Weightless Postato 17 Settembre 2007 Report Postato 17 Settembre 2007 Salve a tutti, sui media principali non leggerete mai di questo argomento la cosa è un tabù assoluto, c'è il veto di parlarne per non gettare nel panico la gente e far crollare l'economia. inizio con l'incollare un semplice link a Wikipedia. http://it.wikipedia.org/wiki/Picco_di_Hubbert altre notizie a seguire. Ps. Prego tutti di non iniziare polemiche sterili, e prego anche chi non ha qualcosa di costruttivo da dire, oppure info aggiuntive per arricchire le notizie a nostra disposizione di astenersi dal postare. grazie. Quote
Weightless Postato 17 Settembre 2007 Author Report Postato 17 Settembre 2007 Ali Morteza Samsam Bakhtiari vive oggi a Tehran ed è stato un dirigente della NIOC, la compagnia petrolifera nazionale iraniana fino a quando è andato in pensione, l'anno scorso. Nella sua carriera, Bakthiari ha sviluppato modelli che predicono l'andamento della produzione del petrolio mondiale, anche sulla base della sua banca dati personale sul petrolio. Questi modelli sono fra quelli che descrivono meglio l'andamento della produzione petrolifera fino ad oggi. Secondo i modelli, abbiamo passato il picco globale del petrolio l'anno scorso (2006) e siamo di fronte a un declino irreversibile della produzione. (dal sito ufficiale dell'ASPO italia) ecco il link su youtube del discorso di Bakhtiari Quote
Weightless Postato 18 Settembre 2007 Author Report Postato 18 Settembre 2007 Il picco globale Tratto da “Collasso”, ed. Nuovi Mondi Media La chiave per comprendere ciò che sta per succederci è contenuta nel concetto di picco della produzione globale di petrolio. E’ il punto in cui abbiamo estratto la metà di tutto il petrolio esistente nel mondo, la metà più facile da ottenere, la metà raggiungibile più economicamente, la metà di qualità migliore e meno costosa da raffinare. Il petrolio residuo è quello che si trova in posti proibitivi di non facile accesso, come l'Artico e le profondità dell'oceano. Molta della metà restante è difficile da estrarre e potrebbe richiedere, in effetti, così tanta energia per estrarla da non valerne la pena; se, per esempio, ci vuole un barile di petrolio per ottenere un barile di petrolio, sarebbe inutile. Se ci vogliono due barili di petrolio per ottenerne uno, sarebbe addirittura folle. Molta della metà restante si presenta sotto forma di greggio ad alto contenuto di zolfo, difficile da raffinare, o sabbie bituminose e catrame di scisto, che non sono liquidi ma solidi che devono essere scavati e poi liquefatti per la raffinazione, aggiungendo altre due voci ai costi per il loro recupero. Una parte notevole della metà restante delle scorte originarie di petrolio mondiali non sarà mai recuperata. Oltrepassare il picco della produzione petrolifera significa che tutte le nazioni della Terra messe insieme non potranno mai più estrarre dal terreno tanto petrolio quanto ne estraevano al momento del picco, quale che sia la domanda. Ciò ha implicazioni straordinarie per la civiltà industriale fondata sul petrolio, basata sull'espansione costante e regolare di tutto: popolazione, prodotto interno lordo, vendite, profitti, nuovi alloggi, e chi più ne ha più ne metta. Il superamento del picco della produzione petrolifera rappresenta una crisi economica senza precedenti che sconvolgerà le economie nazionali, rovescerà governi, altererà le frontiere nazionali, provocherà conflitti militari e metterà a repentaglio il proseguimento della vita civile. Al momento del picco la razza umana avrà generato una popolazione incapace di sopravvivere con meno della quantità di petrolio prodotta in quel momento... e una volta superato quel punto l'offerta di petrolio diminuirà inesorabilmente. Quando ciò accadrà, complessi sistemi sociali e di mercato saranno sollecitati fino al punto di rottura, annullando la possibilità di una discesa indolore dal picco. Le informazioni migliori di cui disponiamo ci dicono che oltrepasseremo il picco della produzione mondiale di petrolio tra il 2000 e il 2008. La data è inesatta per diversi motivi. Uno è che le riserve (il petrolio che ancora rimane nel sottosuolo) riferite dal settore privato e dalle compagnie petrolifere nazionalizzate tendono solitamente a essere sovrastimate, vuoi per favorire le quotazioni delle azioni o per ottenere vantaggi per le quote di esportazione sui mercati internazionali, come nel caso dei membri dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC). Un altro motivo è che il "punto di