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La rimozione di Speciale

ROMA (1 giugno) - La tensione fra il governo e la Guardia di Finanza è salita oggi a livelli molto alti. Il vice ministro dell'Economia Vincenzo Visco ha rimesso le deleghe sulle Fiamme gialle, mentre il comandante generale Roberto Speciale è stato rimosso e al suo posto è stato nominato Cosimo D'Arrigo. Prodi ha ribadito: totale fiducia a Visco e alla Gdf. I leader della Cdl vanno all'attacco: "Gravissima prevaricazione, siamo all'emergenza democratica".

 

"Ho apprezzato il gesto compiuto da Visco al quale esprimo tutta la mia stima e fiducia. Totale fiducia va anche alla Guardia di Finanza e al suo nuovo comandante chiamati a continuare il proprio lavoro con determinazione e correttezza", ha affermato il premier Romano Prodi in un comunicato. La Guardia di Finanza "deve poter operare in tranquillità" e "ritengo utile per agevolare una rapida soluzione" l'autosospensione della delega, ha scritto Visco in una lettera inviata al presidente del Consiglio e al titolare dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Visco ha poi denunciato una situazione "insostenibile" causata da "una campagna di disinformazione scientificamente organizzata con finalità politiche tese a colpire me e a offuscare lo sforzo della lotta all'evasione fiscale".

Speciale rifiuta di dimettersi. Secondo l'agenzia Adnkronos, Speciale oggi aveva rifiutato la richiesta del governo di lasciare il comando delle Fiamme Gialle. In particolare, dopo essere stato convocato alle 16 dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, all'alto ufficiale sarebbe stato offerto un posto o al Consiglio di Stato o alla Corte dei conti a condizione di sue immediate dimissioni. Il generale Speciale ha opposto un secco rifiuto. Fonti del ministero dell'Economia non hanno voluto né confermare né smentire queste indiscrezioni.

Durissima la reazione della Cdl. In una nota congiunta, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Lorenzo Cesa e Umberto Bossi hanno tuonato: "La destituzione del generale Speciale da parte del governo è una gravissima prevaricazione e rappresenta un'autentica emergenza democratica che vanifica anche l'appello al dialogo rivolto proprio oggi dal capo dello Stato. E questo alla vigilia della Festa della Repubblica, che è la giornata delle Forze Armate. Di Fronte a questo fatto, che è di inaudita gravità e senza precedenti nella storia della Repubblica, tutta l'opposizione reagirà con assoluta fermezza".

 

Prodi invece ha minimizzato: a chi chiedeva se allora si potesse considerare "scampato il pericolo", il premier ha alzato le spalle e sorridendo ha dichiarato: "Perché? È successo qualcosa?". "Mi meraviglia - ha aggiunto - che voi vi meravigliate...". La CdL si parla di "emergenza democratica", Prodi sempre sorridendo ha continuato: "C'è una nota? Bene, la leggeremo...".

 

Ma i commenti dell'opposizione sono stati molto duri. "Siamo di fronte al colpo di Stato. Il presidente della Repubblica non ha nulla da dire? La festa della Repubblica è oscurata da un attentato alla Costituzione attuato da un Consiglio dei ministri delegittimato. Va riunito subito il Parlamento a tutela della legalità repubblicana minacciata da un vero golpe", ha dichiarato Maurizio Gasparri, di Alleanza Nazionale. "Il governo ha rimosso il comandante generale della Guardia di Finanza colpevole solo di aver tutelato le sue prerogative istituzionali e la dignità delle Fiamme Gialle dalle illegittime interferenze del viceministro Visco. Siamo nel pieno di una grave emergenza democratica", ha detto il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi. "Non posso credere - ha proseguito - che non ci siano più in questo Paese istituzioni indipendenti in grado di arrestare questa deriva autoritaria di un governo irresponsabile". "Il fatto che il viceministro Visco sia stato costretto a rimettere le deleghe sulla GdF dimostra chi aveva ragione e chi torto", ha osservato Roberto Castelli, capogruppo della Lega al Senato. "Sono contento - ha aggiunto - che il generale Speciale esca da questa vicenda a testa alta. Che poi la violenza di questo governo costringa Speciale a cambiare posto è una cosa ignobile ma nulla toglie al valore della persona. Questa sinistra si deve solo vergognare: punisce chi fa il proprio dovere". "A questo punto - ha concluso Castelli - per il bene del Paese, è opportuno che Visco non riprenda mai più le deleghe sulle Fiamme Gialle".

 

da IL MESSAGGERO

 

 

Da rimanere a bocca aperta :huh:

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ti sono infinitamente grato per l'apertura di questo topic, volevo farlo io ma tu l'hai fatto molto meglio! dal mio punto di vista, un NO-COMMENT è l'unica cosa che mi esce fuori.

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E' assurdo, non credo possa accadere di peggio ormai...

La cosa peggiore è che il Presidente della Repubblica ha detto di non poter fare niente... però penso sia una dichiarazione di qualche giorno fa, prima della destituzione di Speciale...

la cosa ormai è gravissima. In un confronto con Fini, il ministro Bersani, non ha saputo dare nemmeno una spiegazione su quanto ha messo in chiaro G. Fini.

E pensare che Bersani la consideravo fino a 2 giorni fa l'unica persona valida di questo governo.

Non è esagerato parlare di colpo di Stato.

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La politica che usa a proprio piacimento l'esercito è un fatto gravissimo!

Secondo me i politici in questione non devono solo dimettersi ma essere cacciati a vita da ogni incarico pubblico!

Non dimentichiamoci che questa gente è pagata dal popolo per servire il popolo!!

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La politica che usa a proprio piacimento l'esercito è un fatto gravissimo!

Secondo me i politici in questione non devono solo dimettersi ma essere cacciati a vita da ogni incarico pubblico!

