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. C'era poca libertà, è vero, ma rispetto a Hitler era tutt'altro regime <_<

 

se fosse ancora vivo mio nonno ti farei parlare con lui...

Anche chi ha vissuto quegli anni non sempre ha una condanna totale ed assoluta. Ho avuto la fortuna di conoscere entrambi i miei nonni, uno dei quali è ancora in vita, e gli ho chiesto spesso di come fosse la vita durante il Ventennio. Il più anziano dei due addirittura ha militato nel PCI durante gli anni più caldi del dopoguerra e non posso certo dire che fosse filo-fascista ma cercava di vedere la realtà come fosse senza pregiudizi quindi riconosceva a Mussolini il merito di aver modernizzato il paese ma quando parlava della guerra il suo giudizio era drasticamente (e giustamente) opposto. Questa sua apertura gli ha anche fatto abbandonare il partito quando la corruzione ha cominciato a farsi avanti e gliel'hanno fatta pagare poichè l'hanno sbattuto in mezzo ad una strada a 2 anni dalla pensione (quindi ti lascio immaginare che opinione avesse del PCI :D ).

Io non voglio osannare Mussolini ma riconoscere che qualcosa di buono ha fatto, è il finale purtroppo che ha rovinato buona parte del buono che c'era <_<

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Tipo? i paesi scandinavi o quello anglosassoni?

 

no, tipo i più vicini, geograficamente e culturalmente, paesi come Svizzera, Germania e Olanda, ma anche Francia e Spagna :rolleyes:

Beh in Svizzera puoi starci parecchi anni e lavorare (adesso cominciano a fare come il leghisti però) ma appena finisci il lavoro ti rispediscono a casa tua, la cittadinanza non te la danno neanche a morire, in Germania la gente comune è abbastanza ostile agli stranieri immigrati e anche verso gli italiani che considerano come noi consideriamo rumeni ed albanesi...

In Olanda la situazione è più o meno la stessa, forse un po' meglio perchè semplicemente si fanno gli affaracci propri ma la forma di assistenzialismo che abbiamo noi loro non la concedono.

In Francia ci sono un sacco di immigrati frutto della politica degli scorsi decenni ma anche li stanno ripensando al loro futuro e cominciano a guardare con un bel po' di sospetto i musulmani anche alla luce della strage di Tolosa mantre la Spagna non è assolutamente tenera come noi con i barconi, in passato ha anche sparato contro a quei poveracci che provavano ad avvicinarsi alle loro coste, in generale comunque sono più duri con i clandestini anche perchè sarebbero ben presto invasi dall'Africa.

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tuo nonno se fosse onesto ti darebbe uno skiaffo ! non conosci cosa e il fascismo e non puoi giudicare... pao almeno riconosce che grazie a mussolini e al fascismo l'italia era diventata uan grande nazione ! e se l'italia e andata alla rovina e stata colpa delle cospirazioni massoniche !avevamo spaventato il mondo della finanza ! li avevamo tutti contro ! capitalismo comunismo ! tutti ! per sconfigere il fascismo ci sono volute 136 nazzioni belligeranti! tutte nazioni con un cinismo bestiale che li ha resi aridi e glaciali verso gli altri ed anche razzisti paesi come inghilterra francia e stati uniti ! che avevano paura delle idee fasciste ! parlare di un italia inferiore agli altri paesi forse e vero oggi ! ma all'epoca tutti ci invidiavano perfino gli usa con rooswelt apprezzavano e copiarono molte leggi fasciste negli anni 30 ! per quando riguarda all'enjtrata in guerra bisogna essere obbiettivi e ragionare un po.. non avevamo scelta ! dovevamo per forza allearci con la germania !

Non hai capito le mie parole.

Primo: non ho detto che Mussolini ha fatto diventare l'Italia un grande paese, ho solo detto che l'ha modernizzato.

Secondo: la vulgata ateo-massonica ha sicuramente fatto la sua parte durante la guerra ed ha imperato dopo ma è attiva anche adesso, secondo te gli speculatori che hanno provocato questa crisi chi sono? l'alta finanza ne è intrisa!

L'Italia ha scelto di schierarsi dalla parte sbagliata durante la guerra e non poteva sperare di vincere, Hitler era un caso a parte e devo dire che era ben al di fuori della realtà.

Il fascismo ha fatto la sua parte nella storia ma la storia lo ha sconfitto, idem dicasi per il comunismo anche se adesso si è mascherato e trasformato in qualcosa di non meno pericoloso e disumano.