svolta" tenderà a manifestarsi in vari anni di oscillazioni del mercato, un periodo di instabilità con ricorrenti scossoni nei prezzi e conseguenti recessioni che deprimeranno domanda e prezzi, preludendo a un declino fatale. Perciò il picco lo si riconoscerà soltanto in uno "specchietto retrovisore" una volta iniziato quel declino fatale. I segni di protratta instabilità del mercato, quindi, tendono a suggerire il raggiungimento del picco, che non sarà però dimostrabile se non col senno di poi. In altre parole, il picco potrebbe apparire come una sorta di fase di ristagno o di eccedenza delle uscite sulla disponibilità che durerà qualche anno, mentre la stagnazione economica (cioè la mancanza di crescita) ridurrà la domanda. Durante questo periodo di differimento, i mercati potrebbero ricorrere a strategie di assegnazione per continuare a rifornire i clienti migliori (industrializzati) a spese delle nazioni "perdenti" a corto di liquidità (una volta chiamate "nazioni in via di sviluppo", ma che molto probabilmente diventeranno "nazioni destinate a non svilupparsi mai”). Poi, dapprima lentamente e poi accelerando, la produzione petrolifera mondiale diminuirà, le economie e i mercati di tutto il mondo mostreranno una crescente instabilità, con oscillazioni sempre più ampie rispetto alle norme precedenti il picco, ed entreremo in una nuova era di un'austerità precedentemente inimmaginabile. Questi corsi sono irreversibili. Com'è possibile che una simile catastrofe sia così imminente e persone civili e colte in paesi liberi con mezzi d'informazione liberi e istituzioni trasparenti siano così disinformate in merito? Non sono uno che vede cospirazioni ovunque. Sebbene si siano verificate nella storia, le cospirazioni devono, quasi invariabilmente, essere molto piccole e limitate a cerchie ristrette di individui. Gli esseri umani non sono molto bravi a mantenere i segreti; l'interesse personale individuale non è intercambiabile con l'interesse di gruppo e i due sono spesso in conflitto, soprattutto tra manipoli di cospiratori. Non credo che l'ignoranza generale a proposito della prossima fine catastrofica dell'era del petrolio a buon mercato sia il prodotto di una cospirazione, da parte degli imprenditori, del governo o dei mezzi d'informazione. E’ in larga misura una questione d'inerzia culturale, aggravata da un'illusione collettiva e cresciuta nel mezzo di cultura del comfort e dell'autocompiacimento. Lo scrittore Erik Davis l'ha definita la "trance del consenso". Semmai ci pensa, la maggioranza degli occidentali sembra convinta che il petrolio sia superabbondante, se non illimitato. Crediamo che il mondo sia pieno di enormi quantità di giacimenti petroliferi ancora da scoprire e che le "nuove tecnologie" di trivellazione ed estrazione faranno miracoli nel prolungare la vita dei giacimenti esistenti. Per molti di noi, perfino i meglio informati, la riflessione si ferma qui. Le società petrolifere la sanno lunga, ma sanno anche che le cattive notizie nuocciono agli affari e poiché non ci sono sostituti bell'e pronti del petrolio hanno deciso di andarci piano con le informazioni circa il raggiungimento del picco mondiale. Oppure si mostrano sorridenti e ottimiste. La British Petroleurn (BP) si è ribattezzata "Beyond Petroleum" (oltre il petrolio) per guadagnare qualche punto nella graduatoria della responsabilità sociale senza cambiare realmente nulla di ciò che fa. Colin Campbell, un geologo esperto di petrolio che ha lavorato per molte delle principali compagnie petrolifere internazionali, compresa la BE la mette in questi termini: "La parola che proprio non vogliono pronunciare è esaurimento. t un termine che puzza nella comunità degli investitori, sempre alla ricerca di buone notizie e di immagine, e non è facile per loro spiegare tutte queste cose piuttosto complicate, né in effetti hanno alcun motivo o responsabilità di farlo. Non spetta a loro badare al futuro del mondo. 