Non dimentichiamoci che questa gente è pagata dal popolo per servire il popolo!!

 

come non quotare! se questo fatto fosse accaduto sotto il berlusca, la sinistra avrebbe gridato indignata "al golpe-al golpe". trovo vergognoso il "giocare" con le carriere ed i posti dei massimi vertici militari da parte dei politici, che trattano i militari, di fatto, alla stregua di manager o amministratori delegati che vengono "piazzati" a solo piacimento dell'azionariato. Un Generale si è fatto un mazzo come una casa per arrivare ai vertici, inclusa l'Accademia, gestisce sotto la propria enorme responsabilità un numero elevatissimo di uomini, mezzi, immobili e fondi economici: vederlo dover obbedire ai voleri della politica mi fa rodere il qlo a bestia!

Lo considero, personalmente, un vergognoso colpo basso al popolo.

Auguro a questo governo di subire almeno il doppio di quello che hanno fatto ad un uomo certamente di valore qual'è il Generale Speciale.

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prodi in 24 ore è stato fischiato prima da quelli

che guardavano la parata militare del 2 giugno

e poi dagli oppositori della base militare a vicenza....

 

è stato fischiato dai militaristi e dai pacifisti !!!

 

ma come ha fatto :S

 

credo sia l'unico al mondo a cui è riuscita quest'alchimia :D

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Sono passato per caso e devo replicare alle cose che dite.

 

Prima di parlare, informatevi...

 

La destra giacobina a passo di carica

di EUGENIO SCALFARI

 

La maionese è impazzita. Quando avviene questo incidente culinario (e può accadere anche se le uova sono fresche di giornata) non c'è che buttarne il contenuto e ricominciare pazientemente da capo. Un'altra immagine dello stesso fenomeno che ho usato qualche mese fa è quella dello specchio rotto. Lo specchio è uno strumento che serve a riflettere l'immagine. Se si rompe in tanti frammenti l'immagine non c'è più e sopraggiunge una sorta di cecità, sia che si tratti d'un soggetto individuale sia - peggio ancora - d'un soggetto collettivo.

 

Ma nel caso nostro, voglio dire nella società italiana, nelle forze politiche e sociali che ne sono parti rilevanti, nella classe dirigente che dovrebbe guidarla ed esserne punto di riferimento e di esempio, non ci sono più nemmeno i frammenti di quello specchio. Si direbbe che un cingolato ci sia passato sopra e l'abbia polverizzato. Così si procede a tentoni, animati solo dall'istinto di sopravvivenza, dagli spiriti animali, dalla psicologia del branco, dai legami corporativi.

 

La razionalità non fa più parte del nostro bagaglio intellettuale e morale. È stata picconata da tutte le parti la razionalità; accusata di essere all'origine dei delitti e del più grave tra tutti - quello della superbia. Così la luce della ragione è stata spenta, nuove ideologie si sono installate al posto di quelle crollate in rovina, fondamentalismi d'ogni tipo hanno preso il posto della tolleranza e della certezza del diritto.

I circuiti mediatici hanno dato mano a questa devastazione e salvo rarissime eccezioni ancora continuano in questa funzione amplificatoria e istigatrice del peggio, accreditando e ventilando versioni dei fatti prive di verità e di ragione.

 

Questo complesso di circostanze ha toccato il suo culmine nel conflitto in atto tra il governo e il generale comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale. Un conflitto certamente grave perché motivato da ragioni tutt'altro che futili, ma che sta coinvolgendo le massime istituzioni repubblicane in un contesto, appunto, di impazzimento generale sapientemente alimentato da una psicologia del tanto peggio tanto meglio che ha ora raggiunto livelli mai visti prima.

 

Ci occuperemo dunque di questa incredibile vicenda cercando di chiarirne gli elementi di fatto con la massima obiettività possibile in questi chiari di luna. Non senza avvertire che essa è soltanto l'ultimo episodio d'una serie che costella da anni il costume nazionale gettando nello sconforto tutte le persone di buona fede e di buona volontà che costituiscono ancora la maggioranza del Paese e assistono impotenti e senza voce allo scempio della ragione.

 

Sarò conciso nel rievocare fatti già noti ma spesso trascurati o volutamente stravolti. E comincio dalla fine, cioè da quanto è avvenuto ieri, 2 giugno, festa della Repubblica.

 

La giornata è cominciata malissimo. A Roma nella tribuna dalla quale le autorità dello Stato assistevano alla parata delle Forze armate mentre sfilavano i vari corpi, le storiche bandiere dei reggimenti con i medaglieri guadagnati sui campi di battaglia e nelle rischiose missioni di pace, andava in scena una lite continua e sommamente disdicevole tra i rappresentanti dei due schieramenti politici, seduti alle spalle del presidente della Repubblica.

 

Poco dopo il capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi, interrogato dai giornalisti sull'intenzione di chiedere udienza al Capo dello Stato per rappresentargli una situazione definita di "attentato alla democrazia" da lui e da tutti gli altri componenti del centrodestra, rispondeva: "Quella visita al Quirinale sarebbe nei nostri desideri, ma purtroppo non c'è più nessuna istituzione che ci dia garanzie d'indipendenza: la sinistra le ha occupate tutte".

 

Affermazione della quale è superfluo segnalare la gravità e che, pronunciata da chi ha guidato il governo per cinque anni e da un anno guida l'opposizione, segnala - essa sì - un degrado democratico che colpisce il presidente della Repubblica in prima persona e il suo ruolo di massima garanzia.