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skiaffo !

 

guarda che con la "k" ci scrivono i comunisti leoncavallini

giusto :lol:
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Pao81 condivido ciò che stai scrivendo, leggendo ciò che scrivi rispecchia il mio pensiero, è assurda questa cosa :) .

Per fiatuno voglio dire che la storia non è solo ciò che pubblicano su you tube, ma ben altro, forse l'errore di Mussolini non è stato quello di entrare in guerra, ma ha sbagliato l'alleanza con la Germania, ma non poteva fare altrimenti, e poi ne abbiamo pagato le conseguenze.

 

Per favore scrivi in ITALIANO e non appuntato che è difficile leggere ciò che scrivi.

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presumo che ho non avete vistom i video oppure non le avete capito..... tuo nonno giustamente non puo sapere il reale motivo dell'entrata in guerra ! tuo nonno come molta gente dell'epoca non riuscendo a capire scaricarono la colpa della guerra a mussolini ! ma mussolini come poteva evitare la guerra? non poteva! l'italia non era una svizzera ! e non era lontano dai belligeranti.. e certamente non poteva allearsi con inghilterra e francia visto ke ci erano ostili e ke erano prprio loro la causa che aveva scatenato la guerra ! cosa credi ke mussolini negli anni 30 non voleva trovare un intesa con francia e inghilterra? addirittura nel 34 dopo il tentativo di colpo di stato nazista in austria skiero l'esercito al confine austriaco pronto a dikiarare guerra alla germania ! ma in ghilterra e francia non vollero skierarsi e fu costretto a ritirarsi ! mussolini fino al 36 a voluto allearsi con francia e inghilterra ! ma poi dal 36 in poi quelle 2 nazioni ci dikiararono guerra con le sanzioni minacce !ecc non era piu possibbile ne un dialogo ne un alleanza con loro al contrario la germania tendeva la mano verso di noi ! e noi isolati sempre di piu con una germania amikevole fummo kostretti ad avvicinarci a berlino ! con il tempo poi gli eventi fecero si ke ci alleammo ! la germania stava vincendo su tutti i fronti e la guerra sembrava volgersi al termine ! se non stavamo con la germania da soli non avremmo avuto nulla anzi la germania ci avrebbe sikuramente invaso !

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ciccio non ci fu nessun sbaglio e facile dire con il senno del poi ke fu una mossa sbagliata ma se fossimos tati al suo posto avremmo optato tutti per quella scelta perche era l'unica scelta che potevamo fare.. comunque la storia non e solo cio ke scrivono su you tube e vero io faccio ricerche storiche anche dal vivo in passato ho intervistato parecchi vekki ho sentito anche parecchi racconti ! ho visistato molti luoghi o analizato e messo a confronto cose e persone ecc non sono prprio un idiota in questa materia ;) cio ke so non lo scrivo quindi per descrivere certe cose spesso e utile qualke video preso da internet per spiegare il mio pensiero spesso la gente li racconta a modo suo giustamente alcune persone che non hanno studiato si vedono precipitare degli eventi adosso che non si sanno spiegare e allora basta qualkosa o qualkuno a kui dare la colpa e il gioco e fatto ! ;)

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I FRAGILI EQUILIBRI

In una situazione di perenne tensione e squilibrio tra le potenze europee, l’Italia avrebbe potuto garantirsi un ruolo decisivo facendo spostare il proprio peso ora verso uno ora verso l’altro contendente. L’intenzione era quella di tenere le distanze dai tedeschi ma non troppo per far stare sulla corda i francesi e indurli a un accordo che gli desse mano libera nei Balcani, dove oltre agli accordi commerciali con Austria e Ungheria del 1932, aveva un conto aperto fin dal 1919 con la Jugoslavia.

Inghilterra e Francia avevano i loro imperi coloniali, la Germania poteva trovare sbocchi commerciali negli stati baltici, in Polonia e in Russia. All’Italia non rimaneva che la possibilità di cercare di espandersi nell’area danubiana e in Medio Oriente.

Ma le direttrici espansionistiche della politica estera nazista, invece di guardare principalmente a est, come si augurava Mussolini, presero subito a prendere la direzione sud: obiettivo Austria. Nell’opinione pubblica tedesca era largamente diffusa la concezione che la Germania, con l’annessione dell’Austria, sarebbe stata destinata ad assumere anche l’eredità della monarchia danubiana nell’Europa sudorientale.