1 loro direttori lavorano per fare soldi, per se stessi in primo luogo e per i loro azionisti quando possono. Perciò penso che sia senz'altro vero che le società petrolifere rifuggono dall'argomento, non amano parlarne e sono molto ottuse su ciò che fanno o dicono in proposito. Loro stessi capiscono la situazione chiaramente quanto me e le loro azioni la dicono molto più lunga delle loro parole. Se avessero una grande fiducia in un aumento della produzione negli anni a venire, perché non hanno investito in nuove raffinerie? Si costruiscono pochissime raffinerie nuove. Perché si fondono? Si fondono perché non c'è posto per tutti. t un settore che va contraendosi. Perché licenziano, perché appaltano lavori all'esterno? La BP mira ad avere un 30% del personale a contratto, perché non vuole obblighi a lungo termine. Il petrolio del Mare del Nord sta diminuendo rapidamente. Sono restii ad ammetterlo, ma credo che siano stati trivellati soltanto quattro pozzi esplorativi quest'anno [20021. Chiuso! Finito! E come possono la BP o la Shell e le grandi compagnie europee alzarsi in piedi e dire, beh, spiacenti, il petrolio del Mare del Nord è finito? t uno shock che vorrebbero evitare. Non è malvagità, né una grande cospirazione, né niente del genere. t semplicemente pratica gestione quotidiana. Viviamo in un mondo di immagini e pubbliche relazioni e lo sanno fare piuttosto bene, direi" I dirigenti delle grandi società sono soggetti a varie altre pressioni che limitano le loro capacità mentali. Una è che tendono comprensibilmente a credere agli economisti del loro settore, che si oppongono con veemenza a modelli economici che non siano basati su di una crescita continua. Poiché il fenomeno del picco della produzione petrolifera esclude sostanzialmente ogni ulteriore crescita industriale del tipo a cui siamo abituati. Le sue implicazioni non rientrano assolutamente nel loro modello economico. Quote
ALFONE Postato 18 Settembre 2007 Report Postato 18 Settembre 2007 belle barzellette... la verita' e' che il petrolio diventera' sempre meno richiesto perche' avanzeranno altre forme di energia piu' convenienti... tipo atomica solare eolica ecece... il petrolio restera' utilo solo per far volare i Jet e gli aerei commerciali..... Quote
Weightless Postato 18 Settembre 2007 Author Report Postato 18 Settembre 2007 Dal sito ANSA notizia di oggi ROMA - Il petrolio supera quota 81 dollari e tocca un nuovo record a 81,24 sul mercato elettronico after hours di New York. In un contesto di squilibrio tra la domanda e l'offerta, inoltre, gli analisti di Goldman Sachs hanno alzato la propria previsione sul prezzo del barile, portandolo a 85 dollari entro la fine del 2007, contro i 72 precedenti, ''con rischi seri di picchi al di sopra dei 90 dollari al barile''. Per il 2008, invece, la previsione e' di 95 dollari al barile. Quote
Enzo1 Postato 18 Settembre 2007 Report Postato 18 Settembre 2007 Dal sito ANSA notizia di oggi ROMA - Il petrolio supera quota 81 dollari e tocca un nuovo record a 81,24 sul mercato elettronico after hours di New York. In un contesto di squilibrio tra la domanda e l'offerta, inoltre, gli analisti di Goldman Sachs hanno alzato la propria previsione sul prezzo del barile, portandolo a 85 dollari entro la fine del 2007, contro i 72 precedenti, ''con rischi seri di picchi al di sopra dei 90 dollari al barile''. Per il 2008, invece, la previsione e' di 95 dollari al barile. Se queste le chiamiamo barzellette! C'è da preoccuparsi. Già penso a come convertire la mia Delta e la mia 600 in modo da poter fare almeno del petrolio. Quote
Weightless Postato 19 Settembre 2007 Author Report Postato 19 Settembre 2007 Dal sito ANSA 2007-09-19 08:19 ROMA - Non si ferma la corsa del petrolio. Il greggio ha sfondato l'ennesima soglia psicologica superando gli 82 dollari e toccando il nuovo record di 82,37 dollari al barile negli scambi elettronici sul mercato after hours di New York. Quote
Weightless Postato 19 Settembre 2007 Author Report Postato 19 Settembre 2007 STIAMO SPENDENDO LA NOSTRA GRANDE EREDITÀ: E DOPO? di Walter Youngquist In oltre 500 milioni di anni, i processi geologici hanno accumulato per noi un ricco conto in banca — il petrolio. Il “conto” in realtà era costituito da molti conti — alcuni grandi, altri piccoli — in varie parti del mondo. Nel 1859, il E.L. Drake diede inizio alla ricerca moderna con il suo ormai famoso pozzo nei pressi di Titusville, in Pennsylvania. La caccia si diffuse presto in tutti gli Stati Uniti e, quindi, nel mondo. Con equipaggiamenti sempre più sofisticati per leggere gli indizi che rivelavano dove fosse nascosta questa eredità, abbiamo avuto sempre più successo nel trovarla. Esattamente, quanto successo abbiamo avuto? Quanta parte di questa eredità petrolifera abbiamo trovato e quanta ne rimane da trovare? Nel loro articolo “La fine del petrolio a buon mercato”, pubblicato nel numero del marzo 1998 di Scientific American, i geologi Colin J. Campbell e Jean H. Laherrere di Petroconsultants, a Ginevra, notarono che il mondo ha consumato oltre 800 miliardi di