 

Prodi dal canto suo, nel corso di un drammatico Consiglio dei ministri avvenuto il giorno prima, di fronte alle reiterate divisioni sull'uso delle risorse disponibili, aveva detto: "Se si continua così io me ne vado, ma non vi illudete pensando a soluzioni dopo di me perché dopo di me ci sono soltanto le elezioni". Si può capire il perché di questa affermazione, volta a richiamare all'ordine gli alleati riottosi, ma non toglie che si tratti d'una forzatura poiché non spetta a Prodi stabilire che cosa potrebbe avvenire dopo le sue eventuali dimissioni; spetta soltanto al Capo dello Stato dopo che abbia consultato i gruppi parlamentari.

 

Quanto a Napolitano, egli ha più volte ripetuto che non intende sciogliere le Camere con la vigente legge elettorale che le rende ingovernabili e comunque senza prima aver accertato l'esistenza o meno d'una maggioranza parlamentare che possa dare fiducia ad un governo istituzionale insediato per formulare una nuova legge elettorale e adempiere ai compiti urgenti che incombono sulle materie dell'economia, della finanza pubblica e della sicurezza nazionale.

 

Infine lo stesso Napolitano ha dichiarato che il tema della Guardia di Finanza e della rimozione del suo comandante generale esulano dalle sue competenze.

In quelle stesse ore, nel corso d'un convegno dei giovani industriali a Santa Margherita, Gianfranco Fini insultava pesantemente il ministro dell'Industria, Bersani, ottenendo dalla platea un'ovazione da curva sud dello stesso tipo di quelle ottenute da Berlusconi a Vicenza alcuni mesi fa sotto lo sguardo allora allibito di Montezemolo e del vertice della Confindustria.

 

Spettacolo preoccupante, quello di Santa Margherita; non perché gli industriali non possano applaudire un uomo di partito che esprime le sue idee, ma perché quell'uomo di partito è lo stesso che ha condiviso quella politica che ha portato il reddito nazionale a crescita zero, il debito pubblico a risalire, l'avanzo primario del bilancio a scomparire, la pressione fiscale ai suoi massimi, i fondi per le infrastrutture inesistenti e le liberalizzazioni interamente inevase.

Questo, ad oggi, il grado di impazzimento di quella maionese di cui si è parlato all'inizio.

 

Ma ora risaliamo a quanto è accaduto tra il vice ministro delle Finanze e il generale Speciale. Ecco i fatti nella loro crudezza.

 

1. Speciale presenta a Visco qualche mese fa un piano di avvicendamenti comprendenti l'intero quadro di comando della G. d. F. Motivazione: è prassi che ogni tre anni gli incarichi siano avvicendati per ragioni di funzionalità.

 

2. Visco esamina il piano e vede che l'avvicendamento riguarda tutti i comandi salvo quelli di Milano e della Lombardia. Ne chiede ragione. Speciale, in ottemperanza, si impegna a riformulare il piano includendovi i comandi della Lombardia.

 

3. Visco sa benissimo il motivo dell'esclusione dei generali e dei colonnelli che hanno incarichi dirigenti a Milano: si è formato da anni in quella provincia un gruppo di potere collegato con il comando generale di Roma. Risulta a Visco che quegli ufficiali abbiano "chiuso gli occhi" su gravissime irregolarità verificatesi nel sistema delle intercettazioni telefoniche, avvenute nel corso di scalate finanziarie a banche e a giornali.

 

Alcuni di quei documenti sono stati trafugati e consegnati a giornali di parte per la pubblicazione. In alcuni casi le intercettazioni non sono neppure arrivate all'ufficio del Pubblico Ministero ma trafugate prima e consegnate ai giornali senza che la magistratura inquirente ne avesse preso visione.

 

4. Passano i giorni e le settimane ma Speciale non consegna il nuovo piano di avvicendamento.

 

5. Nel frattempo lo stesso Speciale avvisa, all'insaputa di Visco, il procuratore della Repubblica di Milano che i comandi della G. d. F. milanese stanno per essere sostituiti. Il procuratore si preoccupa per i nuclei di polizia giudiziaria che operano ai suoi ordini effettuando inchieste delicate e importanti. Speciale lo invita a mettere per iscritto quelle preoccupazioni. Arriva la lettera del procuratore. Speciale la mostra a Visco.

 

6. Visco, dopo aver riesaminato la pratica, telefona a Speciale per manifestare la sua sorpresa e il suo malcontento. Speciale mette in vivavoce la telefonata alla presenza di due alti ufficiali che ascoltano la conversazione.

 

7. Il tribunale di Milano, richiesto di verificare lo stato dei fatti in via di accertamento, esclude che esista alcuna indebita interferenza da parte di Visco.

 

8. Speciale rende pubblico il conflitto in atto presentandolo come un'interferenza di Visco sull'autonomia della G. d. F.

Di qui i seguiti politici che conosciamo e che portano all'autosospensione di Visco dalla delega sulla G. d. F. e alla rimozione di Speciale dal comando generale per rottura del rapporto fiduciario tra lui e il governo.

 

Dove sia in questa arruffata vicenda l'attentato alla Costituzione e alla democrazia denunciato con voce stentorea da Berlusconi e da tutti i suoi alleati, Casini compreso, è un mistero.

 

Il vice ministro delle Finanze aveva - ed ha - il fondato sospetto di gravi irregolarità compiute da alcuni comandi collegati con il comando generale. Rientra pienamente nei suoi poteri stimolare il comando generale ad avvicendare i generali non affidabili. Alla fine, accogliendo le preoccupazioni del procuratore di Milano, lo stesso Visco consente ad escludere i comandi milanesi dall'avvicendamento dei quadri nel resto d'Italia.

 

Tra i dettagli (dettagli?) incredibili c'è quella telefonata messa in vivavoce all'insaputa dell'interlocutore ed ascoltata da due ufficiali di piena fiducia dello Speciale. Basterebbe questo dettaglio a rimuoverlo dal comando.

Del resto - e purtroppo - non è la prima volta che il comando generale della G. d. F. dà luogo a gravissimi scandali. Almeno in altre due occasioni dovette intervenire la magistratura penale e fioccarono pesanti condanne di reclusione.