Mussolini doveva apparire equidistante dalle democrazie quanto da Hitler. Fin dai primi mesi del 1933 il Duce, in una serie di colloqui coi vari ambasciatori, si dichiarò contrario al corridoio di Danzica, la fascia di terra all’origine della seconda guerra mondiale e che tagliava in due il territorio tedesco per collegare la Polonia al porto di Danzica. Si trattava di una delle tante mostruosità partorite a Versailles.

Decise di muoversi verso un'intesa con Francia e Inghilterra, per paura di iniziative tedesche in Austria. La soluzione del rompicapo sembrò presentarsi sotto forma del progetto di un “Patto a quattro” tra Italia, Germania, Francia e Inghilterra con l'impegno di una revisione dei trattati.

Indirizzando la Germania a est si allentava la pressione tedesca sull’Austria e al tempo stesso si rendeva chiaro a Parigi e Londra che era necessario raggiungere un accordo generale prima che accadesse l’irreparabile. Il “Patto a quattro” venne siglato il 7 giugno 1933 a Roma da Mussolini e dai tre ambasciatori interessati. Quello stesso giorno, davanti al Senato, il Duce definiva il Patto un evento storico e la premessa a dieci anni di pace in Europa.

Ma Hitler non mollava di fronte alla prospettiva dell’Anschluss. Il 25 luglio 1934 i nazisti austriaci tentarono di rovesciare il governo Dollfuss e penetrarono nella Cancelleria uccidendo il capo del governo. Mussolini ordinò di far schierare alla frontiera alcuni reparti di quattro divisioni già di stanza tra il Brennero e Tarvisio.

Nel discorso di Bari del 6 settembre 1934 il Duce si scaglia contro il popolo tedesco: “Noi possiamo guardare con un sovrano disprezzo talune dottrine d'oltralpe, di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto.” Fallita la politica dell’equidistanza non rimaneva che avvicinarsi sempre più alla Francia.

Il 4 gennaio 1935 giunse a Roma il ministro degli Esteri francese Laval, col quale Mussolini raggiunse una serie di accordi, tra i quali anche il tacito “via libera” francese all’impresa etiopica. Ma Londra non gradiva un ingresso in grande stile dell’Italia in una regione strategica quale l’Africa Orientale.

Mussolini organizzò così dall’11 al 14 aprile il “Convegno di Stresa”, un vertice tripartito tra Italia, Francia e Inghilterra. Benchè all’ordine del giorno ci fosse solo la questione europea alla luce dell’aggressività nazista, in realtà si sarebbe dovuto parlare anche di Etiopia. Ma quando il Duce provò a provocare una presa di posizione degli inglesi, questi non raccolsero l’invito.

Più la crisi in Africa si incancreniva più la posizione di Roma di fronte a Francia e Gran Bretagna si indeboliva. E più si indeboliva più l’Italia, per non rimanere isolata, sarebbe stata costretta a volgersi verso Berlino. Ecco perché i tedeschi aiutarono l’Etiopia salvo poi, quando l’Italia si trovò nei guai per l’embargo decretato dalla Società delle Nazioni, correrle in aiuto. Nel conflitto italo-etiopico Hitler scorgeva una possibilità di mandare all’aria l’ordine europeo.

Vittorioso in Africa, ai ferri corti con gli inglesi, in freddo sostanziale coi tedeschi, Mussolini cercava ancora un accordo coi francesi. Il progetto di portare Parigi a legarsi all’Italia avrebbe potuto avere successo se non fosse intervenuta la vittoria delle sinistre nelle elezioni politiche francesi del 26 aprile 1936.

Il Duce lottò a lungo contro la diffidenza del neo primo ministro francese Blum, per poi dover purtroppo affermare: “La situazione attuale mi obbliga a cercare altrove le sicurezze che ho perduto dal lato della Francia e dal lato dell’Inghilterra, al fine di ristabilire a mio vantaggio l’equilibrio infranto.”

Di lì a poco tedeschi e italiani si trovarono a combattere fianco a fianco in Spagna, il che diede loro modo di trovare un effettivo punto di incontro: quello dell’anticomunismo. Hitler prefigurò un mondo dove a lui sarebbe spettata l’Europa centrale e a Mussolini il Mediterraneo. Il voto della Società delle Nazioni che, in barba alle vittorie italiane sul campo, aveva confermato all’Etiopia il suo seggio nell’assemblea, aveva fatto imbestialire Mussolini che, in un discorso a Milano, fece il primo accenno all’asse Roma-Berlino.