barili di petrolio e ne ha trovato o ne dispone come scorta altri 850 miliardi di barili. Essi stimano che rimangano solo 150 miliardi di barili circa ancora da scoprire. Apparentemente, abbiamo avuto molto successo nella ricerca, avendo già consumato, secondo le loro stime, quasi la metà delle risorse complessive del mondo di circa 1.850 miliardi di barili di petrolio. Ora che siamo prossimi ad avere consumato la metà del petrolio del mondo, quanto presto raggiungeremo il picco massimo nella produzione petrolifera? Questa domanda è stata oggetto di discussioni per molti anni, dando come risultato varie previsioni per quanto riguarda il picco nella produzione petrolifera mondiale o regionale. Molte di queste previsioni si sono già dimostrate sbagliate. Una stima, però, era corretta. Nel 1956, come mettono in evidenza Campbell e Lagerrere, il geologo della Shell Oil M. King Hubbert predisse che gli Stati Uniti avrebbero raggiunto il picco della produzione petrolifera verso il 1970. La sua previsione fu ignorata o derisa dal pubblico e da molti geologi, ma Hubbert aveva ragione a questo proposito. Quando si discute il futuro del petrolio, la domanda comunemente posta è: "Quanto durerà il petrolio?". Si tratta della domanda sbagliata. Quantità insignificanti di petrolio verranno probabilmente prodotte nel 2100 e forse anche oltre. La data critica è quando verrà raggiunto il picco nella produzione petrolifera e quando la domanda mondiale non potrà più essere soddisfatta. Da quel momento in poi, ci sarà sempre meno petrolio da spartirsi, in contrasto con la felice situazione attuale nella quale ne abbiamo sempre di più. È probabile che il declino della produzione petrolifera mondiale toccherà più persone e in modi più svariati di qualsiasi altro evento nella storia umana. Poiché molte delle stime riguardanti la data del picco nella produzione petrolifera mondiale si sono rivelate sbagliate, a volte si dà per scontato che previsioni quali quella di Hubbert saranno a loro volta sbagliate. Potrebbe essere vero, ma la domanda è: "Quanto sbagliate?". Coi dati ora disponibili, molto più numerosi che in passato, le curve che rappresentano la produzione stanno divenendo ben definite. Il grafico teorico della vita produttiva di una risorsa limitata indica un periodo di circa trent’anni tra il picco nelle scoperte e il picco nella produzione. Applicando queste curve al petrolio, con la nuova tecnologia quale la perforazione orizzontale, la sismica tridimensionale, e metodi di recupero secondari, possiamo predire che il picco della produzione (dopo il picco mondiale nelle scoperte della metà degli anni ‘60) avrà luogo in un periodo compreso tra i 40 e i 45 anni. Ma Campbell e Laherrere affermano: "Escludendo una recessione globale, sembra molto probabile che la produzione mondiale di petrolio convenzionale raggiunga il suo picco durante il primo decennio del XXI secolo". La loro stima combacia con quanto molti altri, me compreso, hanno detto. Nel suo articolo “Crude Oil and Alternative Energy Production Forecasts for the Twenty-first Century: The End of the Petroleum Era” (“Petrolio greggio e previsioni circa la produzione di energie alternative per il XXI secolo: la fine dell’Era del Petrolio”), J.C. Edwards colloca il picco nel 2020 — una previsione più ottimistica delle altre, ma ancora chiaramente riferita a tempi prossimi. Come importante indizio dell’epoca del picco, la Chevron Corporation, nel 1997, annunciò la scoperta di un campo petrolifero in mare, al largo dell’Angola. Essi affermarono che avrebbe potuto contenere un miliardo di barili, e questa sembrava essere la maggiore scoperta che la compagnia avesse fatto negli ultimi 10 anni. Un giacimento da un miliardo di barili costituisce un bel premio. Ma in “An Analysis of U.S. and World Oil Production Patterns Using Hubbert Curves” (“Una analisi degli andamenti della produzione petrolifera statunitense e mondiale secondo le curve di Hubbert”), un articolo recentemente fornito per essere pubblicato, Albert A. Bartlett calcola che aggiungere un miliardo di barili alle disponibilità mondiali di petrolio sposterebbe il picco nella produzione petrolifera di appena a 5,5 giorni! La sua valutazione indica le proporzioni dell’attuale appetito mondiale di petrolio e quanto stia diventando difficile alimentarlo. Importanti regioni che hanno superato il momento della loro massima produzione comprendono gli Stati Uniti (1970), il Nord America (1984) e la ex-Unione Sovietica (1987). Singole nazioni (diverse dagli Stati Uniti) che hanno già superato il picco nella produzione petrolifera comprendono la Libia (1969), l’Iran (1973), la Romania (1976), Trinidad (1977), il Brunei (1979), il Perù (1981) e l’Egitto (1993). La lista dei produttori in declino permanente sta crescendo e comprenderà alla fine anche le nazioni del Golfo Persico, che ora detengono il grosso del petrolio mondiale rimanente. Colpisce la differenza nella produzione petrolifera per pozzo tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita: la produzione giornaliera per pozzo in Arabia Saudita è di circa 5.600 barili. La produzione giornaliera per pozzo negli Stati Uniti è di 11,3 barili. Uscire dall’affare del petrolio Quale che sia la previsione accettata del momento del picco nella produzione petrolifera mondiale, ci sono due fatti innegabili: il mondo consuma attualmente circa 26 miliardi di barili di petrolio all’anno, ma nei nuovi giacimenti ne stiamo scoprendo meno di 6 miliardi di barili all’anno. La data del picco nella produzione petrolifera mondiale è importante, ma è anche importante il fatto che questa si verificherà entro l’arco di vita della maggior parte della gente oggi vivente — e molto prima di quanto generalmente ci si aspetti. Rimane poco tempo per cominciare ad adattare lo stile di vita e l’economia all’era post-petrolifera che sta arrivando. Gli Stati Uniti non possono più emettere quei grossi assegni dal proprio conto in banca. Le riserve petrolifere sono scese da un massimo di 39 miliardi di barili nel 1970 agli attuali 22 miliardi di barili e la produzione giornaliera totale è precipitata nello stesso periodo da oltre 9 milioni di barili a 6,4 milioni di barili. Ora importiamo più petrolio di quanto ne produciamo. Così stiamo emettendo i nostri assegni petroliferi caricandoli sul contro in banca di qualcun altro — principalmente dei Paesi del Golfo Persico, della Nigeria, del Messico e del Venezuela. Ma quando la produzione petrolifera mondiale raggiungerà il proprio picco massimo, gli assegni che potremo emettere dovranno divenire sempre meno consistenti. Alla fine, quegli assegni saranno insignificanti, relativamente alle necessità mondiali. Avremo speso la nostra eredità petrolifera. E poi? Sorgenti di energia alternative Se la gente comune pensa per un poco al petrolio come ad una risorsa finita, il placebo popolare è: "Gli scienziati penseranno a qualcosa". Cosa abbiamo pensato fino ad ora? Lo schema sottostante risponde a questa domanda. Sorgenti di energia alternative Rinnovabili Non rinnovabili Legname/altre biomasse Sabbie petrolifere/petrolio pesante Idroelettrico 1 Idrati di gas Solare Scisti petroliferi Eolico Carbone Maree Fissione nucleare, fusione 2 Conversione dell’energia termica oceanica (OTEC) Geotermia 3 1. Rinnovabile solo entro il periodo di esercizio degli invasi. 2. Se mai si riuscirà ad ottenerla, può essere ritenuta rinnovabile, dal momento che la disponibilità di combustibile è enorme. 3. Fino a questo momento, la produzione di energia elettrica in tutti i siti di qualità è in declino. Questo è essenzialmente lo spettro completo di tutte le energie alternative. Non ci sono indicazioni, per il futuro prevedibile, di altre fonti significative di energia. La domanda è quanto efficacemente queste fonti possono individualmente o collettivamente sostituire il petrolio? L’argomento è ampio, ma si può mettere in evidenza qualche fatto saliente. Il mondo usa circa 72 milioni di barili di petrolio al giorno. Anche solo sostituire tale quantità con una fonte di energia equivalente è un compito immane. Un equivalente del petrolio potrebbe essere il carbone, ma ricorrervi in scala significativa richiederebbe il più grande progetto di estrazione che il mondo abbia mai visto. Ci sono 2.000 miliardi di barili di kerogene (non di petrolio) negli scisti petroliferi del Altopiano del Colorado. Ma tentare di modificare il kerogene in petrolio p costato alle compagnie petrolifere miliardi di dollari in progetti sperimentali. Tutti sono stati abbandonati, inducendo a dire: “Petrolio dagli scisti — combustibile del futuro — sarà sempre così”. Le sabbie petrolifere di Athabasca, in Canada, contengono 2.000 miliardi di barili di petrolio (vero petrolio). Oggi, ne vengono prodotti circa 500.000 barili al giorno. Moltiplicateli per 10 e avrete 5 milioni di barili al giorno. I problemi del raggiungere concretamente una simile moltiplicazione sono enormi, e 5 milioni di barili al giorno devono essere posti a confronto con i 