 

Ovviamente ciò non lede il valore e l'affidabilità di quel corpo militare, così come i tanti casi di pedofilia dei preti non vulnerano l'essenza della Chiesa quando predica il Vangelo. Certo ne sporca l'immagine e quindi danneggia fortemente la Chiesa. Così le malefatte di alcuni generali e perfino del comandante generale pro-tempore non inficiano l'essenza d'un corpo chiamato a tutelare le finanze dello Stato ma certamente ne sporcano l'immagine.

 

Quanto a Visco, quando il conflitto si è fatto rovente tracimando nella politica e in Parlamento, ha restituito la delega in attesa che si pronunci la magistratura di Roma che nel frattempo ha aperto un'inchiesta contro ignoti su quel tema.

 

C'è un'orchestrazione sapiente in tutto questo. La ricerca della spallata che tarda a venire. L'uso delle proteste provenienti dai tanti interessi corporativi. I danni gravi dell'eterno litigio all'interno del governo e della coalizione che lo sostiene. Il voto elettorale certamente sfavorevole al centrosinistra specie nel Nord. Il riemergere del massimalismo della Lega e dei falchi berlusconiani. Le rivalità fra i riformisti del centrosinistra per la leadership del Partito democratico. La sinistra radicale imbizzarrita.

 

C'è un paese che non ha più una classe dirigente ma solo veline e velini disposti a tutto pur d'avere due minuti su un telegiornale e un titolo di prima pagina su un quotidiano.

 

Possiamo esser tranquilli in mezzo a questo "tsunami"?

Due punti fermi negli ultimi tre giorni ci sono stati. Il primo è la correttezza e la forza di Giorgio Napolitano di fronte agli sguaiati tentativi di coinvolgerlo e il richiamo del Capo dello Stato al principio della divisione dei poteri che rappresenta il cardine dello Stato di diritto e che, in verità, Berlusconi ha calpestato e calpesta da dieci anni a questa parte. Le leggi "ad personam" e la sua prassi di governo lo provano a sufficienza, quale che sia in proposito l'opinione della nuova borghesia sponsorizzata e immaginata da Montezemolo e dal giovane Colaninno.

 

Il secondo punto di tranquillità è venuto dalle Considerazioni finali esposte il 31 maggio dal governatore della Banca d'Italia. Draghi, con una prosa secca quanto lucida e documentata, ha segnalato le luci e le ombre dell'economia italiana distribuendole equamente tra la classe politica, le parti sociali, gli operatori economici. Ha dato a ciascuno il suo, nessuno è stato privato dei riconoscimenti meritati e del fardello di critiche altrettanto dovute.

 

Personalmente temevo che il tecnocrate Draghi si mettesse sulla scia della protesta confindustriale legittima ma sciupata dalla salsa demagogica servita a piene mani nell'Auditorium di Roma e in quello di Santa Margherita. Non è stato così e ne sono ben lieto. Draghi ha reso un servizio al paese, come ha fatto Mario Monti in altre occasioni. Come fece Ciampi nelle varie tappe della sua vita al servizio delle istituzioni.

 

Queste persone ci danno calma e recuperano la morale e la ragione. Seguendo questa traccia si potrà forse costruire uno specchio nuovo e recuperare un'immagine decente di noi stessi e d'un paese deviato dai cattivi esempi a ingrandire il fuscello che sta nell'occhio altrui senza occuparsi della trave che acceca il proprio.

 

 

 

IL RETROSCENA

 

Un giro di nomine è alle porte. Un affare gestito dagli alti gradi militari che colmano un vuoto politico. Ecco come nasce il caso Speciale

La forte lobby con le stellette. "Ma la sinistra l’ha sottovalutata..."

di Roberto Rossi / Roma

 

Sta nella logica degli avvicendamenti militari la soluzione del puzzle Visco-Speciale. Un puzzle fatto di nomi e cognomi, ma anche di carriere che vanno a incrociare interessi economici e di un affarismo elevato a sistema. Che ha lanciato la sua sfida alla politica.

Nelle forze armate è tempo di nomine. Tra luglio e agosto. Scade il capo di stato maggiore della Difesa, il capo di stato maggiore dell’Esercito, quello della Marina. Fra breve si dovrebbe rivoluzionare l’apparato militare italiano. Questo sulla carta. Nei fatti, invece, il sistema di ricambio è da anni ingessato, tant’è che pochi eletti occupano a giro le poltrone più importanti. E un giro può anche durare otto, dieci anni. Un periodo di tempo nel quale si gestisce potere, soldi e relazioni. E che è più longevo della politica. "Cinque anni dura un governo, sette anni un presidente della Repubblica, i veri precari sono loro, non i militari" spiega una fonte ben informata.

Per l’ordinamento italiano le cariche dei vertici militari durano da un minimo di due a un massimo di tre anni. La pensione è fissata a 63 anni. Ma è un limite lasco. Ad esempio: un generale può essere nominato anche a 62 anni e sei mesi e restare in carica per altri due anni senza doversi ritirare. Inoltre i massimi vertici militari possono chiedere delle deroghe alla legge. Che il governo decide di accordare di volta in volta.

E negli anni la deroga da eccezione diventa sistema. Perché? "Perché da parte della sinistra - spiega la fonte - c’è indifferenza sul problema della sicurezza nazionale, che invece è un ganglo vitale della democrazia, come l’industria o il lavoro". Ricalcando un vecchio atteggiamento residuale, quindi, sul tema la sinistra si priva di una visione d’insieme. E diventa influenzabile dai vertici militari. Che ne condizionano le scelte. Anche nelle nomine. "Tra loro parlano - spiega ancora la fonte - si connettono, fanno cordate, fanno squadra e si rivolgono al politico per condizionarlo, con le buone o con le cattive". A questo serve la deroga alla legge. Per mantenere il potere, magari cambiando casacca, e far "parte del solito circolo ristretto".