Gli inglesi non sembravano disposti a rinunciare ai propri privilegi e intendevano guadagnare tempo per riarmarsi in vista del confronto con la Germania.

Era arrivato il momento di scegliere da che parte stare: con le democrazie che lo guardavano con sospetto o con un paese che aveva un potenziale bellico superiore a quello sovietico, pari a quello di Gran Bretagna e Francia insieme e che, rispetto all’Italia, era superiore di quasi sei volte.

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Anche chi ha vissuto quegli anni non sempre ha una condanna totale ed assoluta.

 

chi in quegli anni ha subito pestaggi, il carcere ed il confino non ha, sicuramente, nessuna parola buona verso i fascisti, i similfascisti et similia...chi in quegli anni si è visto negare la libertà non ha, nè potrebbe avere parole buone...solo una condanna totale ed assoluta...non so quanti anni abbiatuo nonno, ma o è centenario oppure quei fatti li ha visti/sentiti da ragazzo...non quindi nella pienezza della loro portata e dopo anni di "indottrinamento" ...

 

una dittatura è un errore, totale ed assoluto, negare libertà di pensiero ed espressione(o anche solo provarci) è un orrore, totale ed assoluto...le leggi razziali sono un orrore, totale ed assoluto, non c'è molto da salvare del ventennio, ed anche quel poco è costato un prezzo per cui, sicuramente, non è valsa la pena!!!!

 

poi ognuno la può pensare come vuole, ovviamente, ed io penso che ogni difesa del fascismo è un arrampicarsi sugi specchi, niente di più e niente di meno!

 

esaltare il fascismo(o farne apologia che dir si voglia)invece è reato secondo la legge italiana

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il reato di apologianon e piu in vigore da qualke anno perche era evidente che si negava la liberta di pensiero e di parola ! se uno e fascista e libero di esserlo !

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Certamente il fascismo fu un movimento che usò la violenza, ma della validità di questa danno attestato alcuni autori che, almeno attualmente, non possono essere accusati di simpatie per il movimento mussoliniano. Scrive Giorgio Bocca che il fascismo fu violento e sopraffattore, ma lo fu perché trovò davanti a sé una sinistra antidemocratica, violenta, autoritaria e sopraffattrice. Anche il giornalista inglese Percival Phillips, corrispondente del Daily Mail, che visse per lungo tempo in Italia, ecco come ricorda quegli avvenimenti: "Essi (i fascisti) combattevano il terrore rosso con le stesse armi. Ai sistemi di Mosca risposero con i sistemi fascisti. Ma non imitarono i sistemi comunisti, di gettare vivi gli uomini negli altiforni, come fu deciso a Torino da un tribunale rosso composto in parte da donne, né torturarono i prigionieri come fecero in altre parti d’Italia i seguaci di Lenin".

Di non dissimile parere era lo stesso De Gasperi; infatti su Il Nuovo Trentino, il 7 aprile 1921, così scrisse: "Il fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà della Nazione. Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima".

In fatto di "violenza" non erano da meno i "moderati". Il cattolico Guido Miglioli, uno dei fondatori del Partito Popolare in Vita Italiana, 15 marzo 1922, così manifestò il suo pensiero: "Faremo fare agli agrari la fine di Giuda: li appenderemo coi piedi in su e la testa in giù agli alberi delle nostre terre: squarceremo il loro putrido ventre da cui usciranno le grasse budella turgide di vino. E nelle contorsioni dell’agonia noi danzeremo intorno non la danza della vendetta, ma la danza della più umana giustizia. E i fascisti, delinquenti, scherani, lanzichenecchi, assoldati all’agrario, seguiranno l’eguale sorte".

In un suo studio Antonio Falcone osserva: "In un certo senso si può dire che i fascisti la violenza non tanto la imposero quanto la subirono. Lo dimostra il numero dei loro caduti, che fu di gran lunga superiore a quello degli avversari. Secondo Roberto Forges-Davanzati, le vittime fasciste, tra morti e feriti, si contano a centinaia, mentre quelle avversarie si contano a decine. Nel 1924, uno degli anni più "caldi", specialmente nei mesi che precedettero e seguirono le elezioni legislative, caddero una ventina di fascisti e ne furono feriti almeno 140, mentre nella parte avversa si ebbe un solo morto".

Falcone continua: "La sproporzione si spiega col fatto che, mentre gli squadristi cercavano lo scontro frontale e aperto, i rossi conducevano la loro lotta a forza di imboscate e di attentati. Se poi opponendo violenza a violenza, furono i fascisti ad avere il sopravvento, ciò non fu perché fossero più violenti, o numericamente più forti, ma solo perché erano molto meglio organizzati e quindi più efficienti".