19 milioni di barili al giorno usati dagli Stati Uniti e con i 72 milioni di barili al giorno usati nel mondo intero. Le sabbie petrolifere saranno d’aiuto — un po’, per una certa quantità di tempo. Energie rinnovabili L’etanolo è una perdita di energia netta — richiede il 70% di energia in più di quella che si può ottenere dal prodotto stesso. Altre risorse prodotte per mezzo di biomasse mostrano, nei migliori dei casi, una bassissima resa energetica netta. Nel loro completo studio “Feasibility of Large-Scale Biofuel Production” (“Fattibilità della produzione di biodiesel su larga scala”), Mario Giampietro, Sergio Ulgiati e David Pimentel scrivono: "La produzione su larga scala di combustibile di provenienza biologica non costituisce una alternativa all’uso corrente del petrolio e non è neanche una scelta consigliabile per sostituirne una porzione significativa". Le due alternative energetiche suggerite più popolari, eolico e solare, soffrono del difetto di essere fonti energetiche inaffidabili e intermittenti, il prodotto finale delle quali è l’elettricità. Non disponiamo di un modo per immagazzinare grandi quantità di elettricità da usare quando il vento e la luce solare non sono presenti. L’energia geotermica e quella ricavabile dalle maree sono fonti di energia insignificanti sul totale, ma possono essere importanti a livello locale. L’energia nucleare può essere una fonte di energia ricca, qualora gli aspetti legati alla sicurezza fossero garantiti (e sarebbe possibile) — ma, ancora una volta, il prodotto finale è l’elettricità. Non si intravede neppure lontanamente alcun tipo di accumulatore in grado di fornire l’energia necessaria ad alimentare degli scavatori, dei macchinari agricoli pesanti quali trattori e mietitrebbie, né degli autocarri a 18 ruote che debbano attraversare il Paese. L’elettricità può essere usata per ottenere idrogeno dall’acqua per usarlo come combustibile? È possibile, ma l’idrogeno è difficile da immagazzinare e pericoloso da maneggiare. E non è in vista alcun sistema energetico per rimpiazzare il kerosene come combustibile per motori a reazione, che oggi spinge un Boeing 747 a circa 600 miglia all’ora [circa 965 kmh - N.d.T.] senza sosta per un viaggio di 14 ore da New York a Città del Capo (attualmente il volo aereo più lungo). Continuiamo a cercare il Sacro Graal dell’energia — la fusione — ma contenere il calore del sole a 10 milioni di gradi centigradi è ancora un speranza abbondantemente fuori della nostra portata. Un divario Il che ci riporta alla data del picco nella produzione petrolifera. Anche se presupponiamo che le fonti alternative potrebbero in qualche modo colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa del petrolio, l’arco di tempo necessario per metterle in produzione in quantità sufficiente per sostituirlo quando scomparirà evidenzia chiaramente, nel migliore dei casi, un ampio divario. Lo scienziato e statista inglese Sir Crispin Tickell ha ben definito la nostra situazione: "Abbiamo fatto rimarchevolmente poco per ridurre la nostra dipendenza da un combustibile [il petrolio] che costituisce una risorsa limitata e per la quale non si prospetta alcun sostituto completo". Tutte le fonti di energia alternativa devono essere implementate, ma sentiremo dolorosamente la mancanza del petrolio. Stiamo consumando ciò che è, da molti punti di vista, una risorsa insostituibile. Abbiamo visto tutti l’adesivo sul paraurti di enormi RV [RV = Recreational Vehicles = Veicoli per l’intrattenimento: grandi veicoli fuoristrada o sportivi, privi di una vera utilità ma molto dispendiosi in termini di acquisto e di consumi - N.d.T.]: "Stiamo spendendo l’eredità dei nostri figli". Quel RV e gli oltre 600 milioni di veicoli alimentati a benzina e gasolio al mondo, stanno proprio facendo quello — poiché trangugiano petrolio. Siamo molto fortunati a vivere in quel breve, brillante intervallo della storia umana reso possibile da un’eredità di mezzo miliardo di anni costituito dal processo di formazione del petrolio. Raramente dedichiamo un pensiero al bilancio in rosso nel conto petrolifero che stiamo lasciando alle generazioni future. Quando non potranno più essere emessi assegni perché quell’eredità sarà esaurita, l’economia e lo stile di vita mondiale saranno destinati a subire grandi cambiamenti. La vita andrà avanti, ma sarà piuttosto differente da quella attuale. La maggior parte della gente ora vivente vedrà l’inizio di quei tempi. Fortunatamente, come sostengono Campbell e Laherrere, la