In questo quadro d’insieme si dipana il caso Visco-Speciale. Che prende avvio proprio dalla richiesta di una deroga. Quella fatta pervenire dall’ammiraglio Giampaolo Di Paola, Capo di stato maggiore della Difesa, il massimo grado a cui un militare può aspirare, al ministro della Difesa qualche mese fa. Di Paola avanza la domanda di proroga per un anno. Per lui, che si è formato alla scuola americana di Saclant (a Norfolk in Virginia), l’obiettivo è di rientrare nel Comitato militare di Bruxelles le cui nomine si faranno in autunno. Sarebbe il rappresentante dell’Italia. Di Paola è un militare di peso. Occupa l’ambita poltrona dal marzo del 2004, anche se, scorrendo il curriculum, è dal 1994, quando viene nominato Capo del reparto politica militare, che è sull’onda.

La sua è una poltrona che fa gola. È da mesi che si pensa a come rimpiazzarlo. Alla fine si arriva all’incastro. In questo modo. Se Di Paola molla la successione a capo di Stato maggiore della Difesa, secondo una regola non scritta, sarebbe d’appannaggio dell’Aeronautica. Sarebbe però. Perché i vertici dell’Esercito chiedono per questa volta la regola non scritta venga modificata. Nel posto più alto vogliono un loro uomo. La richiesta ha una motivazione logica. È l’Esercito che paga il prezzo più elevato in termini di uomini e mezzi per le missioni all’estero, e vuole avere una contropartita.

Di Paola, dicevamo, molla ma non subito. Chiede una proroga. Alla quale tutti si allineano. Per rientrare nel giro delle nomine anche l’attuale Capo di stato maggiore dell’Esercito, Filiberto Cecchi, chiede di essere prorogato e il suo sotto capo il generale Emilio Marzo potrebbe essere tentato di fare altrettanto.

Ma questo scenario non è lineare. Ci sarebbe una sovraesposizione dell’Esercito. L’attuale braccio destro di Di Paola viene proprio da lì. È il generale di corpo d’armata Gianni Botondi, che oggi occupa la poltrona di segretario generale della Difesa e Direttore nazionale degli armamenti. È un posto di rilievo. È la figura apicale a cui fanno capo tutti gli investimenti industriali nel campo della difesa, che sono un vincolo di bilancio pubblico per anni interi. È dal ‘98 che è in pista con incarichi di livello.

Con un Capo di stato maggiore della Difesa preso dall’Esercito Botondi deve traslocare. L’unico posto libero è la guida della Guardia di Finanza, la poltrona occupata da Roberto Speciale, che in questo gioco è tagliato fuori, vittima di un ingorgo militare.

Speciale, che per raggiungere la "cerchia ristretta" aveva stretto un’alleanza con Nicolò Pollari, il discusso ex capo del Sismi, si sente in pericolo e innesca l’affare Visco. Portandolo alle estreme conseguenze. Perché Speciale arriva fino a questo punto? "Perché è un comportamento figlio del sistema creato nei vertici militari. Si vuole essere più forti della politica. Per sopravvivere a prescindere dalle sue vicende". La politica non rappresenta un’autorità, diventa quindi un accessorio. In questo modo il suo primato cessa di esistere. Se così fosse "si scivolerebbe su una china la cui fine è impensabile".

 

La strategia dei veleni

Gianfranco Pasquino

 

Caso Speciale

 

Avviene troppo spesso nella politica italiana che la sostanza dei problemi, cucinata con veleni di vario tipo, venga sbattuta in pubblico nelle sedi meno appropriate e che le istituzioni vengano, da un lato, tirate in ballo impropriamente, dall’altro, sminuite nei loro ruoli più appropriati o, addirittura, assoggettate a distorsioni. Dopodiché, se alla crisi della politica, che è crisi del modo di fare politica e degli stessi uomini politici, opportunamente denunciata da D’Alema, fa seguito un attacco alle istituzioni, anche sotto forma di loro svilimento, allora ne risente tutto il tessuto democratico. Nel sottolineare l’importanza delle istituzioni e del rispetto delle regole, sono certamente influenzato dal fatto di essere vissuto in Inghilterra per parecchi mesi. Qui, il conflitto politico è sicuramente intenso, i giornalisti, televisivi e no, non si ritraggono dall’utilizzare il loro “quarto” potere interrogando senza soggezione governanti e rappresentanti, i problemi, in special modo nella transizione da Tony Blair a Gordon Brown, non sono certamente irrilevanti, ma nessuno pensa di risolverli aggredendo le istituzioni.

Quello che vedo con sufficiente chiarezza in Italia è di notevole gravità. Per bocca del suo Primo ministro, il centro-sinistra ha esagerato la portata della sua vittoria elettorale, mentre il centro-destra è ancora alla ricerca di un qualche, alquanto improbabile, sconvolgimento numerico. In una democrazia parlamentare anche le spallate, ovvero vittorie elettorali di tale rilevanza che producano le dimissioni del governo, sono strumento legittimo dell’azione di qualsiasi opposizione, ma debbono avere qualche giustificazione convincente. Il luogo del confronto fra governo e opposizione rimane il Parlamento dove, opportunamente e, mi auguro, efficacemente, vale a dire con il massimo di produzione di informazioni esaurienti, mercoledì si discuterà di quello che, in estrema sintesi, chiamerò il “caso Visco-Speciale”. Credo che il governo abbia fatto male a usare nei confronti del Gen. Speciale il metodo “promoveatur ut amoveatur” poiché se il Generale ha operato in maniera inadeguata dovrebbe essere semplicemente sollevato dai suoi compiti e mandato in pensione. Se no, doveva rimanere al suo posto, salvo che esistano comprovabili motivi di sostituzione. Correttamente, il vice-ministro Visco ha restituito la delega alle Finanze rimuovendo alibi dal dibattito in Senato.

