (!) per spingersi al confronto con l'avversario (lo stato). Negli anni '70, si usava l'ideologia politica per fare le sassaiole con la Polizia. Oggi, visto lo "spessore" politico di molti uomini di palazzo e la sfiducia in loro, si abbandona la politica che non offre gli stimoli di un tempo e ci si scanna per la Lazio, la Juve, la Roma e chi vi pare.

La mia non vuole essere una critica verso nessuno, è solo una mia umilissima riflessione sulla percezione che ho del mondo attorno. Mi dispiace per Gabriele, sfruttato da certa gente per i motivi di cui sopra, e sfruttato dai media come tutte le cose che "fanno notizia".

La Messa è finita, andate in pace! ;) <_<

condivido la tua analisi; tempo fa lessi su un libro che nella società di oggi non essendoci più le guerre, le persone violente o cmq che hanno un istinto portato alla sopraffazione o come dici tu sopra, non possono "sfogare" questi loro istinti e allora ecco che il calcio è un pretesto come poteva essere un pretesto negli anni di piombo lo scendere in piazza e manifestare e fare la guerriglia contro le forze dell'ordine; chiaramente ho esemplificato al massimo ma spero di aver esplicato il concetto

 

P.S. per guerra intendo a livello mondiale

Partecipa alla discussione

Puoi scrivere ora e registrarti in seguito. Se hai un account, accedi ora

Guest
Rispondi a questo topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...

×
×
  • Create New...