Per completare il quadro generale degli anni che vanno dal 1919 al 1922, è opportuno riportare la testimonianza del professor Ardito Desio che in una intervista concessa alcuni anni fa, così rispose ad una domanda di un giornalista: "Il fascismo ha avuto molti aderenti, dopo la fine della prima guerra mondiale, fra noi ufficiali perché si viveva in un clima di puro terrore. Si subivano pestaggi, bastonature. Numerosi furono assassinati per il solo fatto di portare le stellette. Il fascismo portava il rispetto civile, l’ordine, il rinnovato senso della Patria ed è per questo che ha avuto un gran seguito".

Preoccupata dalla minaccia del comunismo bolscevico la reazione borghese riconobbe nello squadrismo fascista l'avanguardia antiproletaria in difesa tanto della nazione quanto della proprietà. Durante il "biennio rosso" il dominio incontrastato delle organizzazioni operaie e contadine, i metodi intolleranti della sinistra nella difesa dei diritti dei lavoratori che spesso si traduceva in forme lampanti di sopruso, avevano finito per drammatizzare la lotta politica, facendo sembrare imminente una rivoluzione bolscevica.

I ceti medi produttivi si sentirono perciò difesi dalla "sana reazione" dello squadrismo. Lo Stato liberale pensò che lo squadrismo fosse il male minore e lasciò che il fascismo si radicasse nel tessuto sociale diventando il garante della pacificazione politica. Non è vero che a sinistra ci fossero solo vittime inermi, come pure non risponde a realtà che la violenza fosse patrimonio di una parte sola. è infondato sostenere che i fascisti aggredissero a freddo e muovessero all'attacco in dieci contro uno: diversi di loro morirono per i colpi dei franchi tiratori. Il movimento Fascista ebbe la forza di trasformare i suoi caduti in martiri. Tra i grandi Squadristi storici ricordiamo Italo Balbo, Ettore Muti, ma anche intellettuali come Giuseppe Bottai e Alessandro Pavolini, politici del calibro di Dino Grandi e artisti come Filippo Tommaso Marinetti.

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L’antisemitismo era sempre stato estraneo al fascismo come alla stessa storia del nostro paese. Anche fra i “sansepolcristi” figurano diversi ebrei, ed era ebreo il milanese Cesare Goldman che offrì a Mussolini la sala di piazza San Sepolcro dove si svolse la storica adunata. Altri ebrei figurano fra i caduti della rivoluzione fascista, mentre era ebreo il prefetto Dante Almansi, che fu vicecapo della polizia sotto il quadrunviro De Bono; ebreo era Aldo Finzi, squadrista e sottosegretario agli Interni nel governo Mussolini, ed ebrea era Margherita Sarfatti, alla quale affidò persino la direzione di “Gerarchia”, la rivista teorica del partito.

Ebrei italiani ricoprivano alti gradi nell’Esercito regio, avevano partecipato con entusiasmo alla guerra d’Abissinia e ora stavano combattendo in Spagna dove uno di loro, il generale Alberto Liuzzi, vi aveva meritato la medaglia d’oro.

Nel 1938 il Fascismo decise la persecuzione razziale. Il Duce si convinse che la Germania era ormai una potenza imbattibile e che l’alleanza con Hitler sarebbe risultata vincente. Considerò la legislazione razziale una sorta di “pegno” da offrire all’alleato-rivale. Con i “Provvedimenti per la difesa della razza” del 6 ottobre, si prevedeva l’esclusione degli ebrei da cariche politiche, amministrative e civili, da ogni livello di insegnamento e l’iscrizione esclusiva degli studenti ebraici a scuole ebraiche, la proibizione ad avere aziende con oltre cento dipendenti, terreni e fabbricati superiori a certe dimensioni. Proibiti anche i matrimoni misti e l’esercizio della professione di notaio. Limitazioni varie erano poi previste per altre professioni, dal giornalista al medico, dal farmacista all’avvocato, dal geometra al chimico.

Tuttavia le nuove leggi non venivano applicate ai familiari dei caduti nelle varie guerre e dei “caduti per la causa fascista”, ma anche ai feriti, mutilati, invalidi e decorati, a chi potesse vantare una tessera del PNF dal 1919 al 1924 e a “coloro che avessero acquisito eccezionali benemerenze”.