produzione petrolifera non crollerà di botto. Stiamo semplicemente per rimanere senza il petrolio a buon mercato del quale abbiamo potuto godere fino ad oggi. Questo ci dà il tempo di sviluppare tante alternative quanto possibile e di pensare ai cambiamenti nello stile di vita (quale ad esempio un incremento nei trasporti pubblici) per preparare un “atterraggio morbido” nell’era post-petrolifera. Ad ogni modo, con il picco nella produzione petrolifera mondiale ormai chiaramente in vista, è ora tempo di mettere in atto i dovuti aggiustamenti. Walter Youngquist Per molti anni, il Dott. Youngquist ha studiato ed osservato il petrolio e le fonti di energia alternativa in 70 Paesi. Ha conseguito la sua laurea in geologia presso l’Università dell’Iowa. È membro emerito dell’Associazione Americana dei Geologi Petroliferi (AAPG) e è socio della Società Geologica d’America e dell’Associazione Americana per il Progresso delle Scienze. Ulteriori letture “An Analysis of U.S. and World Oil Production Patterns Using Hubbert Curves” by A. A. Bartlett (in press). “Crude Oil and Alternative Energy Production Forecasts for the Twenty-first Century: The End of the Petroleum Era” by J.C. Edwards. AAPG Bulletin, v. 81, n. 8. 1997, p. 1292-1305. “Feasibility of Large-Scale Biofuel Production” by Mario Giampietro, Sergio Ulgiati, and David Pimentel. BioScience, v. 47, n. 9, October 1997, p. 587-600. “GeoDestinies: The Inevitable Control of Earth Resources over Nations and Individuals” by Walter Youngquist. National Book Company (Portland, Ore.), 1997. “Nuclear Energy and Fossil Fuels” by M.K. Hubbert. Drilling and Practice, American Petroleum Institute, (Washington, D.C.), 1956. The Coming Oil Crisis by C.J. Campbell. Multi-Sciences Publishing Co. & Petroconsultants S. A., (Essex, England), 1997. “The End of Cheap Oil” by C. J. Campbell and J. H. Laherrere. Scientific American, March 1998, p. 78-83. “The Future and its Consequences,” by Sir Crispin Tickell. The British Association Lectures, The Geological Society, London, 1993. p. 20-24. Quote
Weightless Postato 20 Settembre 2007 Author Report Postato 20 Settembre 2007 il prezzo del barile oggi è in lieve flessione rispetto ai massimi di ieri, mentre scrivo l'ultimo ordine con consegna a novembre quota 80,59 $ barile. Quote
ALFONE Postato 20 Settembre 2007 Report Postato 20 Settembre 2007 il prezzo del barile oggi è in lieve flessione rispetto ai massimi di ieri, mentre scrivo l'ultimo ordine con consegna a novembre quota 80,59 $ barile. nel breve periodo puo' arrivare a 100$ ma nel medio lungo (5- 10 anni) e' destinato ad scendere perche' soppiantato da altre forme di energia piu' economiche certo non domani...... Quote
Weightless Postato 21 Settembre 2007 Author Report Postato 21 Settembre 2007 petrolio in rialzo questa mattina, mentre scrivo le quotazioni del WTI con consegna a novembre sono a 81,69$ barile. sembra che il prezzo si sia attestato stabilmente sopra quota 80 Quote
Weightless Postato 21 Settembre 2007 Author Report Postato 21 Settembre 2007 ARTICOLO DEL MANIFESTO 20\SETTEMBRE\2007 Se l'America è pronta per l'attacco a Tehran Lucio Manisco L'allarme provocato dal ministro degli esteri francese con la sua battuta "dobbiamo prepararci al peggio e il peggio è la guerra all'Iran" è stato spazzato sotto il tappeto in meno di quarantotto ore dai mass media nazionali, unanimi ieri nel prendere atto di una presunta marcia indietro di Bernard Kouchner e nel minimizzare il drammatico monito del direttore dell'ente dell'Onu per l'energia atomica Mohamed ElBaradei: "Non vorrei parlare dell'uso della forza -ha dichiarato a Vienna- esistono regole sull'impiego delle armi e io vorrei augurarmi che tutti abbiano appreso la lezione dell'Iraq, dove 700.000 civili innocenti hanno perso la vita per il semplice sospetto che quel paese disponesse di armi nucleari". L'unico interrogativo che agita i sonni delle cancellerie di mezzo mondo non riguarda "se" ma "quando" l'amministrazione Bush e il Governo di Israele scateneranno la grande guerra mediorientale con o senza l'impiego di armi nucleari tattiche. Una sommaria lettura degli eventi più o meno recenti dovrebbe portare a conclusioni e previsioni delle più pessimistiche. La massiccia mobilitazione dei mezzi aeronavali Usa nel Golfo Persico, nell'Oceano Indiano e nel Mediterraneo sta per raggiungere la cosiddetta massa critica, la strada cioè del non ritorno. Le rivelazioni sul trasporto a bordo di un B-52-H di missili Cruise armati con ogive nucleari