In maniera assolutamente criticabile, poiché si presenta come una sfida all’autorità del governo, il Gen. Speciale ha preferito alzare il livello della scontro rifiutando la nomina alla Corte dei Conti (un pensionamento alquanto dorato). Invece di esercitare il massimo della sua capacità di informare l’elettorato attraverso il dibattito in Senato, convincendo anche altri Senatori dell’eventuale gravità del caso, il centro-destra sta probabilmente, non da oggi, strumentalizzando il Gen. Speciale che, consapevolmente, accetta questo “gioco”. Quello che il centro-destra non dovrebbe sicuramente fare è chiamare in causa, in maniera del tutto impropria, il Presidente della Repubblica, con l’obiettivo non troppo nascosto di “svelarne” una presunta propensione a favorire il centro-sinistra in quanto eletto da quella maggioranza parlamentare. Interpretando in maniera impeccabile la Costituzione e conoscendo perfettamente le modalità con le quali si dipanano i rapporti fra le istituzioni e si (ri-)equilibrano i poteri, il Presidente Napolitano sa difendersi da sé. Al tempo stesso, tutela la Costituzione da incursioni populiste e peroniste alle quali si è piegato Fini e non si è opposto neppure Casini. L’opposizione non è affatto priva di potere, politico e altro, e quindi non corre il rischio di logorarsi in tempi brevi, anche se qualcuno, per ragioni demografiche ha fretta. Tuttavia, almeno coloro che, ugualmente per ragioni demografiche, possono attendere una successione politica regolare e regolata, dovrebbero sentire il dovere di proteggere le istituzioni come sono, salvo denunciare il governo e la maggioranza del centro-sinistra per la sua lentezza nel proporne la riforma, a cominciare da quella elettorale e dei costi della politica. Se l’opposizione non dimostra nessuna saggezza istituzionale, sarebbe il caso che la maggioranza di centro-sinistra raddoppiasse i suoi sforzi e rilanciasse decisionalità, trasparenza, efficacia. Il Parlamento è la sede dalla quale si può riformare la politica.

Postato

Ti devo correggere quanto meno in merito al punto 3 (appena ho tempo li leggo tutti): all'atto della presentazione dei trasferimenti, Visco ha dato a Speciale "brevi manu" un foglietto con appuntati i nomi di 4 ufficiali presenti in lombardia che a suo avviso erano da sostituire.

Il generale, come da regolamento, ha iniziato la procedura presentando TUTTI nominativi della lista all'apposito organo collegiale: esito negativo in quanto non ne ricorrono i presupposti, quindi Speciale ha evidenziato la cosa PER ISCRITTO al viceministro con deleghe chiedendo contestualmente di specificare le motivazioni (come previsto) per dare il via libero all'atto amministrativo del trasferimento.

Missiva restata inevasa in quanto non c'era alcuna motivazione da mettere per iscritto.

A questo punto sarebbero cominciate le pressioni "verbali" (il tutto udito tramite tasto "vivavoce" da altri ufficiali) e quindi il resto lo si legge nei giornali...

 

In quanto a Napolitano ricordo a tutti che il Presidente della Repubblca secondo la nostra Costituzione è IL CAPO DELLE FORZE ARMATE, quindi potrei capire che si tirasse fuori per corpi paramilitari ad ordinamento civile (Polizia di Stato), ma anche qui troverei da ridire, ma per quanto riguarda corpi militari, quindi anche la G.d.F., ricadono sotto il suo comando.

Non vedo come possa affermare che non sia di sua competenza...

Postato

Scusate se vi rispondo in modo così diretto.....

CHE PALLE!!!!!!!!!!!!!!

L'unica cosa che sono in grado di dire quelli della CdL è quella di dimettersi al governo.... Fanno solo quello!!!!

Il Generale Speciale...... già da un anno è stato diffidato, se poi.... l'evasione fiscale non la si combatte anzi......

Ragazzi aprite gli occhi!

SVEGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Postato

tra prodi e berlusconi non saprei dire chi mi fa più

schifo... diciamo che sono sullo stesso piano del ribrezzo...

 

non li sopporto più quando appaiono in video riempiendoci

di chiacchiere inutili e sterili che servono soltanto a gettare

fumo tutto intorno.

 

come si può essere così stupidi da pensare che a berlusconi

a prodi a dalema ed agli altri politici stia a cuore il nostro benessere ????

 

l'unica cosa che preme a questi ladri è conservare i loro

privilegi da intoccabili !!! tutto il resto è aria fritta

Postato

Padoa-Schioppa, j’accuse su Speciale

"È stato sleale. Non ha subito né minacce, né pressioni. E Unipol non c’entra niente"

 

di Bianca Di Giovanni / Roma

 

J’ACCUSE Un comportamento "inqualificabile". "Gravi manchevolezze" sia nel rapporto con il potere politico sia nella gestione interna del corpo militare. Opacità, favoritismi, continua distorsione di regole, fino alla creazione di un apparato separato dal legitti-

mo potere esecutivo. Accuse pesanti come pietre quelle che Tommaso Padoa-Schioppa lancia nei confronti del generale Roberto Speciale nel suo intervento in Senato. Il ministro dell’Economia affonda la lama senza mai perdere la calma di fronte a un’Aula impazzita. Impazzita di parole in libertà, di lazzi, sberleffi, di capriole vertiginose su legittimità, incostituzionalità, opportunità. regolarità amministrativa, figure retoriche che si rincorrono per tutta la giornata. Un tale profluvio di accuse velenose al governo, che ormai il caso Visco-Guardia di Finanza non esiste più. Esiste solo un governo che "deve andare a casa". Padoa-Schioppa invece resta imperturbabile.