A chi era stato espulso dalla pubblica amministrazione e non aveva raggiunto i livelli minimi per avere la pensione, venne assicurato il versamento dei contributi figurativi necessari per raggiungere il minimo pensionistico. Il Regime continuò a versare lo stipendio agli insegnanti ebrei mascherandosi dietro la formula “fino a nuove disposizioni”.

Creò inoltre sezioni particolari e a volte anche intere scuole per l’istruzione degli ebrei e consentì agli universitari e agli studenti di conservatori e accademie di terminare gli studi. Proibì infine l’espulsione degli ebrei dal Partito.

In Italia i provvedimenti antisemiti non impressionarono più di tanto l’opinione pubblica, mentre a Berlino le misure prese in tema razziale vennero giudicate insufficienti e contraddittorie.

Con le leggi razziali il Duce stesso trovò una scappatoia per molte famiglie di ebrei. Le famiglie di razza ebraica discriminate erano 3522 su 15000 (5/11/1938) a un solo mese dall'emanazione delle leggi. A questa ultima data vanno aggiunte le migliaia di famiglie, quasi tutte accettate, che fecero ricorso. Dalla legge del 13/07/1939 in base alla quale era possibile dichiarare la cosiddetta ''arianizzazione'' si salvarono quasi in toto tutti gli ebrei italiani, a quell'epoca 39000 circa.

Come osservò Mussolini “la nostra legislazione speciale, determinata da stati d’animo e fatti d’ordine politico, non si appesantì fisicamente sulla minoranza israelita”.

I tedeschi furono prodighi di rimproveri e pressioni su Roma perché la smettesse di ostacolare i loro progetti di “soluzione finale”. Nell’incontro del Brennero del marzo 1940, Hitler chiese la rimozione dal consolato di Varsavia del diplomatico italiano Di Stefano che con una serie di stratagemmi aveva salvato numerosi ebrei col pieno avallo di Roma. Durante la guerra, fino al 25 luglio 1943, le forze armate e le rappresentanze diplomatiche italiane in Francia, Balcani e Grecia operarono in aperto contrasto con i tedeschi, salvando decine di migliaia di ebrei dalla deportazione nei lager.

In varie occasioni Mussolini disse una cosa ai tedeschi e poi ne fece un’altra o avallò espressamente quanto fatto dai suoi uomini. Accadde così per i 5000 ebrei del Montenegro che il generale Pirzio-Biroli strappò ai tedeschi, sicuro di interpretare il pensiero di Mussolini. Anche in Croazia si attendeva la consegna degli ebrei autorizzata da Mussolini nell’agosto 1942 e non ancora avvenuta nel febbraio 1943.

Dopo la visita a Roma del ministro Ribbentrop e le sue esplicite pressioni in tal senso, Mussolini comunicò al generale Robotti, comandante delle truppe italiane in Croazia: “Sono stato costretto a dare il mio consenso alla espulsione, ma voi escogitate le scuse che volete, in modo da non consegnare neppure un ebreo. Dite che non avete i mezzi per trasportarli a Trieste e che il trasporto via terra è impossibile”.

I tedeschi dovettero attendere la caduta del fascismo per avere completamente mano libera: il primo dei 43 treni che trasportarono ebrei dall’Italia verso i lager nazisti partì solo il 16 settembre 1943.

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chi in quegli anni ha subito pestaggi, il carcere ed il confino non ha, sicuramente, nessuna parola buona verso i fascisti, i similfascisti et similia perche erano dei criminali ! non e vero che erano rinchiusi la gente normale ! poi voglio ricordare che il confino esiste ancora in italia !

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Qualche anno fa il Presidente del Consiglio dei ministri italiano Silvio Berlusconi, in uno dei suoi tanti show, parlando del confino fascista lo definì come un "luogo di villeggiatura" al quale venivano spediti gli oppositori del regime di Mussolini. Le isole di Ponza, Ventotene, oggi bellissime localita turistiche erano, tra le altre, utilizzate a tal scopo.

Nonostante ciò la definizione di villaggio turistico non è certamente idonea a descrivere il confino durante il ventennio fascista anche se tale misura non era neppur minimamente paragonabile ai gulag russi o ai campi di concentramento come invece vorrebbe farci credere la solita mediocre storiografia italiana.

 

Non è ancora vero che al confino ci venissero mandati solo gli oppositori politici: terroristi e criminali affollavano le strutture all'uopo dedicate. In altre invece erano accolti i dissidenti tra cui nome di spicco in quegli anni fu certamente quello di Antonio Gramsci.

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