dalla base di Minot nel Nord Dakota a quella di Barksdale nella Louisiana in violazione di statuti e leggi del governo federale sono state seguite dalle assicurazioni del Pentagono secondo cui si sarebbe trattato di un errore tecnico, assicurazioni che non hanno convinto nessuno anche perché i bombardieri strategici B-52-H operanti dalle basi statunitensi e da quella di Diego Garcia sono gli unici mezzi aerei dotati dei dispositivi di lancio dei Cruise. L'offensiva aeronavale dovrebbe essere lanciata prima dell'estate del 2008, prima cioè della scadenza entro cui il Presidente George W. Bush ha indicato la sua disponibilità a ritirare 30.000 soldati Usa dall'Iraq. Un eventuale provvedimento del genere verrebbe automaticamente accantonato da una grave provocazione iraniana o da un attentato terroristico contro gli Stati uniti o contro Israele attribuibile al Governo di Tehran. L'Amministrazione Bush ordinerebbe pertanto la reintroduzione della coscrizione obbligatoria e lo stato di emergenza nazionale in applicazione del "John Wagner Defense Authorization Act 2007" che prevede tra l'altro l'impiego delle forze armate sul territorio degli Stati uniti in caso di sommosse o atti di terrorismo -qualcosa come la legge marziale- e secondo alcuni potrebbe essere addirittura esteso ad un rinvio delle scadenze elettorali. A dire il vero l'ondata patriottica per una "America sotto attacco" e "in guerra" renderebbe superflue misure estreme del genere. Lo "smantellamento" delle centrali nucleari, degli impianti militari e industriali in Iran verrebbe accompagnato da analoghe operazioni belliche israeliane e statunitensi contro la Siria. L'incursione, ancora avvolta dal silenzio ufficiale, degli F-16 di Tel Aviv contro due basi nel nord della Siria ha dato la stura a ipotesi delle più dissennate: la Siria avrebbe ricevuto armamenti nucleari dalla Corea del Nord prima della rinunzia del governo di questo paese all'allestimento di ordigni del genere; Israele con l'incursione dei giorni scorsi avrebbe inscenato la prova generale di una sua partecipazione all'offensiva coordinata con gli Stati uniti contro l'Iran. Secondo fonti del Pentagono gli obbiettivi colpiti sarebbero stati invece alcuni depositi di armi iraniane destinate agli Hezbollah libanesi. La proclamazione di Gaza come "entità nemica" da parte del governo Olmert oltre ad equivalere ad una vera e propria dichiarazione di guerra, preannunzia altre misure belliche contro paesi vicini come il Libano destinate ad azzerare la possibilità di reazioni esasperate e convulse dell'intero mondo arabo a un'offensiva contro l'Iran e la Siria. Uno scenario di questo genere, ipotizzato a più riprese da autorevoli quotidiani europei quali il Frankfurter Rundschau, il Guardian, il Sunday Telegraph e Le Monde, potrà apparire troppo catastrofista a chi segua solo la stampa nazionale e nutra una fiducia intaccabile ed assoluta nel presente governo degli Stati uniti. È comunque lecito chiedersi se le nostre autorità militari e civili abbiano approntato elementari misure precauzionali quali l'aumento delle riserve strategiche di prodotti energetici con un possibile aumento del prezzo del petrolio a 150 dollari al barile, o una disponibilità aero-navale per l'evacuazione di 5000 militari dall'Afganistan e dal Libano. In caso contrario stiamo danzando ciechi e sordi verso l'abisso? Quote
bdrt Postato 25 Settembre 2007 Report Postato 25 Settembre 2007 Interceptor il guerriero della strada ,lo ricordate? Scherzi a parte io la penso cosi' anni fa la germania nazista per quanto folli potessero essere le loro idee , aveva i migliori scienziati non a caso il responsabile dei progetti apollo e dei nuovi vettori icbm americani era werner von braun capo dei proggetti tedeschi v1 e v2 prontamente accaparrato dagli americani , e tra i vari progetti tedeschi c'era la benzina sintetica .Secondo me quella formula giace in una cassaforte di qualche potente compagnia petrolifera e quando il petrolio costera' follie dopo essersi arrichiti a dismisura ecco pronta la soluzione ai problemi del mondo.oppure polverizzeremo l'islam con tutto il nostro arsenale nucleare e continueremo a girare con i nostri suv,interceptor quando la realta supera la finzione Quote
Weightless Postato 27 Settembre 2007 Author Report Postato 27 Settembre 2007 mentre scrivo le quotazioni del petrolio sono al nuovo record di 82,93$ al barile notare che nessun TG o giornale ne ha parlato oggi. Quote
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