È rimasto inchiodato al banco del governo dalle 9,30 del mattino fino alla tarda serata, a limare il suo testo, a trascrivere sul partatile, ad ascoltare. "Il governo deve spiegare", "il governo deve chiarie", "dov’è il governo?" chiedono a raffica dai banchi dell’opposizione. Ma quando finalmente tocca a lui, tentano fino all’ultimo di non farlo parlare. Troppo pesanti le accuse (la verità?), o troppo semplice la fine della stroria: una replica e poi il voto. Per il centro-destra è troppo poco: bisogna alzare i toni, invelenire il clima, interrompere con boati, con poster raccapriccianti ("don Vincenzo Visco il padrino" di An o "Ridateci la democrazia" di FI). Quando Padoa-Schioppa si avvicina al microfono, già la prima sfida: qualcuno gli poggia davanti un cappello della Guardia di Finanza (come dire: tagliatore di teste). Poi i "guastatori" partono con un segnale stabilito. Il ministro ha appena iniziato che subito dai banchi di An un senatore urla: "Le motivazioni, vogliamo le motivazioni" (della destituzione di Speciale, ndr). Qui parte la bagarre, con urla e boati, che induce il presidente Franco Marini a chiedere una sospensione e un incontro con i capigruppo. È l’ultimo tentativo di far saltare il banco una volta per tutte, e rinviare il voto al giorno dopo. E magari a quello ancora successivo: una crisi continua, un’emergenza continua. Fino allo sfiancamento. È chiaro perché la destra non vuole chiudere questa partita.

Il duello del ministro riparte dopo qualche minuto con "mi dispiace dello spettacolo a cui i cittadini hanno dovuto assitere", e i boati ricominciano. "Chieda scusa", urla qualcuno. "Non c’è niente da ridere", aggiunge qualcun altro. "Vero, c’è poco da ridere", chiosa Padoa-Schioppa. Che finalmente imbastisce la sua requisitoria. Il ministro parte dalla legittimità della decisione presa dal consiglio dei ministri. "La nomina di un nuovo comandante della Guardia di Finanza e la contestuale revoca di quello in carica, sono espressione di un potere del tutto legittimo in mano del governo della Repubblica", dichiara. "Non ho dubbi né perplessità su fondatezza sostanziale e formale dei provvedimenti da me assunti e condivisi da governo", continua il titolare dell’Economia. Subito dopo il ministro passa al merito della questione Speciale. E qui parte una vera bordata. "La continua distorsione di regole e procedure ha portato il corpo dall’autonomia alla separatezza". Un potere separato da quello regolarmente eletto. "Tutta la vicenda - continua il ministro - è stata caratterizzata da assenza di comunicazione serena e cooperativa, da mancanza di trasparenza, prudenza e riservatezza, dal venir meno delle regole etiche e deontologiche". Il generale Speciale parla di minacce da parte del viceministro Visco? "Queste minacce - è la replica - non erano tali ecco perché il procuratore generale non le ha prese in considerazione nelle sue decisioni". Ancora: Visco avrebbe agito per ritorsioni sul caso Unipol? "Il preteso nesso con le indagini su Unipol manca da ogni riscontro - dichiara Padoa-Schioppa - Se esistono prove contrarie, si producano e le esaminerò senza pregiudizi". Dai banchi compaiono scritte "Visco santo subito". Ma cosa è accaduto davvero tra Visco e Speciale? Ecco la ricostruzione fornita. "Visco non ha mai imposto alcun provvedimento di trasferimento, viceversa, nell’esercizio dei legittimi poteri direttivi ha proposto di coinvolgere nei trasferimenti proposti dal generale Speciale anche la procura di milano e seguire la prassi consultando anche il consiglio superiore della guardia di finanza". Il ministro ricorda: "Il 26 giugno il generale proponeva nomine che coinvolgevano un vasto numero di sedi, ma non di Milano dove c’erano alti ufficiali con una permanenza più lunga della media, Visco, sentiti gli ufficiali più anziani del corpo- ricorda il ministro - faceva presente una duplice esigenza: rendere più armonico il piano di impiego inserendo anche la sede di Milano o facendo un ridimensionamento piano, e ristabilire l’armonia nel corpo coinvolgendo il consiglio superiore e le cariche più vicine al generale". Infine "risulta chiaro che il generale non ha mai riferito a Visco che il procuratore di Milano aveva auspicato la permanenza dei due colonnelli per la continuità delle inchieste in cui erano convolti".

 

Discorso Speciale

 

Marco Travaglio

 

Questo è il discorso che ieri Prodi non ha pronunciato al Senato

Gentili senatrici e senatori, abbiamo sbagliato. Ha sbagliato Visco a non spiegare subito, nel luglio scorso, perché voleva il cambio della guardia al vertice dele Fiamme Gialle milanesi. Come viceministro delegato ne aveva il potere (quando le stesse cose le faceva Tremonti non fiatava nessuno, anche perché all’opposizione c’eravamo noi, e dormivamo). Ma ha sbagliato il modo: se pensava che quegli ufficiali avessero fatto qualcosa di male, doveva dire cosa; se li riteneva colpevoli della fuga di notizie sulla telefonata Fassino-Consorte al Giornale, non aveva che da dirlo. Invece ha fatto tutto in via riservata, alimentando sospetti di conflitti d’interessi su Unipol e fidandosi del comandante Speciale, uno che basta guardarlo in faccia per capire che ti frega. L’errore di partenza ne ha prodotti altri a catena: sabato abbiamo cacciato Speciale, ma nemmeno stavolta abbiamo spiegato chi è e perché lo Stato non può fidarsi di lui. Solo oggi il ministro Padoa Schioppa analizzando vita e opere non edificanti del comandante licenziato ci ha fatto capire quel perché. Costui fa parte del giro del generale Pollari, che ha trasformato il Sismi in una palude di dossier illegali, veline fasulle e stecche a giornalisti compiacenti e, pare, addirittura di sequestri di persona. Ma anche su Pollari abbiamo sbagliato: scaduto al Sismi, l’abbiamo nominato giudice del Consiglio di Stato, lui che è imputato di sequestro di persona; l’abbiamo coperto col segreto di Stato, salvo poi fare retromarcia; e l’abbiamo pure nominato consulente di Palazzo Chigi anziché spedirlo a casa. Idem per Pio Pompa, pure lui coinvolto nei dossier e nel sequestro Abu Omar: l’abbiamo tolto dal Sismi e promosso dirigente del ministero della Difesa. Lo stesso errore abbiamo commesso con Speciale offrendogli un posto alla Corte dei Conti, come se questa fosse la discarica pubblica, anziché spedirlo a casa e spiegare al Paese perché non poteva più comandare la Guardia di Finanza, anche se piace molto a Fiorello. Ecco: in tutti i nostri errori s’è incuneato come lama incandescente nel burro il centrodestra. Che, diversamente da noi, sa come fare l’opposizione. Quando l’Unità e altri giornali amici denunciavano le porcate della Banda Berlusconi, infinitamente più gravi dei nostri recenti errori, noi li invitavamo a non "demonizzare". Quando i girotondi scendevano in piazza contro le leggi vergogna, li snobbavamo o li accusavamo di radicalismo e giustizialismo, alla ricerca di un fantomatico "dialogo col Cavaliere". Ora ce lo insegna lui come si fa l’opposizione: il suo Giornale racconta le nostre pagliuzze, la Cdl ne fa una battaglia politica, e noi che potremmo rispondere con le sue travi ce ne stiamo zitti. Se penso che Berlusconi solo un mese fa veniva applaudito al congressi Ds e Dl e addirittura invitato a entrare in Telecom, mi viene da piangere. Così lui oggi ci dà lezioni di morale, con i suoi Previti, i suoi Dell’Utri, i suoi 7 reati prescritti, i suoi fondi neri, il suo processo per evasione fiscale, i suoi condoni. E atteggiarsi a difensore della Gdf, lui che la definiva "associazione a delinquere". Ma ora basta. D’ora in poi ricorderemo chi sono Berlusconi e la sua banda. Comincio subito. Il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia fu condannato in Cassazione per corruzione della GdF. Credete che l’abbiano cacciato? Come scriverà domani Franco Bechis su Italia Oggi, è socio di Michela Vittoria Brambilla nella Vittoria Media Partners Srl, editrice del Giornale delle Libertà. Se l’on. Massimo Maria Berruti volesse, potrebbe raccontarci di quando, capitano delle Fiamme Gialle, condusse un’ispezione valutaria all’Edilnord e interrogò Berlusconi sulle sigle svizzere retrostanti le sue società. Era il 1979. Lui si spacciò per "un semplice consulente", mentre era il proprietario. Berruti bevve tutto, archiviò e si dimise dal corpo. E andò a lavorare in Fininvest. Nel ‘94 fu arrestato e poi condannato a 1 anno e 8 mesi per i depistaggi sulle tangenti alla Gdf, dunque è deputato di Forza Italia. Per ora basta così, il resto alla prossima puntata. Ora scusate, ma devo correre a cancellare le leggi vergogna, perché non resti traccia del berlusconismo.

Postato

tra prodi e berlusconi non saprei dire chi mi fa più

schifo... diciamo che sono sullo stesso piano del ribrezzo...

 

non li sopporto più quando appaiono in video riempiendoci

di chiacchiere inutili e sterili che servono soltanto a gettare

fumo tutto intorno.

 

come si può essere così stupidi da pensare che a berlusconi

a prodi a dalema ed agli altri politici stia a cuore il nostro benessere ????

 

l'unica cosa che preme a questi ladri è conservare i loro

privilegi da intoccabili !!! tutto il resto è aria fritta

Hai perfettamante ragione, ti appoggio in pieno ed è quello che penso anch'io da diverso tempo.

Che schifo, si parla di Fini come successore di Berlusconi. Cioè! A vederli non si saprebbe dire chi muore prima e poi vengono a dirci che Fini sarà il successore!

Ma finiamola! Ci vuole gente nuova! Ci vogliono 40enni!! Ma perchè le cose devono stare così!

Prodi lascia la politica a fine mandato! Chi sarà il successore? D'alema? Ma se già per me è vecchio Rutelli!

 

Alle prossime politiche non andrò a votare! Magari molti diranno anche così ma vorrei vedere chi ha il fegato di farlo! Ci sarà sempre l'amico a cui dare il voto e quindi automaticamente ecco che andrà anche al presidente...

 

povera italia...

Postato

dbev ma anzichè limitarti semplicemente a riportare

articoli presi altrove perchè nn argomenti con parole

tue sono sicuro che hai molto da dire.

 

Non mi voglio rodere il fegato spiegando cose a persone che non vogliono sentirle.

 

Poi, sono articoli molto precisi e, come sempre, cerco di essere obiettivo, con l'articolo di Travaglio capace di identificare chiaramente le manchevolezze, ovunque esse siano.

Postato

 

 

Non mi voglio rodere il fegato spiegando cose a persone che non vogliono sentirle.

 

Poi, sono articoli molto precisi e, come sempre, cerco di essere obiettivo, con l'articolo di Travaglio capace di identificare chiaramente le manchevolezze, ovunque esse siano.

 

se posso permettermi dò ragione a weightless. un copia incolla di un articolo altrui, lunghissimo peraltro, mi interessa molto ma molto meno di due semplici righe di un tuo pensiero, qualunque esso sia :D

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